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Roma, 5 aprile - 2 settembre 2012
Nuovo spazio espositivo Ara Pacis Lungotevere in Augusta (angolo via Tomacelli)

Mostra d'arte
AVANGUARDIE RUSSE. Malevič, Kandinskij, Chagall, Rodčenko, Tatlin e gli altri
“
Ingresso:
Intero € 10,00; ridotto: € 8,00 (singoli docenti, singoli studenti fino a 25 anni, over 65); scolaresche: € 4,00; gratuito: bambini fino a 6 anni.
Orario:
da martedì a domenica: 9.00 - 19.00, chiuso il lunedì e il 1° maggio.
Info:
sito web: www.arapacis.it Tel. +39 060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00)
trattto dalla presentazione del Catalogo della mostra dal titolo Caffeina e vodka - Italia e Russia: futurismi a confronto, di Claudia Salaris.
Il viaggio di Marinetti in Russia
Negli anni eroici del futurismo il fondatore Filippo Tommaso Marinetti era noto con il soprannome di “Caffeina d’Europa” per l’energia con cui diffondeva la religione del futuro da un paese all’altro. Uno dei suoi viaggi memorabili è quello in Russia all’inizio del 1914. Invitato a tenere un ciclo di conferenze a Mosca e a Pietroburgo, Il poeta ha accettato con entusiasmo, pensando a un patto d’unità d’azione con i fratelli orientali. Infatti nella terra degli zar il futurismo è nato con caratteristiche proprie,ma è sempre un parente stretto del movimento marinettiano. Nelle realizzazioni dell’avanguardia russa non sono pochi gli echi delle teorie e invenzioni del futurismo marinettiano. Ma, al contrario degli italiani che formano una specie di partito d’artisti omogeneo, i russi sono sparsi in diversi gruppi.
Nel 1910 è uscita a Pietroburgo l’antologia Il vivaio dei giudici, a cui hanno collaborato, tra gli altri, i fratelli David e Nikolaj Burljuk, Elena Guro, Vasilij Kamenskij, Viktor Chlebnikov. A costoro presto si sono uniti Vladimir Majakovskij, Benedikt Livshich, Alexandr Kruchënych e alla fine del 1912 il gruppo, che intanto ha assunto il nome di Gileja, pubblica il volume Schiaffo al gusto corrente, che nel titolo rivela la matrice marinettiana, ricalcando il “disprezzo del pubblico” promulgato dal poeta italiano. Il libro collettivo contiene un editoriale-manifesto in cui i gilejani, rifiutando il passato e le accademie, esortano i giovani a “gettare Pushkin, Dostoevskij, Tolstoj, ecc. ecc. dal Vapore Modernità” per creare parole nuove al di fuori del linguaggio dominante e concludono con un appello a “rimanere saldi sullo scoglio della parola ‘noi’ in mezzo a un mare di fischi e d’indignazione”. Frase che ricalca quella con cui Marinetti chiude il manifesto del futurismo: “Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!...” . Anche la ricerca di una nuova forma poetica perseguita dai russi si colloca nel clima di quell’indipendenza delle parole enunciata con la teoria delle “parole in libertà” dal fondatore del futurismo italiano nel 1912. I principi della creazione letteraria, esposti nel 1913 da David e Nikolaj Burljuk, Elena Guro, Majakovskij, Chlebnikov, Ekaterina Nizen, Livshich, Kruchënych nella raccolta Il vivaio dei giudici 2, si pongono nel solco di ciò che Marinetti va codificando: bisogna considerare la forma verbale e la pronuncia delle parole non secondo le regole grammaticali o sintattiche; l’ortografia e la punteggiatura vanno superate; occorre valutare il carattere grafico e fonetico delle parole eccetera5. Nello stesso anno i membri di Gileja, che cominciano ad assumere la denominazione di cubofuturisti, stampano l’almanacco Luna crepata, il cui titolo evoca il manifesto Uccidiamo il chiaro di luna! di Marinetti.
