Mosca, 2 dicembre 2006: appunti di una serata insolita

di Roberto Moschella.

Ieri sera andando in giro per Mosca mi è capitato di essere centrato in pieno da una sacchettata d’acqua fredda.

Invitati da amici artisti io, Alionka ed Andrey Giovanni eravamo alla via Sadovaja in visita al museo Bulgakov per assistere ad una alquanto strana esibizione.

Per chi non lo sa, al numero 10 esiste davvero il palazzo col famoso appartamento nr.51 al quarto piano dove Bulgakov ha fatto soggiornare Woland e la sua congrega durante la loro breve permanenza nella Mosca degli anni venti. Quando ancora il romanzo “il Maestro e Margarita” circolava clandestinamente sotto forma di fogli fotocopiati, il posto era un luogo di pellegrinaggio di tanti moscoviti che vi si recavano chi per lasciare un biglietto, chi per bivaccare e sognare, chi per imbrattare le pareti.

Fino a poco tempo fa tra morchia e nerofumo si notavano graffiti e disegni murali di una certa qualità inspirati ai protagonisti dell’opera di Bulgakov realizzati da allora artisti sconosciuti. Purtroppo queste espressioni sono andate perdute a causa di una recente ristrutturazione. Qualcuno però ha cercato di recuperare la memoria del tempo passato, così oggi si può girare fra le stanze della casa museo al piano terra e subire il fascino della famosa opera letteraria in un’atmosfera  particolare non tanto per le suppellettili e l’arredamento dei locali,  ma per i personaggi, stanziali ed avventizi, che vi gravitano intorno.

Lo spettacolo organizzato ieri è iniziato nei locali del museo fra odori sulfurei in un crescendo quasi asfissiante per continuare e concludersi in cortile con scintille, esalazioni di petrolio e lingue di fuoco. Contornati da scene simboliche si poteva dialogare con Woland, Azazello, Koroviev, Behemoth ed altri poi impegnati in diaboliche danze accompagnati da un frastuono abilmente ritmato ed intenso.

A. Surovtsev - Michail BulgakovAll’acme, quando la nostra attenzione era massima, sono arrivati inaspettati tanti goccioloni d’acqua proprio su di noi tutti intenti ad osservare la congrega scatenata in movimenti sincopati attorno ad una sorta di carro in ferro arruginito che cominciava ad emettere lunghe fiammate.

Dando per scontato che fosse solo acqua pulita, ho pensato a questa doccia come parte dello spettacolo, ma poi, dopo qualche minuto, ne è arrivata un’altra ed alla fine un’altra ancora con un supplemento di un sacchetto di plastica del supermarket ben gonfio. Mi ha preso in pieno. Certo in primis ho avuto un po di fastidio, mi è sembrata una esagerazione di regia perché ben ricordavo che nel romanzo non risultano scene con gavettoni. Avevo in braccio Andrey Giovanni di mesi 13, anche lui  perplesso e fortunatamente bagnato solo in una manica. Poi ho visto tanti guardare in alto verso una finestra ed indicare il colpevole nell’inquilino del quarto piano, forse infastidito dall’orgia o perché escluso dal rito.

Allora la mia stizza iniziale si è mutata in repentina e divertita curiosità inducendomi ad indagare meglio sull’accaduto e sull’idromaniaco individuo. Ma le notizie raccolte, in parte contradittorie e comprese vagamente a causa della mia limitata dimestichezza con la lingua russa, hanno avuto solo il merito di alimentare il mistero ed ingenerare ulteriore curiosità.

Il mio cappotto inzuppato e l’energica protesta di Andrey mi hanno richiamato alla realtà facendomi guadagnare anzi tempo la via di casa, così non mi è stato possibile continuare l’indagine.

Il mistero tutt’oggi rimane, come è misterioso il luogo, come sono misteriosi  quelli che vi abitano.

Però di fatti misteriosi ne avvengono tanti a Mosca, chi si intriga col mistero traendone godimento, bene….. non ha da annoiarsi.

 

Post scriptum:

se qualcuno si ricorda che fine hanno fatto tutti quelli che si sono trovati davanti  Woland & Company, bisogna riconoscere che mi è andata proprio bene: solo una secchiata d’acqua fredda mentre a Mosca mai è stato così caldo in dicembre.

 

 

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