di Barbara Abbottoni, 2004,  Bologna, Edizioni Martina.

Il 21 gennaio 1889, a Turya, un piccolo villaggio della Russia settentrionale abitato dai komi (popolazione di origine ugro-finnica e di religione ortodossa), inizia la storia di uno dei sociologi più brillanti dell'inizio del secolo scorso: Pitirim Aleksandrovich Sorokin.
E' fuorviante definire Sorokin solamente un "sociologo", poiché si può piuttosto parlare di un intellettuale a trecentosessanta gradi: Egli, infatti, si interessò di problemi sociologici ma anche di questioni teologiche e morali, di letteratura, di arte e di questioni politiche, militando nelle file del partito social-rivoluzionario russo. L'aspetto più interessante tuttavia, risiede nel fatto che Egli si sforzò sempre di integrare questi diversi aspetti della vita e di unificarli in una visione integrale del mondo.
Dalla sua autobiografia intitolata A Long Journey; The Autobiography of P. A. Sorokin, pubblicata nel 1963, cinque anni prima che l'Autore morisse, si deduce il ritratto di una persona libera, dotata di grande forza fisica e mentale e contraddistinta soprattutto da un coraggio immortale nell'accettare le conseguenze delle proprie azioni.
Allorché per la prima volta mi apprestai allo studio della concezione sociologica di Pitirim Sorokin, pur non avendo ancora innanzi a me un quadro esaustivo delle sue esperienze di vita e del suo sistema sociologico integrale, ebbi subito percezione della forza e della complessità del suo pensiero, incessantemente orientato al tentativo di conciliare l'inconciliabile, di trovare un senso unitario anche di fronte alle contraddizioni che caratterizzano l'uomo, il mondo e lo svolgersi degli eventi nella storia. (1) Nel corso del tempo, grazie alle letture consigliatemi dal Professor Giuseppe Guarnieri, ebbi occasione di approfondire il pensiero dei maggiori esponenti della cristianità russa e mi resi conto che proprio in quell'ambiente culturale dovevo ricercare le ragioni profonde dell'integralismo sociologico di Sorokin.
Fu allora, inoltre, che compresi come la ricerca di un equilibrio esterno fondato sulla logica della coincidentia oppositorum, da parte di questo sociologo russo, costituisse al tempo stesso il tentativo di conquista di un suo equilibrio interiore.
L'ipotesi di lavoro da cui partii era che, al fine di cogliere la profondità del pensiero di Sorokin, fosse necessario tenere conto delle esperienze esistenziali e della cultura russa d'origine che, come Egli stesso afferma nella propria autobiografia, lo condizionarono in modo irreversibile per il resto della sua vita; (2) non sottovalutando, peraltro, il potente influsso della "Santa Russia" soprattutto su chi, come lui, fu esule politico. Infatti, come ha scritto un importante teologo russo, Pavel Evdokìmov, "la rottura dei legami empirici con la patria, con l'ambiente nazionale, provoca una profonda sofferenza; tuttavia questa sofferenza approfondisce l'uomo e, al suo termine, dona una grande libertà in mezzo a tutte le vicende umane: è la libertà del pellegrino". (3)
In effetti, la vita ambulante che Sorokin visse fin dalla giovane età come decoratore di icone, la vita sociale nella comunità komi e il clima religioso del suo tempo, che lo condusse a trascorrere un periodo di vita ascetica nella solitudine della foresta, giocarono un ruolo fondamentale nella formazione della sua personalità, nell'integrazione del suo sistema di valori e nella cristallizzazione della sua filosofia. Infatti, proprio sulla base di tali esperienze Sorokin elaborò una visione del mondo idealistica nella quale Dio, la natura, la verità, la bontà, la bellezza, la religione, la scienza, l'arte e la morale erano uniti in un unico sistema armonico.
Sorokin, dunque, parlando dell'energia creatrice dell'Amore Altruistico (4) e della necessità di sviluppare un pensiero integrale che renda giustizia della complessità dell'uomo e della realtà, coniugando i valori terreni con la ricerca di Dio, non è un "profeta", un "idealista", un "socioastrologo" (come molti critici lo hanno definito), ma un portavoce della cultura russa nella quale è vissuto. Egli è, prima di tutto, un sociologo della possibilità: in Sorokin, cioè, è radicato il senso della presenza dell'Invisibile, che si traduce in capacità di superare l'esistente e di esplorare le frontiere del possibile.
Come sostiene Evdokìmov, la passione per il possibile, così radicata nella spiritualità russa, non implica un rifiuto dell'esistente, bensì "la valorizzazione dei frammenti di bontà, di amore e di bellezza sparsi nella storia" (5). Questo è sempre stato il vero progetto di Sorokin. Spesso, al contrario, i critici (soprattutto americani) analizzarono l'opera di questo Autore senza tenere in giusta considerazione tali aspetti e cercando di "decifrare" il suo pensiero attraverso le categorie conoscitive proprie della cultura sociologica occidentale. La sociologia americana, in altre parole, si mostrò troppo ripiegata su se stessa e sicura della propria infallibilità scientifica e metodologica per ascoltare una voce che, in fondo, appariva "fuori dal coro". Non a caso, proprio sulla base della crisi della cultura moderna, animata dalle idee positiviste del razionalismo astratto e del materialismo marxista, maturò in Sorokin l'esigenza di elaborare una nuova gnoseologia.
Conseguentemente, ciò che ho voluto dimostrare è che per comprendere a fondo il sistema sociologico integrale di quest'Autore è necessario, per dirla con Scheler, superare il pregiudizio etnocentrico proprio della cultura sensista occidentale, cercando di cogliere il pensiero di Sorokin dal suo punto di vista (interno) e non dal nostro (esterno).

Per entrare in empatia con Pitirim Aleksandrovich Sorokin non si deve dimenticare che "in lui visse un'anima russa".

Barbara Abbottoni.

Note:

1 Riguardo all'importanza di una convergenza tra U.R.S.S. e U.S.A., cfr. SOROKIN P. A. Mutual Convergence of the U.S. and the U.S.S.R. to the Mixed Sociocultural Type in AA.VV., American and Soviet society. A reader in Comparative Sociology and Perception, Prentice-Hall, New Jersey, 1969, pp. 561-564. Il saggio, in versione integrale, è riportato nell'appendice 2 del testo.

2 SOROKIN P. A., A Long Journey; The Autobiography of P. A. Sorokin, New Haven, Conn., College and University Press, 1963, (ed. inglese), pp. 36-37.

"Se ci sono elementi di misticismo nelle mie teorie, come diversi studiosi affermano, tali tensioni mistiche e tragiche mi furono inculcate in giovane età dai tragici misteri della Messa e dalle dure esperienze della mia vita".

3 EVDOKÌMOV P. N., Teologia della bellezza. L'arte dell'icona, Milano, San Paolo, 2002, p. 11.

4 SOROKIN P. A., A Long Journey; The Autobiography of P. A. Sorokin, cit., p. 273.

"L'Amore Creativo Altruistico è il vero mysterium tremendum et fascinosum. [...] Visto in questa luce, l'amore sembra essere una delle energie più alte, che contiene in sé enormi possibilità creative e terapeutiche".

5 EVDOKÌMOV P. N., Teologia della bellezza. L'arte dell'icona, cit., p. 13.

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