"Cristo e la Mafia dei Rus"
di Aldo C. Marturano.

Edizioni Atena, pagg.298, euro 19.

Chi si avvicina da profano alla storia della Russia, resterà perplesso davanti alla pochezza delle informazioni su cosa fosse quell’immensa distesa di terra prima della comparsa del granducato di Moscovia, formatosi nel corso del XIII secolo. La storiografia occidentale non ha mai dato grande importanza ad una regione che ebbe, nel corso del primo millennio, un ruolo marginale nello scacchiere euro-asiatico, ritenendo di norma sufficiente un breve accenno al principato di Novgorod e alla Rus’ di Kiev, uniche entità politiche certe dell’epoca, e al dominio su di esse di una dinastia, quella dei Rjurikidi, di origine normanna.

Chi volesse saperne di più, seppur nei limiti delle frammentarie informazioni che oggettivamente sono giunte fino a noi, apprezzerà quindi certamente il grande lavoro di ricerca e di analisi compiuto nell’ambito della storia del medioevo russo da Aldo C. Marturano, concretizzatosi in una serie di saggi di grande interesse e valore divulgativo, senza dimenticarne il contributo al sito web “Mondi medievali”, di cui cura la sezione dedicata, appunto, alla Russia.

Un’attenzione particolare vogliamo dedicare in questa sede al libro, uscito poco più di un anno fa per le edizioni “Atena”, dal curioso titolo “Cristo e la mafia dei Rus’”.  Sia chiaro che non è facile districarsi senza un minimo d’impegno fra variaghi, slaveni, balti, krivici, cazari, peceneghi e tutte quelle altre popolazioni che si dividevano più o meno pacificamente la vastissima pianura al di là dei Carpazi e del fiume Bug, ma lo sforzo è ripagato da un quadro abbastanza chiaro di quali possano essere le “vere” origini dei russi di oggi.

Marturano prova a dare in questo libro una risposta a diverse domande: come e da chi venivano governate Novgorod e la Rus’ di Kiev, e si può parlare di essi come dei primi Stati russi? Il nome rus’ cosa precisamente indicava? Identificava un popolo, la sua lingua, l’insieme di popolazioni barbare che vivevano fuori dei confini dell’Impero Romano, i pirati che provenivano dalle regioni scandinave? Come si arrivò alla conversione al cristianesimo della Rus’ di Kiev? Fino a che punto sono attendibili le fonti scritte giunte sino ai nostri giorni, in particolare quella principale: le Cronache del Tempo Passato (Povest' Vrjemennykh Ljet), e come possiamo cercare di verificarne fatti e date? Molta carne al fuoco, dunque, e le risposte, che non vogliamo anticipare per non togliere al lettore il piacere della scoperta, raccontano di fatti per certi versi sorprendenti e di personaggi poco conosciuti, fra i quali spicca Vladimiro, protagonista della “scelta” di campo in favore della fede cristiano-bizantina che segnerà il futuro della Russia e della sua gente. Di grande suggestione è anche la teoria che Maturano adotta nell’investigare il tipo di potere che i pirati variaghi, provenienti dal nord, imposero alle popolazioni slave sottomesse, definito di tipo mafioso: una gestione da “padrini” più che da padroni, ma che permise loro, nonostante fossero numericamente pochi in un territorio così vasto, d’imporre un lungo predominio al modico prezzo di un lento processo di “slavizzazione”.

I fatti narrati in “Cristo e la mafia dei Rus’”, purtroppo per il lettore, coprono solo un arco temporale di alcuni secoli e si fermano al 1019, anno in cui Jaroslav, figlio maggiore di Vladimiro il Santo, prese possesso del trono paterno dopo un lungo e sanguinoso scontro fratricida… Ma la storia non finisce qui, di certo riserverebbe ancora moltissime sorprese: e alllora, aspettiamone il prosieguo in libreria!

M. Brignone

 

 

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