Aveva destato scalpore, nei mesi scorsi, l'iniziativa della Procura della Regione di Samara di bloccare il film "Russia 88" del regista Pavel Bardin, in attesa di un giudizio di quel tribunale su un presunto reato di apologia dell'odio etnico e razziale.

La notizia aveva fatto il giro del mondo, in quanto si tratta di un'opera che affronta in modo forte un tema delicato, i movimenti "neo-nazisti" russi e la loro pericolosità sociale (121 morti nel corso del 2008, 20 mila adepti nella sola città di Mosca), ma anche perché la pellicola, che pure aveva partecipato all'ultima Berlinale ottenendo il premio di miglior film nella sezione "Panorama", è stata sin dall'inizio osteggiata in patria: rifiutata dalle sale cinematografiche e dalle tv, è rimasta quasi esclusivamente confinata al circuito dei DVD,  mentre i giudici di un importante festival nazionale avevano subìto forti pressioni, ovviamente informali, per impedirne l'affermazione.

"Russia 88" racconta la storia di Sasha Shtik, leader di uno dei gruppi nazionalsocialisti di Mosca, interpretato dall'attore Petr Fedorov, un personaggio a suo modo tragico che  nasconde, dietro a un'orgia  di violenza, drammi familiari, mancanza di valori, totale assenza di prospettive.

Secondo gran parte della critica russa, quello di Bardin è il primo autentico, profondo tentativo di mostrare al mondo il "socialismo nazionale russo", e l'iniziativa dei giudici ha subito sollevato un vespaio di polemiche e un acceso dibattito su fascismo e antifascismo. La sua eventuale condanna, infatti, avrebbe comportato non solo il ritiro generalizzato da tutte le sale del Paese, ma addirittura la distruzione di tutto il materiale concernente il film, questo a causa del suo "estremismo". Secondo la Procura, infatti, in esso vengono espresse delle affermazioni - e compiute azioni - che incitano all'odio etnico, mentre, d'altro canto, nella finzione scenica questi gruppi sembrano godere di protezione da parte delle forze dell'ordine: purtroppo, la fiction si avvicina pericolosamente ad alcuni episodi di cronaca del recente passato e quest'aspetto certamente non ha contribuito a rendere più gradita alla Procura l'opera di Bardin.

Lo scorso 14 gennaio, però, il Procuratore Generale ha  finalmente deciso di ritirare la denuncia su scala nazionale, visto che anche altri tribunali erano stati coinvolti con richieste simili (e risultati diversi) da anonimi spettatori. Non è ancora chiaro se a prevalere sia stato il buon senso  o solo delle ragioni pratiche, in quanto la Procuratura ha avocato a sé tutto il materiale riguardante le accuse mosse nei confronti di "Russia 88" per un'ulteriore analisi della situazione.

Naturalmente sorpreso dalle accuse il regista Bardin, secondo il quale il suo film è dichiaratamente antifascista e le dichiarazioni di odio etnico da parte degli skinheads servono a mostrare il fenomeno nelle sue reali dimensioni ed effetti allo scopo di contrastarne l'avanzata. A questa conclusione, d'altronde, era arrivato anche il prof. Machmudov, l'esperto a cui i giudici avevano richiesto una expertise.

Il ritiro dell'accusa ha comunque avuto un effetto immediato: il prossimo 26 febbraio "Russia 88" avrà la sua "prima" ufficiale alla Casa del Cinema di Mosca. Secondo i legali della casa di distribuzione, infatti, l'accusa ritirata non potrà essere più presentata con la stessa motivazione dalla Procura Generale.

 

 

 

 

 

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