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La Crimea |
di Ljuda Korotkova (traduz. di Rossella Morini)
La penisola della Crimea si trova sul Mar Nero e appartiene ora allUcraina. Un ex dirigente dellunione sovietica negli anni 60 la donò alla repubblica ucraina, quando ancora faceva parte dellURSS e lunione sovietica era uno stato unico. Allepoca questo dono fu sostanzialmente simbolico. Ma in seguito alla disgregazione dellURSS la Crimea per i russi divenne estero.

La Crimea è un bocconcino appetitoso. Gli ucraini la considerano propria, perché ufficialmente fa parte del loro stato e i per i russi rimane comunque nellanimo, dal momento che già dal 18 secolo la possedevano. Limperatrice russa Ekaterina II la conquistò nel corso della guerra crimeo- turca. Per i tartari ora tornati in Crimea, dopo la loro deportazione dal posto effettuata da Stalin, è più comodo considerarla turca e nutrire la speranza di un ritorno musulmano. Tra tutti gli ex proprietari storici della Crimea forse solo gli italiani si rivelano del tutto indifferenti alla questione, non ricordando di quei tempi in cui i loro antenati commercianti possedettero a lungo terre in Crimea. Una tra le più pittoresche fortezze in riva al mare si è conservata fino ad oggi e porta fieramente il nome di fortezza genovese, in onore di quei commercianti italiani arrivati da Genova nel 14 secolo.
Non considerando le diverse opinioni sulla questione di chi abbia il diritto di possesso su questa terra, la vita della penisola scorre pacificamente e silenziosamente e qui vivono in armonia diverse nazionalità: russi, ucraini, greci, tartari, polacchi
Il viaggio ha inizio da Simferopol, antica città capitale della Crimea, snodo
ferroviario e sede dellaeroporto. Simferopol, cosi come tutta la Crimea, è
abitata prevalentemente da russi. La lingua parlata è il russo e solo le comunicazioni
ufficiali alla stazione o allaeroporto sono in ucraino. La grivna, valuta ucraina,
è chiamata dalla gente rublo secondo la vecchia usanza. Allinizio non riuscivo ad
rendermi conto di cosa si parlasse quando ad esempio sentivo dire che il biglietto
dellautobus fino a Sudak costa 10 rubli. In seguito ho imparato a moltiplicare la
cifra per sei ed ottenere così il prezzo reale in rubli russi. In Crimea sono molto
apprezzati i dollari e perfino dopo il secondo cambio ( dal momento che a Mosca i rubli
sono stati cambiati in dollari e poi i dollari in grivne ) cè un guadagno maggiore
che non se si fossero cambiati subito i rubli in grivne. Leuro, ancora poco
conosciuto, è invece un po temuto, anche se certamente è possibile cambiarlo ad
ogni angolo di strada senza problemi.
A Simferopol siamo stati subito circondati da tassisti che ci proponevano di
portarci dovunque volessimo. Ma noi abbiamo preferito attraversare la piazza principale
della stazione e arrivare così alla fermata
dellautobus. Non ci siamo lasciati persuadere dai tassisti che ci mettevano in
guardia da un lento e polveroso viaggio in autobus e, fermamente convinti della nostra
decisione,abbiamo invece acquistato i biglietti, risparmiando così una somma non
indifferente. Dopo 5 minuti lautobus è partito e senza nemmeno accorgercene siamo
arrivati al posto della nostra vacanza.
Sudak
In Crimea ci sono dei bellissimi posti di vacanza. Non lontano da Jalta è situata Livadia, dove prima della rivoluzione soggiornavano gli zar russi in vacanza. Appena più in là sulla riva cè Foros, il posto di villeggiatura preferito dai presidenti sovietici. Qui Gorbacev ha vissuto tragici momenti della sua esistenza e della vita del paese, legati alla caduta dellUnione Sovietica. Jalta è il posto di vacanza preferito dagli scrittori russi. Ma per questa volta noi abbiamo scelto Sudak

E' una simpatica cittadina sulla riva del mare. La città non esisteva fino a 50 anni fa; qui cera solo un piccolo centro abitato che negli ultimi anni si è notevolmente allargato. In città si trovano un piccolo mercato, una banca, qualche negozio, tra cui due librerie. E evidente che qui la gente legge letteratura. Subito allentrata colpiscono i nomi dei grandi: Petrarca, Shopenauer, Kafka A Sudak cè la posta, e un lungomare, che si stende su tutto il litorale, popolato da numerosi ristorantini, bar, caffè. Nella città non ci sono industrie e si vive di turismo.
