Attacco "doppio" alla Russia PDF Stampa E-mail
Scritto da Noam Chomsky   
Giovedì 06 Maggio 2010 20:21

di Noam Chomsky

Durante la Seconda guerra mondiale, quando la Russia prima resistette all'attacco nazista e poi lo respinse, Iosif Stalin divenne un alleato, il caro “zio Joe”. “E' importante sottolineare” scrive lo storico Omer Bartov “che per quanto il regime di Stalin fosse criminale e odioso, senza l'Armata Rossa e il suo terribile sacrificio di sangue la Wehrmacht non sarebbe mai stata sconfitta e il nazismo sarebbe rimasto un fatto con cui l'Europa avrebbe dovuto fare i conti per molte generazioni”.

Lo studioso di Roosvelt Waren Kimball afferma che “quando i vertici militari si resero conto che solo l'Armata Rossa poteva battere Hitler in una guerra di terra, gli aiuti all'Unione sovietica divennero una delle priorità della presidenza”, perché si sperava che l'esercito russo potesse schiacciare quello tedesco e tenere i soldati americani fuori dalla guerra di terra. La strategia di Roosvelt era fare in modo che gli Stati uniti fungessero da riserva, come confidò in un colloquio privato. Ma “Roosvelt trattava il programma di aiuti alla Russia più come una dimostrazione di buona fede che come contributo allo sforzo bellico sovietico” aggiunge Kimball, calcolandone il valore intorno al 10 per cento della produzione russa, che lo rendeva importante ma secondario rispetto al piano complessivo di Roosvelt. Il suo progetto, che rimase lo stesso fino alla fine, osserva Gaddis, era che gli alleati degli Stati Uniti “si accollassero la maggiorparte dei combattimenti in Europa”, per “contenere al massimo le perdite americane”. Per “alleati” intendeva essenzialmente i russi: per ogni soldato americano che moriva in combattimento, “cadevano circa sessanta russi”. Un altro dei suoi progetti, che riuscì in buona parte a realizzare, era che gli Stati uniti assumessero il controllo assoluto del pacifico, senza alcuna interferenza da parte degli alleati né alcuna partecipazione delle “principali vittime dell'aggressione giapponese”.

Nelle prime fasi della guerra, il piano di Harry Truman era semplice: “Se vediamo che la Germania sta vincendo dobbiamo aiutare la Russia, e se vince la Russia dobbiamo aiutare i tedeschi e lasciare che uccidano il maggior numero di russi possibile”, secondo quella che il politologo Timothy Crawford ha definito “una strategia chiave per prolungare la guerra”. La visione fondamentale pragmatica di Truman era tuttavia temperata dal suo sincero affetto e dalla sua ammirazione per il “vecchio Joe”, che considerava “una brava persona che non può fare quello che vuole” perché, come disse nel 1948, “è prigioniero del Politburò”. Truman smise di esprimere pubblicamente questo genere di opinioni quando i suoi consiglieri lo convinsero che così facendo commetteva una “pericolosa gaffe”. Ma in privato continuò a dire che il vecchio Joe era “onesto” e “sincero”, “non troppo diverso da Tom Pendergast”, riferendosi al boss del Missouri che lo aveva lanciato nella sua carriera politica. Come presidente, Truman pensava di poter andare d'accordo con il tiranno, purché gli Stati Uniti ottenessero quello che volevano nell'85 per cento dei casi.

La visione degli strateghi militari era molto meno ottimistica. Gli inglesi, in particolare, considerarono l'alleanza bellica tra Occidente e Unione Sovietica “un'aberrazione” fin dall'inizio. Dai primi mesi del 1944, i servizi segreti militari occidentali “indicavano i sovietici come i prossimi nemici” e nascondevano loro informazioni cruciali sui tedeschi mentre riuscivano a ottenere informazioni “estremamente dettagliate e precise” sugli spiegamenti militari russi. La collaborazione tra servizi segreti occidentali e russi cessò quasi completamente entro la fine del 1944, e i servizi inglesi e americani cominciarono a raccogliere informazioni per potere realizzare attacchi aerei contro la Russia. Il generale sir Alan Brooke, che durante la guerra era il capo di stato maggiore imperiale britannico, aveva sempre odiato quella che chiamava la “razza semiasiatica”, che considerava degenerata quasi quanto i “piccoli schiavi gialli” del Giappone che disgustavano l'altro funzionario del Foreign Office sir Alexander Cadogan. Nel 1943 Brooke giunse alla conclusione che dopo la guerra l'Urss “non diventare il pericolo principale”, quindi sarebbe stato necessario “aiutare la Germania, rafforzandola gradualmente e farla entrare nella Federazione dell'Europa occidentale”, sebbene questa fosse una politica difficile da portare avanti “sotto il manto della santa alleanza Inghilterra, Russia e America”. Richard Aldrich osserva che “come Harry S. Truman a Washington”, Brooke e il suo vice, il generale Henry Pownall, “erano felici di vedere che [Russia e Germania] si scontravano con tanto vigore”. Alla fine del 1944, l'esercito inglese stava elaborando piani bellici, che prevedevano il riarmo della Germania, per attaccare la Russia. I servizi segreti britannici esprimevano gli stessi apprezzamenti “supersegreti” sull'Unione Sovietica come prossimo nemico che circolavano a Washington.

Nel maggio 1945, quando la guerra con la Germania stava ormai finendo, Churchill diede ordine di preparare i piani per “l'Operazione Impensabile”. Il “suo obiettivo dichiarato era l'eliminazione della Russia” scrive Aldrich. I piani, desecretati solo nel 1999, “prevedevano un attacco a sorpresa con centinaia di migliaia di soldati inglesi e americani, più centomila soldati tedeschi riarmati”, mentre la Raf “avrebbe attaccato le città sovietiche dalle basi dell'Europa settentrionale”. Ben presto furono inserite nel progetto anche le armi atomiche. Poco prima Cadogan si era infuriato contro i russi per la loro “diffidenza quasi paranoica”, che richiedeva “un'infinita pazienza” per cercare di trattare con loro “come se li considerassimo esseri umani ragionevoli”.

(Traduzione dall 'inglese  di Bruna Tortorella)  

Fonte
: N. Chomsky Gli Stati falliti. Abuso di potere e assalto alla democrazia, il Saggiatore - Milano, 2007

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Ultimo aggiornamento Sabato 13 Agosto 2011 09:30
 
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