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La nota 

Elezioni

Pilastro dello stato moderno e di qualunque stato che si definisce democratico. Sulla verifica della loro regolarità si gioca lo stato di salute di una nazione. E siccome non si può essere arbitri di se stessi, ecco il ruolo degli osservatori internazionali. Quelle presidenziali appena svoltesi in Russia hanno sostanzialmente passato l’esame di quest’ultimi, ma non quello della stampa internazionale occidentale che le ha liquidate come antidemocratiche.
Tra gli aggettivi e le espressioni che hanno attratto la nostra attenzione, eccone due: “gattopardesche” e “democrazia di facciata”. Il primo stando ad indicare un cambio al vertice (Medvedev per Putin) per non cambiare niente, la seconda espressione per sottolineare la mancanza di sostanza democratica negli organismi di rappresentanza dello stato russo.
Pensandoci soltanto un po’, ci siamo resi conto che entrambe erano quanto mai infelici, comunque la si pensi sulla Russia : Medvedev è stato presentato e votato non certo per cambiare, anzi! Si è detto a chiare lettere ai russi se non vuoi cambiare vota Medvedev e tutto andrà nella direzione fin qui seguita. Insomma un moderno Tommasi di Lampedusa molto difficilmente potrebbe costruirci sopra un nuovo “Gattopardo”.
Andiamo alla “democrazia di facciata”. Qui ci giunge in soccorso la contemporanea corsa alla presidenziali di oltreoceano, la sfida all’ultimo voto tra la Clinton e Obama. Un giornalista della Rai, ha fatto rilevare l’enorme spazio mediatico concessogli anche in Italia, che ha come conseguenza quella di trascinare lo spettatore nello “scontro” democratico, di convincerlo di stare assistendo ad una gara in cui gli americani potranno col loro voto decidere delle sorti del proprio paese.
Supponiamo, pur vivendo in Italia, di avere il passaporto americano e di poter votare (come il nostro ministro Melandri!); supponiamo ancora di essere di quelli che la vogliono piantare con le guerre di Bush: chi voteremmo? Ma sicuramente Obama che ci tiene a sottolineare la sua differenza con la Clinton: lui la guerra in Iraq non la vuole e basta, è stata una guerra sbagliata. Comunque per scrupolo, prima di mettere la nostra scheda nell’urna, andiamo a dare una sbirciata alla lista dei suoi consiglieri in politica estera. Cavolo ci deve essere uno sbaglio! Dennis Ross, Richard Clark, Susan Rice: ma sono tutti provati interventisti liberal. E c’è anche Zbignew Brzezinski, quello che da decenni sogna, progetta ed opera per il disfacimento della Russia (sovietica, gorbacioviana o putiniana che sia). Obama l’ha ingaggiato insieme al figlio Mark, che ha seguito le orme del padre distinguendosi come uno dei principali ideatori della rivoluzione arancione in Ucraina.
Allora viene da chiederci: è tutta una messa in scena, non cambierà niente? No, cambierà la faccia, la “facciata” appunto. In Russia invece la facciata rimarrà la stessa, anzi sarà bifronte. Chissà se gli americani non vorranno copiare e si decidano a mandare alla Casa Bianca tutti e due: Hillary e Obama; così mentre la donna matura parlerà col giovane Medvedev, l’afro-americano terrà a bada Putin.



6 marzo 2008

Giuseppe Iannello


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