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La nota - Archivio

Non toccate Anna

Anna è della Russia, appartiene alla Russia ed è un patrimonio della Russia. Ad un anno dalla morte si moltiplicano anche in Italia le iniziative per ricordare Anna Politkovskaja, assassinata il 7 ottobre del 2006 a Mosca. Tutti si affrettano a rendere omaggio al coraggio di una donna madre e giornalista. Convegni, targhe, spettacoli teatrali la ricorderanno a Roma e Milano. C’è perfino un appello che circola su internet da sottoscrivere ed inviare alle autorità russe: che sia fatta giustizia.

Anch’io, anche noi del nostro piccolo sito chiediamo che sia fatta piena giustizia, così come la chiedono i colleghi del suo giornale la “Novaja Gazeta” e lo stesso Gorbaciov che di quel giornale è comproprietario. Questi ultimi hanno pubblicato un libro “Za cto” (“Per cosa”) per ricordarla. La nota compagnia televisiva “Soverscenno sekretno” (“Top secret”) ha vinto uno dei premi annuali della televisione russa proprio con “L’ultima intervista” ad Anna. Nel suo paese tuttavia Anna non aveva la popolarità che aveva in occidente, ma sicuramente dopo la sua morte tutti i russi l’hanno conosciuta: tutti i giornali e le tv del paese ne hanno parlato per giorni.

Anna è diventata, suo malgrado, l’emblema della libertà di stampa. Che è un diritto universale che anche in Russia non è rispettato. Fin qui la cronaca. Altro è quello con cui ci hanno bombardato i nostri media per mesi: “Anna è stata uccisa dal Cremlino” – ci è stato ripetuto senza sosta. Certo un’ipotesi plausibile, ma almeno quanto quella che sia stata uccisa per essere usata contro il Cremlino. Ora molti di quelli che hanno partecipato all’omicidio sono in carcere, ma non i mandanti. Giustizia è stata fatta, ma a metà. E da noi in occidente si insiste nell’affermare senza ombra di dubbio che i mandanti vanno cercati in Russia. Non a Londra, come invece fanno capire le autorità russe alludendo al magnate Boris Berezovskij. Due posizioni contrapposte. Due dogmi di fede che aspettano di essere supportati da qualche prova.

Per favore lasciate in pace Anna che è morta per tutti noi, per la nostra libertà. Non strumentalizziamola. Prendiamola a modello di professionalità ed etica civile. Come ne abbiamo bisogno tutti! In occidente e in oriente, nel nord e nel sud del mondo. Se fossi un russo e mi trovassi in Russia firmerei qualsiasi appello perché sia fatta giustizia. Da italiano firmerei ed ho firmato qualsiasi appello perché fosse fatta giustizia almeno su una delle nostre cosiddette “stragi di stato”. Sono italiano e amo la Russia. Ecco perché non ho firmato e non aderisco ad iniziative che vogliono usare Anna contro la Russia.

5 ottobre 2007

Giuseppe Iannello

Links:
La Politkovskaja e i mass media (23.10.2006)
Muro di gomma , dal sito "Peace reporter" (12/10/2007)

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