Speciale Centenario

 

Una targa retrò

Alla memoria dello Zar Nicola II

Targa in memoria dell'intervento della marina russa a Messina

Messina, dicembre 2008

Un'altra strana targa. Dopo quella un po' pasticciata del febbraio 2006 che doveva celebrare l'intitolazione del "Viale della Marina Russa" - di cui peraltro non c'è traccia visibile - , eccone un'altra, posta questa volta sulle mura esterne di uno degli edifici storici della città, il Teatro Vittorio Emanuele. Grande, ben visibile, scritta in un italiano standard, senza imbellettamenti lirici. Se non fosse per il contenuto, si potrebbe soltanto affermare che si tratta di un nuovo gesto di gratitudine della cittadinanza  nei confronti dei marinai russi, in attesa magari di quel monumento deliberato in una seduta dell'amministrazione comunale già nel 1909.

I dubbi cominciano dall'intestazione che farebbe drizzare le orecchie a qualunque russo: "In Memoria di Nicola II Alexandrovich Romanov", là dove il patronimico "Alexandrovich" doveva seguire il nome (Nicolaj, in russo e non italiano) e non il titolo (Nicola II); oppure non andava messo affatto. E poi diciamocelo chiaro, lo "slancio" fu dei marinai e non dello zar: non fu lui a mandare "le proprie navi da guerra" a Messina, furono gli stessi equipaggi che insistettero con il loro ammiraglio perché si partisse subito per prestare tempestivamente soccorso. L'alto ufficiale russo, Litvinov, al quale le autorità di Augusta si rivolsero, avrebbe preferito aspettare il permesso dei suoi superiori. Tutto il merito dell'impresa va ascritto ai suoi subordinati, dai quali per fortuna egli si fece convincere.

Con tutto il rispetto umano che è dovuto ad una persona travolta dalla storia, Nicola II non fu un sovrano accorto e attento allo stato di insofferenza e indigenza in cui versava il suo popolo; la Rivoluzione di Febbraio del 1917 lo mise naturalmente da parte, il colpo di stato di Lenin lo assassinò. Richiamare dopo cento anni la sua generosità è un'operazione retrò che nega la realtà della storia e invoca una tradizione che si è infranta contro i propri stessi limiti. Con buona pace della Granduchessa Maria Vladimorovna Romanova che si dichiara la vera erede di Nicola II e che doveva venire in tour in Sicilia per l'occasione del centenario del terremoto di Messina, poi invece volata a Mosca per i funerali di Alessio II.

Un'ultima constatazione sulla lapide. La firma - "Il comitato Provinciale Croce Rossa Italiana" - è stata posta a caratteri cubitali, più grandi di tutti quelli del restante testo: una sproporzione che mette in rilievo più chi ricorda che chi è ricordato: un déjà vu frequente a Messina e forse sintomatico .

Giuseppe Iannello

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