Un vecchio autobus ci ha portati a Sudak a mezzogiorno. Alla fermata subito ci sono venute incontro alcune persone che ci proponevano un alloggio a partire da 2 dollari fino a 20 e più per una notte ( in Crimea i prezzi per il pernottamento vengono detti in dollari e questo accade dai tempi della perestrojka ). Unanziana donna ci mostrava le fotografie di una pittoresco cortile con una casa bianca confortevole dove noi avremmo potuto vivere, diceva, per 2,5 dollari ( troppo poco e per questo inverosimile ). Qualcuno cercava di allettarci con la vicinanza del mare, un altro ancora con i comfort Tutti quanti parlavano ad alta voce e letteralmente mi prendevano per le maniche. Ero ormai del tutto confusa da tale irruenza e stavo per andare a cercare un appartamento da sola, quando si avvicinò a me un giovane: tranquillamente, silenziosamente, senza insistenza ma in modo deciso mi disse che mi avrebbe portata dove avessi voluto e avrebbe cercato per me un appartamento al prezzo desiderato. Acconsentii.
Avevamo già girato per alcuni posti ma tutto era occupato Alla fine, su una collina che si elevava sopra la strada, vedemmo una targa: affittiamo un alloggio. E così insieme col giovane vi salimmo. Ci venne incontro una donna tra i 40 e i 45 anni, piuttosto simpatica, un po robusta ma leggera nei movimenti. Mi piacque il modo in cui, dopo un primo saluto mi disse:
- Mi chiamo Ljuda.
- Anche io, - replicai.
Si stabilì subito tra di noi un rapporto di fiducia. Tranquillamente ed educatamente
mi mostrò la camera, la cucina, il bagno. Tutto mi parve davvero carino ed accogliente. (
in seguito non mi è riuscito di capire da dove venisse questa prima impressione ). Prima
di recarmi in Crimea sognavo una casa privata con un grande giardino, un rigoglioso
platano su di un grande tavolo sotto il cielo aperto, grappoli duva che spenzolano
sui sentieri, arbusti di rose
Ma quando mi sono sistemata da questa donna, dopo aver
pagato anticipatamente ed aver disfatto i bagagli, dopo essermi riposata un po, ecco
che allimprovviso mi sono resa conto di trovarmi in una stanza piccola, angusta, in
una specie di annesso e con accanto una baracca in cui oltre alla donna cerano
alcuni capofamiglia, ognuno dei quali aveva 6 villeggianti. Questa baracca, una vecchia, triste costruzione, trascinava la sua
misera vita sulla vetta della collina, senza sognare ne rose ne grappoli duva. Gli
abitanti quotidianamente lottavano con i servizi urbani locali per la disponibilità di
acqua, elettricità e di altri beni della civilizzazione, senza i quali i villeggianti
avrebbero rinunciato a viverci.
Dopo qualche giorno di permanenza sul
monte Firejka già avevo cambiato idea sul motivo per il quale, influenzata dal fascino di
questa donna, che si era presentata come Ljuda, ma che tutti qui chiamavano semplicemente
Ljusa, mi trovassi qui. Chissà perché non avevo notato in un primo momento tutti quei
difetti, andandomene subito dopo aver capito dove ero finita. E sebbene in seguito abbia
cominciato a rimanere affascinata per gli abitanti della baracca, tuttavia ho continuato a
pensarci.
