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La nota - Archivio La
Politkovskaja e i massa media Stuprati dall’informazione.
L’espressione non è nostra: è di Sergej
Stepanovic Tchakhotine, già responsabile della propaganda del
Fronte di Bronzo (Eiserne Front),
la grande organizzazione antihitleriana messa su nel 1932 dal partito
socialdemocratico tedesco. Tchakhotine fu un esperto ante
litteram dei meccanismi
della comunicazione di massa e con quel “stuprati” indicava la
violenza profonda, lacerante, invalidante, di cui è capace la
propaganda politica. Si riferiva in particolar modo agli strumenti usati
da Mussolini e Hitler, ma avvertiva che era un’arma a disposizione di
chiunque, anche delle cosiddette democrazie. Oggi, senza dubitarne neanche
un secondo, possiamo affermare che tutta l’informazione sui paesi non
“occidentali”, non “allineati” è volutamente deviata e omissiva.
E la Russia rientra a pieno titolo tra i paesi inclusi nella lista nera
dei paesi da dipingere con le “giuste” tinte. Perché? Perché è un
paese militarmente ed economicamente pericoloso: troppo diverso, troppo
grande, troppo ricco di risorse naturali. Conclusasi l’era sovietica,
non è riuscita l’opera di terzomondializzazione, di farne cioè un
deposito a buon mercato di materie prime, una colonia in stile
sudamericano. Si è dovuto per forze di cose sostituire Eltsin e col suo
delfino, Putin, le cose non sono andate come previsto. Il “caso” Politkovskaja è
solo l’ultimo esempio di stupro mediatico subito dal pubblico
occidentale: sdegno, orrore per un crimine spiegabile solo nello
scenario della Russia autoritaria di Putin - ci hanno martellato i media. Un crimine commissionato
dall’alto. Il messaggio sublimato o la menzogna-stupro, per dirla alla
Tchakhotine, da far passare era: da noi, nel libero occidente, tutto ciò
è impensabile; la Russia pertanto è un paese da condannare. Perfino
qualcuno tra i siti di controinformazione più accorti si è lasciato
abbindolare. La violenza è stata tale da provocare un’improvvisa e
totale perdita della memoria: possibile che si siano tutti dimenticati
dei nostri giornalisti uccisi - prendiamo a titolo esemplificativo
l’Italia - e di tutte le
“stragi stato” di cui è costellata la nostra recente storia
repubblicana (in 60 anni solo un condannato e per auto-ammissione)? E’ stato fatto notare
che la Politkovskaja è il 13° giornalista ucciso in Russia sotto la
presidenza Putin. Peccato che non si sia fatto caso al particolare che
il primato di Putin rimane ben al di sotto di quello dei 40 omicidi di
giornalisti avvenuti sotto Eltsin, il presidente “democratico”
sostenuto dall’occidente e primo responsabile della guerra in Cecenia.
Ma si sa, esistono le guerre giuste e quelle sbagliate. Dipende solo da
chi le fa. Povera Cecenia. Poveri noi. Per approfondimenti sul delicato tema consigliamo la lettura dei seguenti articoli pubblicati sulla rivista telematica "Megachip": La cena delle beffe, di Giulietto Chiesa Il conflitto russo-georgiano, di Mark Bernardini |