La crisi del grano PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Iannello   
Lunedì 23 Agosto 2010 07:17

Abbiamo posto alcune domande all'economista Bruno Sergi, dell'Università di Messina, prima della sua partenza per la Russia, dove parteciperà alle riunioni del Club Valdai, un gruppo internazionale di discussione tra giornalisti, politologi e studiosi di cose russe con i vertici della dirigenza dell'attuale governo.

Il 5 agosto la Russia ha sospeso l'esportazione di grano fino a dicembre. Scelta necessaria?

Credo di sì. La recente crisi della produzione di grano in Russia, scatenata dai vasti e numerosi incendi, ma anche dalla siccità che incalza sin dagli scorsi anni, ha sollecitato il Cremlino ad interrompere le esportazioni di grano, un export solitamente pari al 20% circa della produzione russa annua di 100 milioni di tonnellate di grano (il 10% circa della produzione mondiale).

Alla luce delle previsioni fatte da parte degli addetti ai lavori, la produzione di grano in Russia dovrebbe contrarsi di oltre il 30%, quindi una produzione totale inferiore a 70 milioni di tonnellate, in linea con la domanda interna. Lo stop all’export di grano (temporaneo fino al termine del 2010) trova giustificazione nella necessità di coprire l’intera domanda interna, e lo giudico assolutamente ragionevole. Il Cremlino non poteva non “attenzionare” questa notevole riduzione dell’output anche al fine di custodire stabilità e coesione sociale all'interno del vasto Paese.

 

C'è chi giudica la decisione del Cremlino, come una scelta di cartello, insomma il grano usato come arma politica, come il gas...

Non vedo nulla di male a che un governo utilizzi le risorse interne per aumentare il benessere dei propri cittadini. Mi chiedo, la Russia avrebbe dovuto fare come molti paesi produttori di petrolio che hanno utilizzato la ricchezza del sottosuolo per arricchire una sola, piccola parte della popolazione, ad esempio gli sceicchi? O una schiera lunghissima di burocrati corrotti come già avvenuto in alcuni stati africani? Una Russia moderna ha tutto il dovere di “sfruttare” le risorse interne per fini domestici, e solo per questo. E, inoltre, se la Russia riuscirà a rafforzare l’unione doganale con il Kazakhstan e la Bielorussia, e con la possibile adesione dell’Ucraina nel tempo, non ci vedo nulla di assolutamente strano, di eclatante, di strano, e comunque si è fatta anche da noi, ad ovest …..

A proposito di Ucraina, come stanno le cose in questo campo, visto che è il paese piazzato al terzo posto nella produzione del grano?

L'Ucraina si trova a fronteggiare una crisi simile a quella russa ed ha previsto una riduzione del suo export di grano, sebbene le autorità ucraine non abbiano ancor oggi parlato ufficialmente di "divieto" bensì di "contrazione" dell’export. La diversa scelta ucraina rispetto a quanto deciso dal governo Putin trova una sua logica nel fatto che l’Ucraina esporta normalmente quasi la metà della propria produzione e, pur in presenza di una marcata riduzione dell’output di grano, le autorità ucraine calcolano di poter garantire la domanda interna nella sua interezza senza sentirsi vincolati a sospendere del tutto l’export nel corso della prossima stagione invernale.

Tornando alla Russia, è un dato di fatto che il prezzo dopo la decisione di Mosca è schizzato in alto...

Guardi che è assolutamente falsa l’accusa che i prezzi internazionali di questi prodotti (mi riferisco anche al gas) siano fissati da Mosca. Non nego che il blocco totale (ma fino a dicembre 2010) dell’export del grano russo eserciterà un effetto al rialzo del prezzo del grano sui mercati mondiali, ma è cosa di breve periodo e, in ogni modo, dettata da necessità tutte interne.

Giuseppe Iannello

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Novembre 2010 22:54
 
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