Una volta ho detto a Ljusa che in lei cè unenorme attrattiva ed una singolare capacità di comunicare con la gente. Il tono di voce sommesso, le maniere garbate, il saper essere presente proprio nel momento in cui necessita, mai di cattivo umore. Riusciva a svolgere varie mansioni, da cameriera ad amministratrice e perfino guardiana di questo suo piccolo hotel.
Ljusa
Non la si può certo definire una bellezza. Gli anni avevano lasciato su di lei parecchie tracce. Però aveva un certo charme e in taluni momenti, in presenza di una luce adeguata, quando non erano visibili quelle sottigliezze lasciate inesorabilmente dalleffetto del tempo, era stupenda. Una volta la vidi per caso di sera alla finestra che si stava preparando per andare a dormire. Aveva disciolto i suoi capelli bianchi ondulati. Le sue bellissime spalle nude erano illuminate da un fascio di luce lunare, gli occhi castani brillavano e cera in loro come una tristezza e profondità. Pensai che di sicuro questa donna doveva aver avuto non pochi corteggiatori.
Una sera,
comodamente seduta su di un piccolo sgabello e fumando una sigaretta cominciò a
raccontarmi di sé stessa. E ucraina. Dopo le scuole superiori ha cercato di entrare
alluniversità, era suo desiderio studiare le profondità delloceano, ma
riuscì ad essere ammessa semplicemente alla facoltà di pedagogia. Non volendo fare
qualcosa che non le piaceva, disse a casa che non aveva superato gli esami per
lammissione e così si recò da unamica a Murmansk, dove riuscì ad entrare
allaccademia militare di marina. Terminati gli studi accademici, prestò servizio in
qualità di ufficiale su una nave da guerra. Ha navigato così nei mari del nord, ha visto
il mondo, in navigazione per 9 mesi. Mi ha detto Ljusa di non essersi mai lamentata per un
solo attimo nella sua vita e che se dovesse ricominciare, ripeterebbe tutto daccapo.
Quando la figlia
era ormai grande abbandonò il mare. Si separò dal marito, il quale beveva. Iniziò ad
occuparsi di commercio. Alla mia domanda, che rapporti abbia con il racket, risponde con
un sorriso: i miei rapporti con il racket sono amichevoli, ho amici tra di loro e sono per
la maggior parte ex militari. Questa parte di baracca a Sudak lha comprata con
laiuto dei suoi partner daffari e adesso lestate si occupa di questo,
dellalbergo.
Le forze della natura
Pioggia per due giorni. Dalle colline poderosi torrenti. Viene erosa la ferrovia sotto Kerch. Viene portata via la tendopoli ai piedi della collina, non lontano dalla parte centrale del lungomare. Finiscono in mare documenti, oggetti, ma grazie a Dio niente vite umane perse.
Durante queste piogge avevano tolto la corrente elettrica in tutte le baracche della collina. La sera tornavamo a casa nella completa oscurità e così portavamo con noi fiammiferi e torce. Per qualche giorno gli abitanti hanno lottato per avere di nuovo luce ed energia elettrica. Senza successo chiamavano uffici, che risultavano chissà perché sempre occupati, presentavano petizioni, si arrabbiavano al telefono con qualche dirigente, si rivolgevano al deputato della Duma cittadina con preghiere, paventando la minaccia di incendi.. In effetti il pericolo di un incendio in quelle fatiscenti baracche era alto. I villeggianti insieme con i proprietari si affliggevano a motivo di questi guai e pazientemente sopportavano tutto quanto, non interrompendo per questo la vacanza e cercando di divertirsi, ognuno come poteva.
Dopo queste piogge cominciai a chiamare la nostra vacanza con una parola alla moda, estrema, e ancora più tardi aggiunsi eccezionalmente estrema. Cera ancora un preavviso di tempesta che fortunatamente non si avverò. I mezzi dinformazione spaventavano con un terremoto, per non parlare dei fulmini notturni, che di continuo squarciavano il cielo di Sudak. E tutto questo noi lo sperimentavamo trovandoci in una vecchia e fatiscente baracca senza parafulmine e elettricità, sulla sommità della collina, esposta a tutti i venti.
