Badget Bozzo non ha dubbi, nella scuola italiana si spingono i giovani contro lo stato

L’ha detto Badget Bozzo, uomo di parte, quella che sta al governo, conservatrice e antirivoluzionaria per sua natura. Non ci sarebbe quindi molto da preoccuparsi. Il fatto è che il vento soffia dove Bozzo vuole. I “grandi della terra” si riuniscono? Non bisogna rompergli le scatole perché loro lavorano per il nostro bene e se te lo dimentichi, una manganellata e una doccia fredda al canto di Faccetta nera negli accoglienti locali della polizia non te li toglie nessuno. Crollano le Twin Towers? Bisogna subito ristabilire l’ordine in casa. Ovviamente quella degli altri (nell’arretrato e incivile Afghanistan). Perché è evidente e logico che la ragione sta dalla parte di chi vuole l’ordine ed ognuno deve stare al proprio posto, chi sopra e chi sotto.

Dove è andata a finire l’educazione civica – si chiede preoccupato B. Bozzo. Nelle scuole italiane si insegnerebbe esattamente l’opposto, si educherebbe alla rivoluzione. Come mai? Semplice. L’attuale classe docente è “nata” nel ’68 e spingerebbe naturalmente i giovani contro lo stato.

Una scuola così esiste, va da sé, solo nell’immaginario di Bozzo, proiezione delle paure delle lobby di potere. Se la scuola fosse veramente quella degli incubi di Bozzo, non so quante delle mediocri e scialbe figure che oggi disgraziatamente ci rappresentano sarebbero al loro posto. Ma, ahimè, la realtà è ben diversa  e la parola rivoluzione nei nostri giovani rievoca più facilmente qualche “straordinaria” novità nella produzione dei telefonini o al massimo l’ultima conquista dell’informatica. Meglio, comunque, sempre mettere le mani avanti. Non si sa mai che qualcuno si faccia delle idee troppo personali di come va il mondo e non finisca con l’avere qualche dubbio sulla bontà dell’ordine costituito.

Non sarebbe opportuno in questo senso, per esempio, togliere direttamente dai libri di storia le tristi e tragiche pagine sulla Rivoluzione russa? No, no in un paese democratico la storia non va censurata, al massimo riscritta perché serva da monito alle generazioni future. Mai più gulag! Mai più rivoluzioni! Ora e sempre stabilità! Per prima quella delle borse e dei mercati finanziari e poi quella degli stati dalla consolidata prassi democratica.

E i milioni di instabili poveri o disoccupati che vivono negli stati di consolidata prassi democratica? Devono coscienziosamente e democraticamente stare al loro posto. E gli stati politicamente ed economicamente che non rientrino nello stampino della stabilità? Stiano alla larga finché non si siano adeguati ai paesi civili. L’elemosina va bene, per il resto stiano attenti a non prendersi qualche legnata.

Il 7 novembre di 84 anni fa l’inizio della Rivoluzione russa. Che non ce ne siano più di simili! Meglio, che non ci siano più rivoluzioni! Resterebbe solo un problema, più che altro di ordine matematico, luminosamente espresso nella domanda di un protagonista di Noi, romanzo scritto nel 1922 da E. Zamiatin. “Qual è l’ultimo numero?” - chiede il nostro eroe ad uno scienziato dell’apparato che non riesce a concepire la possibilità di una nuova rivoluzione. E davanti al disorientamento del suo interlocutore, continua “Vedi, come non esiste l’ultimo numero, non esiste l’ultima rivoluzione”.

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