Il jeu perlé di Violetta Egorova PDF Stampa E-mail
Scritto da Demetrio Nunnari   
Martedì 20 Gennaio 2015 19:47

Il concerto della grande pianista russa a Messina

Lo scorso 4 Gennaio 2015 - presso il Palacultura “Antonello da Messina”, ormai divenuto il salotto buono del nostro centro peloritano – l’Associazione Filarmonica Laudamo - “Ente Morale” inaugura il nuovo anno con un concerto dedicato all’esponente più autorevole del simbolismo russo, A.N. Skrjabin [1872-1915], proprio nel centenario della sua morte. Lo fa con una interprete d’eccezione, la pianista Violetta Egorova, artista di ben consolidata carriera che vanta in curriculum, fra le altre cose, il Primo Premio al XX Concorso Pianistico Internazionale “Casagrande” di Terni.

Alquanto impegnativo, eppure emblematico dell’intera parabola artistica skrjabiniana, il programma della serata, che prende l’avvio dagli splendidi 24 Preludi op. 11 e dalla Sonata-Fantasia n. 2 op. 19 (entrambi appartenenti alla prima fase creativa del Compositore), per poi snodarsi attraverso il lento ma inesorabile scardinarsi della “struttura formale” della Sonata n. 4 op. 30 (del periodo di “transizione”) e le “inquietudini” della Sonata n. 9 op. 68 “Messa Nera” (piena maturità).

La cifra stilistica della Egorova balza subito evidente all’attacco del primo dei Preludi grazie ad un timbro molto personale, dalla spiegata cantabilità e sostenuto da una sapiente ariosità del gesto pianistico. Ed è presto chiaro come, nella visione stilistico-estetica della Egorova, l’intera op. 11 di Skrjabin guardi al modello del preludio chopiniano senza remore. Il suo, difatti, fuor che essere lo Skrjabin “nevrotico” e volubile che i grandi interpreti del passato ci hanno consegnato ad oggi (e che costituisce quasi una sorta di stilema interpretativo con cui confrontarsi), scorre sereno ed imperturbabile, come una rilettura – in chiave decadente, s’intende – della liricità romantica. Il meglio di sé, poi, la Egorova riesce a darlo nei momenti più concitati, in cui esibisce un’abilità digitale e un jeu perlé davvero ammirevoli. Splendido, ad esempio, il Presto finale della romanticissima Seconda Sonata, letteralmente snocciolato ad uno stacco ritmico quasi temerario ma senza alcuna perdita sul piano del nitore esecutivo e della purezza del timbro.

Anche la Quarta Sonata non si spinge, nella concezione della Egorova, “troppo in là” (… si pensi alla interpretazione “allucinata” di Lazar Berman…), ma resta sapientemente ancorata ad un momento di “riflessione” del Compositore russo sulla crisi della “forma sonata”. L’oscura “Messa Nera” op. 68 è forse l’unico brano che ci lascia qualche lieve perplessità. Di non facile ascolto, peraltro totalmente atonale, essa è forse un “passo obbligato” per la Egorova che vuol consegnare al suo uditorio un quadro quanto mai esaustivo del tortuoso percorso di maturazione di Aleksandr N. Skrjabin; percorso che lo vede persino simpatizzare con le teorie esoteriche e mistico-filosofiche della “santona” Elena Blavatsky. Anche qui però la nostra interprete esibisce una timbrica ben variegata, in grado di creare quel gioco oppositivo di luci ed ombre che è peculiare dell’ultima compagine del pensiero skrjabiniano.

Poi, una parentesi dedicata al compositore messinese Antonio Pirrone, presente in programma con 3 Poemetti latini per pianoforte (“Dies autem”, “Quaerendo et inveniendo”, “Quid nugarum”) e l’inedito Onda di suoni e amore, datato 2014 e commissionato dalla Filarmonica proprio a Violetta Egorova in prima esecuzione assoluta. I Poemetti appaiono subito intrisi di una carica spirituale profonda, quasi sulle orme di Messiaen, che la nostra interprete riesce a rendere appieno. Ben più interessante, se ci è concesso, ci è parsa invece Onda di suoni e amore: se almeno il titolo sembra velatamente alludere alla modernità - o contemporaneità, che dir si voglia - di Luigi Nono (Como una ola de fuerza y luz), la notazione dimostra una foggia ben più tradizionale (di ascendenza lisztiana o raveliana, si direbbe) nel suo spezzare un canto struggente e insistito attraverso i frequenti incroci delle mani. Decisamente molto apprezzata la bella performance della Egorova che delizia il suo pubblico con due bis, anch’essi in “tema” con lo spirito della serata: Polka de W.R. di Sergej S. Rachmaninov e uno spericolato Studio op. 8 n. 9 “Alla ballata” di Skrjabin.

 

Demetrio Nunnari

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Novembre 2015 23:24
 
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