Ma questo gruppo non è l’unico a seguire la via del nuovo. Vadim Sershenevich, traduttore di opere marinettiane, nel 1913 fonda a Mosca il “Mezzanino di Poesia”, nome che nasce dal mito circolante anche in Russia della casa di Marinetti, sede della rassegna internazionale “Poesia”, situata appunto nel piano ammezzato di un palazzo a Milano6. A Pietroburgo, invece, dal 1911 operano gli “egofuturisti” con Igor Severjanin e Konstantin Olimpov. Mentre il gruppo Centrifuga, che dal 1914 si richiama nel nome alle linee centrifughe dei pittori italiani, annovera tra i membri Nikolaj Aseev, Sergej Bobrov e Boris Pasternak. Per quanto riguarda invece le arti figurative, punti di contatto con il dinamismo di Umber to Boccioni e la concezione della luce di Giacomo Balla sono evidenti nel raggismo di Mikhail Larionov e Natalia Goncharova. Lo stesso Livshich ha detto che “il raggismo, con cui Larionov aveva cercato di superare gli italiani, era tutto nel taschino del gilé di Boccioni”. Tracce della modernolatria dei futuristi italiani sono presenti nel suprematismo di Kazimir Malevich, nel costruttivismo di Vladimir Tatlin, Alexandr Rodchenko e El Lissitsky. Inoltre, la ricerca polimaterica, prefigurata da Boccioni fin dal 1912, trova applicazione nei Controrilievi di Tatlin. I due movimenti peraltro condividono anche l’aspirazione alla globalità: il loro progetto non solo investe tutte le arti, dalle maggiori a quelle applicate, ma sconfina nel costume e nella politica.
Nel giungere in Russia Marinetti porta con sé l’eco di cinque anni di esperienze, su cui la stampa locale ha fornito informazioni a partire dalla notizia del manifesto di fondazione, pubblicato da “Le Figaro” di Parigi, riportata sul giornale moscovita “Vecher” [Sera] l’8 marzo 1909. Ma l’arrivo del poeta, che ha accumulato successi in tutta Europa, sembra ai futuristi locali la sortita d’un generale giunto a ispezionare le proprie truppe di confine. Di fatto gli artisti si dividono tra chi vuole accogliere civilmente l’ospite, come Malevich, Nikolaj Kul’bin e Sershenevich, che riceve Marinetti alla stazione di Mosca quale unico rappresentante del futurismo russo, e chi invece intende contestarlo. Larionov ha esortato a salutare l’italiano con un bombardamento di “uova marce”. Alla vigilia dell’arrivo a Pietroburgo, Kul’bin organizza nel suo appartamento una specie di consulto, volendo impegnare gli amici in un atteggiamento concorde improntato a cordialità: Nikolaj Burljuk, Michail Matjushin e Arthur Vincent Lur’e sono d’accordo con lui, ma Chlebnikov e Livshich assumono un atteggiamento irremovibile e preparano per la prima conferenza alla Borsa Kalasnikovskaja un volantino di aperta ostilità, in cui così si legge: “Oggi alcuni indigeni e la colonia italiana sulla Neva per motivi di carattere personale si prosternano ai piedi di Marinetti, tradendo così i primi passi dell’arte russa sulla via della libertà e dell’onore, e impongono al nobile collo dell’Asia il giogo dell’Europa”.
Con analogo orgoglio Majakovskij aveva proclamato l’indipendenza del futurismo russo da quello occidentale in una conferenza prima dell’arrivo di Marinetti. La stampa russa si occupa dell’avvenimento e circola una caricatura che raffigura il poeta ricoperto di frutta fradicia a Milano e circondato da cuori femminili a Mosca, volendo così sottolineare il successo solo mondano dell’ospite. Ma questo tipo di pubblicità per il fondatore del futurismo non è disprezzabile e, rientrato in Italia, egli diffonde un volantino in cui si legge che, tra una declamazione e l’altra nel cabaret Cagna randagia, “Marinetti ha voluto dimostrare che anche nel bere gli italiani sanno essere, quando occorra, primi, e tranquillamente ha vuotate, l’una dopo l’altra, quattro bottiglie di ‘champagne’. Dopo di che riprese a declamare: ‘Clo, clo, clo...’. Per le signore russe non vi è nulla di più irresistibile di un ‘temperamento’”.
Del soggiorno pietroburghese Livshich riporta ampie notizie nell’autobiografia L’arciere dall’occhio e mezzo, soffermandosi sulla cena offerta da Kul’bin in onore del poeta italiano. Mentre Marinetti declama, il padrone di casa ne schizza con poche linee essenziali il ritratto del volto, che s’illumina con soddisfazione quando qualcuno gli fa notare che le iniziali del suo doppio nome e cognome coincidono con le consonanti principali della parola FuTurisMo. L’incontro diventa un confronto tra Occidente e Oriente, tra le marinettiane “parole in libertà” e la lingua transmentale detta “zaum”, con cui i poeti russi intendono andare oltre la distruzione della sintassi fino ad aggredire la barriera etimologica. A tale proposito, Livshich nota che tra la declamazione e la lettura degli scritti marinettiani corre un abisso, poiché la recitazione restituisce con mimica e gesto ciò che al testo è stato tolto. Marinetti replica, spiegando che tutto ciò è l’avvio per giungere a una poesia composta solo dai secondi termini delle analogie, con la tecnica dell’“immaginazione senza fili” che apre la porta all’irrazionale. Sta di fatto che i due punti di vista si dimostrano inconciliabili.
