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Beslan, dieci anni di impegno per lenire un dolore abissale PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Iannello   
Lunedì 01 Settembre 2014 16:34

Dieci anni fa. Dieci anni non possono bastare a lenire un dolore senza fondo, un dolore inenarrabile. Beslan, come è stato giustamente detto in occasione del quinto anniversario, “è la Patria di tutte le lacrime delle Madri della Terra”.

Un libriccino quest'anno è stato pubblicato dall'Associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini” per ripercorrere questi dieci anni, per provare a raccontare il dolore e per dire quello che si è fatto per provare ad alleviare questo dolore. L'Associazione, senza ostentazione né ombra di autocompiacimento, si racconta.

Eh sì, perché il caso e la straordinaria determinazione di chi la conduce, hanno fatto sì che questa piccola realtà del Trentino, operante da quindici anni a favore dell'infanzia russa, si trovasse in prima linea nel recupero di ciò che la crudeltà umana aveva distrutto: non solo la vita di 333 persone (di cui 186 bambini) ma di tutti quelli che erano sopravvissuti e dei parenti; 33 mila persone infatti della città ossetina presentano ancora oggi difficoltà emotive più o meno gravi scatenate da quella tragedia.

Susanna Dudeva, presidente di "Madri di Beslan" con Ennio BordatoAll'indomani dell'eccidio il presidente della provincia regionale della provincia di Trento incarica Ennio Bordato, presidente dell'Associazione, di organizzare un soggiorno in Italia per i bambini sopravvissuti e i loro famigliari; ed appena due mesi dopo giunge a Trento un gruppo di circa cento ossetini, vittime dell'attacco terroristico alla Scuola Numero 1 di Beslan. E' l'inizio di un'opera di solidarietà umana e professionale che si protrarrà per cinque anni.

Il libretto racconta i protagonisti di questo percorso in un mare di sofferenza, racconta l'incontro tra persone lontane migliaia di chilometri per nazionalità e cultura. Il testo si può leggerlo dall'inizio alla fine o semplicemente, aprendolo a caso in una delle sue pagine: è infatti una raccolta di scritti e di testimonianze pubblicate in questi anni sul sito dell'Associazione o sui giornali del Trentino.

Ci si accorgerà subito che la straordinaria carità di chi ha offerto accoglienza è stata accompagnata da un lavoro specifico, medico, di recupero psicologico delle vittime. In questo senso, determinante è stato l'apporto di Vanna Axia, esperta psicologa dell'università di Padova che “con la sua scienza e la sua coscienza”, con la sua grande competenza e il suo grande cuore, indirizzò il progetto dell'Associazione su strade concrete. Il rapporto umano che lei riuscì ad instaurare con i bambini di Beslan e i suoi famigliari fu determinante per il prosieguo dell'opera di sostegno psicologico che hanno portato avanti, dopo la sua scomparsa, altre dottoresse della sua equipe recandosi più volte in Ossetia e interagendo con gli esperti locali.

Tra i “personaggi” di parte italiana non si può non citare anche Padre Paolo De Carli, priore del convento delle Laste dei Carmelitani Scalzi che accolse per due mesi i piccoli di Beslan. Oggi padre Paolo fa parte della piccola ed emblematica delegazione italiana che presenzia a Beslan alle cerimonie del decimo anniversario. Ed ha portato con sé in una lettera personale di Papa Francesco per i cittadini di Beslan. Ci sentiamo di dire che noi tutti siamo con questa delegazione, guidata da Ennio Bordato, a testimoniare al popolo ossetino che c'è chi nel mondo non ha dimenticato e che continua ad ascoltare il suo grido di dolore.

 

1 settembre, 2014

Giuseppe Iannello

 

Riproduciamo di seguito un brano del libretto scritto e pronunciato da Ennio Bordato in occasione del quinto anniversario della strage

 

No! Nessun dolore al mondo è più forte di questo

No, nessun dolore al mondo è più forte di questo. Nessun bambino, nessun adulto deve dimenticare questo giorno ed ognuno, andando alla “Festa dell’inizio del nuovo anno scolastico” dovrà riflettere e pensare a questi bambini ed ai loro genitori … Beslan è la Patria di tutte le lacrime delle Madri della Terra.

Dal 3 settembre 2004 Beslan è divenuto sinonimo di eterno dolore non placato dalla solidarietà e dalla condivisione. Una piccola cittadina che, suo malgrado, è divenuta simbolo di coraggio, tenacia, immenso dolore, sofferenza senza fine. Ma se al suono di parole quali Auschwitz, Buchenwald, My Lai, Marzabotto l’umanità di ferma in silenzio e ricorda, perché Beslan ancora non riesce ad indurre alla compassione ed al ricordo?

Beslan come il villaggio bielorusso di Chatyn’, come Buchenwald, Auschwitz: nei secoli a venire. E l’immensità del dolore provocato e provato a Beslan non può essere riempito dal suono di nessuna parola. Non c’è nella lingua italiana, nella lingua russa, in osseto ed in ogni altra lingua del mondo un termine che possa tradurre in un suono questo immenso, orrendo dolore. Dolore collettivo, dolore di un popolo intero, di una intera nazione. Un dolore che toglie il respiro ed annienta. Beslan è il cuore ferito dell’Umanità. E quelle ferite non sono ancora guarite — difficilmente guariranno — ma l'eco della tragedia dei bambini, simile forse solo a quella di Erode e come quella di Erode concepita per distruggere il futuro, si sente ancora nel suono, cupo e mai smesso, delle lacrime delle mamme ossete e delle donne di tutto il mondo. Ma anche dei padri che non hanno smesso di cercare la verità.

Ma Beslan è scomparsa dalle labbra e dalla penna dei nostri giornalisti che ormai hanno scelto di abdicare alla loro professione: informare correttamente sulle cose del mondo perché si prenda coscienza dal dolore altrui ed imparare dalla memoria a non ripeterlo. Che si ricordino, tutti e per sempre, del terrore dei bambini ammassati nel Lager della palestra della scuola, del loro pianto sommesso e taciuto dalle grida degli Erode venuti dai paesi vicini e pagati dai Paesi lontani, della loro violenza sulle bambine, sulle loro mamme, sulle loro nonne. Che si ricordino, tutti e per sempre, della loro sete che ancora induce i sopravissuti a portarsi appresso dell’acqua. Che si ricordino, tutti e per sempre, il terrore vissuto dalle loro madri e dai loro padri, la pazzia dei loro nonni e delle loro nonne impotenti a salvarli. Che si ricordino tutti, con un minuto di silenzio, il “Primo giorno di scuola” in tutta la nostra Provincia.

[…]

 

Trento, Sala Depero, 3 settembre 2009

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Gennaio 2015 22:58
 
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