| Nove Maggio 2010 |
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| Scritto da Giuseppe Iannello |
| Giovedì 06 Maggio 2010 20:17 |
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Cosa rappresenti il nove maggio per i russi l'abbiamo detto altre volte, “una festa con le lacrime agli occhi”. Si celebra una vittoria al prezzo di una tragedia di popolo. Ricordo di un sacrificio senza misura. Il risultato: la sconfitta del nazismo. Ma perché ancora oggi, a distanza di 65 anni, la Russia deve allestire celebrazioni grandiose, parate militari in grande stile, ma soprattutto martellamento mediatico da mesi: con film, documentari, dibattiti, inchieste... E' stato un vero e proprio conto alla rovescia in attesa dell'anniversario. Nella vittoria sul nazismo si giocano valori comuni, tra il passato sovietico e la storia presente; la vittoria sul nazismo è una sorta di setaccio che permette di non imporre cesure alla storia, alla propria storia. Settanta anni di regime bolscevico possono essere trasfigurati da quell'impresa, da quel sacrificio di cui hanno beneficiato tutti i popoli. Su questo non ci possono essere dubbi: senza la vittoria dei russi, l'Europa avrebbe dovuto fare i conti col nazismo ancora per molte generazioni. La festa dei russi dovrebbe essere la festa di tutti noi... Eppure non è così. E non per semplice spirito nazionale -inglese, francese o americano che sia... Ma per una precisa scelta di campo che ha origini lontane, a conflitto ancora in corso. La Russia andava aiutata a combattere Hitler ma solo e unicamente per “distrarre” la potenza germanica da altri obiettivi. La sua vittoria doveva essere solo funzionale e soprattutto parziale e momentanea... Russia e Germania avrebbero dovuto distruggersi a vicenda: questa è la verità non troppo nascosta che i governi alleati hanno sempre inseguito prima, durante e dopo il conflitto
Ogni abitante di questo pianeta ha diritto a sapere la verità sull'olocausto dei popoli di quella guerra: sei milioni di ebrei, cinque milioni di polacchi, 28 milioni di russi. Ma i governi dovrebbero avere il coraggio di alzare il velo sopra le ipocrisie dei giochi di gabinetto; molto in Russia si è fatto (e ancora si può fare), molto poco si è fatto in occidente. Solo singoli ricercatori che studiano i documenti desecretati, ma poca o quasi nulla volontà politica di fare chiarezza. La Russia ha vissuto la destalinizzazione, la perestrojka e la glaznost', ha riabilitato decine di migliaia di vittime del regime sovietico, ha fatto luce sugli orrori di Katyn'… L'Occidente non ha riconosciuto un solo errore del suo passato... o meglio l'ha fatto addossando tutte le responsabilità sul nazismo... Oggi il nazismo non c'è più, ma può far comodo appoggiare governi in Europa che dichiarano eroi nazionali militanti che hanno combattuto con le SS o che lasciano liberamente sfilare folle neonaziste, smontare monumenti al milite ignoto o dire che i sovietici sono stati degli invasori alla stregua dei tedeschi. “I nemici del mio nemico sono miei amici”, anche quelli con la svastica.
I grandiosi festeggiamenti sono l'inevitabile conseguenza dei grandiosi tentativi dei “vicini” di rimuovere pezzi di storia. I festeggiamenti la Russia li deve principalmente ai propri cittadini. Per preservarli dalla menzogna, a prezzo di un po' di retorica e di un volume un po' eccessivo...
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| Ultimo aggiornamento Sabato 21 Agosto 2010 09:13 |





Perché così in grande
Non stupisce allora che non si sia mai riconosciuto a livello politico internazionale il ruolo unico della Russia nella distruzione del Terzo Reich, una vittoria contro tutto e tutti. Al di là della retorica tra buoni alleati. Ecco perché oggi si tenta di riscrivere la storia, addossando quantomeno le colpe dello scoppio della guerra anche alla Russia, alzando lo spettro dei Patti Molotov-Ribentrop e tacendo su tutto quanto precedette la firma di quei patti, sul rifiuto di formare una coalizione antihitleriana e sui giochi dietro le quinte per “lasciar fare” Hitler finché ciò poteva tornare utile. La Polonia fu vittima di quest'atteggiamento, prima ancora del patto scellerato tra Hilter e Stalin; e il silenzio delle armi per i primi sei mesi successivi all'invasione tedesca, la cosiddetta “Strana Guerra”, ne è soltanto una delle prove.
I russi, checché se ne pensi, sono “patologicamente” soggetti al giudizio dell'altro, dello straniero, al “che cosa dicono di noi gli altri” in una sorta di complesso, visibile nella vita di tutti i giorni come nella carta stampata e altri media. I russi sono come noi vulnerabili allo stream mediatico mondiale. Qual'è allora l'unico modo per non rimanerne storditi dal rumore assordante: fare come quella persona che per non sentire il rumore rompitimpani dello stereo del vicino e non avendo questi nessuna intenzione di abbassarlo, per “sopravvivere” alza il volume del proprio.











