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"Cristo e la Mafia dei Rus"
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Chi
si avvicina da profano alla storia della Russia, resterà perplesso davanti alla
pochezza delle informazioni su cosa fosse quell’immensa distesa di terra
prima della comparsa del granducato di Moscovia, formatosi nel corso del XIII
secolo. La storiografia occidentale non ha mai dato grande importanza ad una
regione che ebbe, nel corso del primo millennio, un ruolo marginale nello
scacchiere euro-asiatico, ritenendo di norma sufficiente un breve accenno al
principato di Novgorod e alla Rus’ di Kiev, uniche entità politiche certe
dell’epoca, e al dominio su di esse di una dinastia, quella dei Rjurikidi, di
origine normanna.
Chi
volesse saperne di più, seppur nei limiti delle frammentarie informazioni che oggettivamente
sono giunte fino a noi, apprezzerà quindi certamente il grande lavoro di
ricerca e di analisi compiuto nell’ambito della storia del medioevo russo da
Aldo C. Marturano, concretizzatosi in una serie di saggi di grande
interesse e valore divulgativo, senza dimenticarne il contributo al sito web “Mondi medievali”, di cui cura la sezione dedicata, appunto, alla Russia.
Un’attenzione
particolare vogliamo dedicare in questa sede al libro, uscito poco più di un
anno fa per le edizioni “Atena”, dal curioso titolo “Cristo e la mafia dei
Rus’”. Sia chiaro che non è
facile districarsi senza un minimo d’impegno fra variaghi, slaveni, balti,
krivici, cazari, peceneghi e tutte quelle altre popolazioni che si dividevano più
o meno pacificamente la vastissima pianura al di là dei Carpazi e del fiume Bug,
ma lo sforzo è ripagato da un quadro abbastanza chiaro di quali possano essere
le “vere” origini dei russi di oggi.
Marturano
prova a dare in questo libro una risposta a diverse domande: come e da chi
venivano governate Novgorod e la Rus’ di Kiev, e si può parlare di essi come
dei primi Stati russi? Il nome rus’ cosa precisamente indicava? Identificava un
popolo, la sua lingua, l’insieme di popolazioni barbare che vivevano fuori dei
confini dell’Impero Romano, i pirati che provenivano dalle regioni scandinave?
Come si arrivò alla conversione al cristianesimo della Rus’ di Kiev? Fino a
che punto sono attendibili le fonti scritte giunte sino ai nostri giorni, in
particolare quella principale: le Cronache del Tempo Passato (Povest'
Vrjemennykh Ljet), e come possiamo
cercare di verificarne fatti e date? Molta carne al fuoco, dunque, e le
risposte, che non vogliamo anticipare per non togliere al lettore il piacere
della scoperta, raccontano di fatti per certi versi sorprendenti e di personaggi
poco conosciuti, fra i quali spicca Vladimiro, protagonista della “scelta”
di campo in favore della fede cristiano-bizantina che segnerà il futuro della
Russia e della sua gente. Di grande suggestione è anche la teoria che Maturano
adotta nell’investigare il tipo di potere che i pirati variaghi, provenienti
dal nord, imposero alle popolazioni slave sottomesse, definito di tipo mafioso:
una gestione da “padrini” più che da padroni, ma che permise loro,
nonostante fossero numericamente pochi in un territorio così vasto, d’imporre
un lungo predominio al modico prezzo di un lento processo di “slavizzazione”.
I fatti narrati in “Cristo e la mafia dei Rus’”, purtroppo per il lettore, coprono solo un arco temporale di alcuni secoli e si fermano al 1019, anno in cui Jaroslav, figlio maggiore di Vladimiro il Santo, prese possesso del trono paterno dopo un lungo e sanguinoso scontro fratricida… Ma la storia non finisce qui, di certo riserverebbe ancora moltissime sorprese: e alllora, aspettiamone il prosieguo in libreria!
M. Brignone