Preghiera e miracoli.


Ma in questo quotidiano inferno cui si è condannato per espiare la sua colpa, condannandosi ai lavori forzati di "carriolaio" in eterno, qualcosa incomincia a succedere di imprevisto e im­prevedibile: misteriosamente, succede l'inspiegabile, neppure lui sa darsene una spiegazione logica, plausibile. Eppure qual­cosa succede ed è ormai evidente a tutti; e si viene a conoscere anche lontano, fuori dai limiti angusti del monastero, nel mondo, tra la gente distratta, nell'ambiente profano del nostro tempo.
I più infastiditi dell'incredibile constatazione sono gli stessi monaci: le preghiere dell'ex marinaio, omicida pentito e peni­tente, converso, riverito batjuška cercato dai rari pellegrini che giungono fin qui, funzionano, operano guarigioni, fanno mi­racoli! Come tutte le notizie incontrollate e incontrollabili,le chiacchiere, i pettegolezzi, racconti più o meno veri, il passaparola dilaga, anche in una società organizzata e controllata del socialismo reale… e una lunga fila, ormai, di persone che, prima timidamente, ora decisa e determinata ad aspettare giorni interi, pur di farsi ricevere ed ascoltare dal taumatur­go staretz, piantona la sua porta, stancandosi, congelandosi, assopendosi, protestando affettuosamente per le lungaggini del "santo"… Ma non se ne vanno. Aspettano, ognuno, la sua grazia per le preghiere del nostro iurodivi, che "Dorme!" lo scusa il finto discepolo del molto reverendo Padre; oppure, non ha tempo, o che compie gesti simbolici, molto chiari e significativi per l'interessato, che viene coperto di insulti, lavato di improperi che smascherano la sua ipocrisia, rivelando, così, il dono profetico e dioratico (conoscitore dei cuori e degli intimi pen­sieri dei suoi peni- tenti). Così, con la povera ragazza "costretta" ad abortire dall'ambiente sociale (perché "chi se la prende in moglie una ragazza con un bambino?!") e implora il perdono divino per l'infanticidio commesso, e a cui profetizza un futu­ro di mamma felice.

E come dire la scomoda verità alla povera vedova, sconsolata per aver perduto in guerra l'amato marito; e che lei ama ancora (e sogna) dopo molti anni: per lui vorrebbe far dire delle pre­ghiere, in suffragio della sua anima ( e perciò lei lascia al reverendo padre dei doni in natura; salvo, poi, non avere il coraggio di vendere la mucca e il maiale, per andare a trovare il marito che è ancora in vita ma sofferente, in Francia “un paese capitalista" - orrore!); “Ese ne andò via, triste" (Mt.19,23).

E alla brava mamma affettuosa, che porta il suo tesorino, che zoppica -nonostante varie operazioni e numerose visite- ed è co­stretto a portare le stampelle. Ma la preghiera elevata, con fervore, dai tre, davanti alla icona di Cristo, nella povera cella­caldaia: le lacrime di dolore di una mamma, i balbettii del bambino sofferente, la vergognosa implorazione del nostro monaco penitente, ottengono la sospirata grazia, il miracolo della gua­rigione. Commozione generale. "Allora, tante grazie e arriveder­ci!" saluta radiosa la mamma felice, affidabile operaia di una industria di Stato, cittadina esemplare, orgoglio nazionale, che non può mancare al lavoro… "Come potete andarvene via, così - ­esplode il batjuška con profetico sdegno - senza nemmeno ringra­ziare il Signore, in modo degno, come insegna la Santa Chiesa, ricevendo degnamente i santi Sacramenti, dedicandogli tutto il tempo necessario?! Che ingratitudine! Che egoismo! Che vergogna! Che schifo fate…”.