Per entrambe le parti questi incontri sono stati deludenti anche sul piano personale. Ai russi il poeta italiano è parso troppo borghese negli atteggiamenti, troppo signorile ed elegante con il suo guardaroba, che comprende abiti tradizionali, frac, smoking. Gli avanguardisti di Russia, invece, hanno un aspetto più bohémien e cercano di stupire il pubblico anche con il vestito e il trucco: Ilija Zdanevich e Larionov nel 1913 hanno lanciato il manifesto Perché ci dipingiamo. Larionov non ha esitato a presentarsi per le vie di Mosca col volto dipinto di segni astratti. I cubofuturisti esibiscono facce impiastrate, panciotti vistosi, mestoli nel taschino, gorgiere da clown e Majakovskij fa il dandy in blusa gialla. Tornato a Mosca, Marinetti parla in un’ultima conferenza, a cui assiste Majakovskij, cercando di provocare incidenti. Indossando un vistoso smoking rosso, il poeta russo biasima il fatto che il dibattito si svolga in francese e lo definisce “un bavaglio pubblico per i futuristi russi”. Il passaggio diMarinetti divide dunque l’avanguardia russa e sull’onda delle polemiche il gruppo Centrifuga diffonde una lettera aperta in cui non esita a definire Marinetti “comandante in capo delle armate futuriste”. Tuttavia, le riserve espresse in un primo momento nei confronti del poeta italiano con il tempo vengono rettificate: ciò vale sia per Larionov che per Chlebnikov, il quale inviterà Marinetti a far parte del suo “parlamento marziano, con diritto di voto consultivo”. E Majakovskij, che con la sua poetica metropolitana è il più vicino al padre dell’avanguardia,manifesterà la sua ammirazione con questi versi: “In ogni giovane la polvere pirica di Marinetti / la saggezza di Hugo in ogni vecchio” .
Tuttavia, appena tornato in Italia il fondatore del futurismo sembra deluso: afferma che i russi sono “‘pseudofuturisti’ che vivono nel plusquamperfectum più che nel futurum”. Ma il confronto non è stato infruttuoso. Stimolato dalle discussioni con i poeti russi, pubblica due manifesti in cui approfondisce, da un lato, la componente visuale, teorizzando un uso espressivo e astratto della tipografia e lo sconfinamento della scrittura nell’analogia disegnata, e, dall’altro, la componente fonetica, distinguendo tra onomatopea realistica e onomatopea complessa, astratto-analogica. L’esito immediato dei contatti italo-russi è la partecipazione di Alexandr Archipenko, Kul’bin, Alexandra Ekster e Olga Rozanova all’Esposizione Libera Futurista Internazionale nella galleria di Giuseppe Sprovieri a Roma, da aprile a maggio 1914. In occasione del viaggio del poeta italiano in Russia, la casa editrice “Prometeo” di Pietroburgo pubblica una raccolta di manifesti sotto il titolo Futurizm. Sempre nel 1914 Genrich Tastéven edita il saggio Futurismo: sulla via per un nuovo simbolismo, dove non distingue tra il futurismo italiano e quello russo, e Kamenskij pubblica il libro pentagonale impresso su carta da parati Tango con lemucche, uno dei capolavori dell’editoria d’avanguardia, che risente fortemente della rivoluzione tipografica marinettiana. Nello stesso anno Sershenevich traduce una raccolta di manifesti futuristi italiani, a cui seguirà la traduzione di due libri di Marinetti: La battaglia di Tripoli, nel 1915, e Mafarka il futurista nel 1916.
Ma con la Grande guerra la storia delle avanguardie volta pagina. L’immensa conflagrazione che trascinerà in un vortice milioni di uomini, sconvolgendo la vita quotidiana e mutando il destino di molti paesi, sembra ai futuristi italiani la grande prova da cui potrà balzare fuori un’Italia più dinamica e moderna. Non è solo Marinetti a esaltare il conflitto, anche Majakovskij, che ha cercato di arruolarsi volontario ma non è stato accettato per i suoi trascorsi sovversivi, la canta come fenomeno cosmico e tellurico nel poema Guerra e Universo. I futuristi italiani sono tra i primi a scendere in piazza. Nel settembre del 1914 Marinetti, Boccioni, Carrà e Russolo lanciano il manifesto Sintesi futurista della guerra, che rappresenta visivamente l’azione di sfondamento del futurismo mediante un cuneo puntato contro il “passatismo” di Austria e Germania. Da questa immagine trae ispirazione più tardi El Lissitskij nel realizzare il manifesto Colpisci i bianchi con il cuneo rosso! (1919-1920), icona costruttivista della rivoluzione russa.
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