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Mosca, 2 dicembre 2006: appunti di una serata insolita |
Ieri sera andando in giro per Mosca mi è capitato di
essere centrato in pieno da una sacchettata
d’acqua fredda.
Invitati da amici artisti io, Alionka ed Andrey
Giovanni eravamo alla via Sadovaja in visita al museo Bulgakov per assistere ad
una alquanto strana esibizione.
Per chi non lo sa, al numero 10 esiste davvero il
palazzo col famoso appartamento nr.51 al quarto piano dove Bulgakov ha fatto
soggiornare Woland e la sua congrega durante la loro breve permanenza nella
Mosca degli anni venti. Quando ancora il romanzo “il Maestro e Margarita”
circolava clandestinamente sotto forma di fogli fotocopiati, il posto era un
luogo di pellegrinaggio di tanti moscoviti che vi si recavano chi per lasciare
un biglietto, chi per bivaccare e sognare, chi per imbrattare le pareti.
Fino a poco tempo fa tra morchia e nerofumo si
notavano graffiti e disegni murali di una certa qualità inspirati ai
protagonisti dell’opera di Bulgakov realizzati da allora artisti sconosciuti.
Purtroppo queste espressioni sono andate perdute a causa di una recente
ristrutturazione. Qualcuno però ha cercato di recuperare la memoria del tempo
passato, così oggi si può girare fra le stanze della casa museo al piano terra
e subire il fascino della famosa opera letteraria in un’atmosfera particolare non tanto per le suppellettili e l’arredamento
dei locali, ma per i personaggi,
stanziali ed avventizi, che vi gravitano intorno.
Lo spettacolo organizzato ieri è iniziato nei locali
del museo fra odori sulfurei in un crescendo quasi asfissiante per continuare e
concludersi in cortile con scintille, esalazioni di petrolio e lingue di fuoco.
Contornati da scene simboliche si poteva dialogare con Woland,
Azazello, Koroviev, Behemoth ed altri poi impegnati in diaboliche danze
accompagnati da un frastuono abilmente ritmato ed intenso.
All’acme, quando la nostra attenzione era massima,
sono arrivati inaspettati tanti goccioloni d’acqua proprio su di noi tutti
intenti ad osservare la congrega scatenata in movimenti sincopati attorno ad una
sorta di carro in ferro arruginito che cominciava ad emettere lunghe fiammate.
Dando per scontato che fosse solo acqua pulita, ho
pensato a questa doccia come parte dello spettacolo, ma poi, dopo qualche
minuto, ne è arrivata un’altra ed alla fine un’altra ancora con un
supplemento di un sacchetto di plastica del supermarket ben gonfio. Mi ha preso
in pieno. Certo in primis ho avuto un po di fastidio, mi è sembrata una
esagerazione di regia perché ben ricordavo che nel romanzo non risultano scene
con gavettoni. Avevo in braccio Andrey Giovanni di mesi 13, anche lui perplesso e fortunatamente bagnato solo in una manica. Poi ho
visto tanti guardare in alto verso una finestra ed indicare il colpevole
nell’inquilino del quarto piano, forse infastidito dall’orgia o perché
escluso dal rito.
Allora la mia stizza iniziale si è mutata in
repentina e divertita curiosità inducendomi ad indagare meglio sull’accaduto
e sull’idromaniaco individuo. Ma le notizie raccolte, in parte contradittorie
e comprese vagamente a causa della mia limitata dimestichezza con la lingua
russa, hanno avuto solo il merito di alimentare il mistero ed ingenerare
ulteriore curiosità.
Il mio cappotto inzuppato e l’energica protesta di
Andrey mi hanno richiamato alla realtà facendomi guadagnare anzi tempo la via
di casa, così non mi è stato possibile continuare l’indagine.
Il mistero tutt’oggi rimane, come è misterioso il
luogo, come sono misteriosi quelli
che vi abitano.
Però di fatti misteriosi ne avvengono tanti a Mosca,
chi si intriga col mistero traendone godimento, bene….. non ha da annoiarsi.
Post scriptum:
se qualcuno
si ricorda che fine hanno fatto tutti quelli che si sono trovati davanti
Woland & Company, bisogna riconoscere che mi è andata proprio bene:
solo una secchiata d’acqua fredda mentre a Mosca mai è stato così caldo in
dicembre.