Nizza, storia di una cattedrale contesa PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcello Brignone   
Mercoledì 17 Febbraio 2010 22:20

E' noto quanto Nizza, per molte evidenti ragioni, sia cara agli italiani. Meno noti, invece, sono i rapporti che legano da quasi due secoli la ridente cittadina della Costa Azzurra alla Russia. Quanti sanno, ad esempio, che proprio a Nizza si trova la più grande chiesa ortodossa russa fuori dai confini nazionali e l'unica che possa vantarsi del titolo di cattedrale?

La cattedrale di Saint Nicolas, con le sue cinque cupole a bulbo e i colori vivaci, la pianta a croce greca e l'evidente richiamo alla  chiesa di S. Basilio di Mosca, si presenta decisamente esotica e attira da sempre frotte di turisti,  tanto da esserne divenuta la meta più gettonata dopo la classica passeggiata sulla Promenade des Anglais. Il perchè proprio Nizza sia stata scelta per ospitare una tale perla, è storia che risale alla prima metà dell'ottocento, quando ancora essa era parte del Regno di Sardegna.

In onore dello zar Nicola I, morto nel 1855, la sua diletta sposa Alexandra Fedorovna, durante un lungo soggiorno a Nizza, si rese promotrice dell'iniziativa di acquistare un terreno in rue Longchamp, per farvi costruire una cappella. Questa, il cui progetto fu via via corretto e ampliato, venne consacrata ai santi Nicola e Alessandra il 12 gennaio del 1860. Fu la prima chiesa ortodossa russa in Europa occidentale.

Anni dopo, però, con l'espansione della colonia russa di passaggio nel sud della Francia, dove il clima mite e la presenza del mare  ben si addicevano alla cura di una delle malattie più diffuse dell'epoca - la tisi, la piccola chiesa di rue Longchamp non bastò più. Nel 1865 era morto a Nizza il principe Nicola, figlio dell'imperatore Alessandro ed erede al trono di Russia, e in suo ricordo la famiglia imperiale vi acquistò una villa con annessa una cappella. Quando si decise di edificare una chiesa più grande, il progetto iniziale ne previde la costruzione a partire proprio da quella cappella, che sarebbe entrata a far parte dell'altare del nuovo tempio. Anche in questo caso, fu l'intervento di una donna,  l'imperatrice madre Maria Fedorovna nel 1896  a dare il decisivo impulso alla fase progettuale; i lavori iniziarono nel 1903 per concludersi nel 1912, quando la nuova cattedrale di San Nicola venne inaugurata  alla presenza, in rappresentanza dell'imperatore Nicola II, del duca Alessandro di Leichtenberg e della granduchessa Anastasia Michailovna.
Essa venne quindi concessa dalla Cancelleria Imperiale al patriarcato di S. Pietroburgo con un contratto di affitto di 99 anni, un dettaglio da non dimenticare... Saint Nicolas rappresenta ancor oggi, infatti, un grosso, intricato nodo legale e politico non ancora del tutto risolto.

La rivoluzione di Ottobre segnò per la comunità ortodossa russa l'inizio di un periodo di grande difficoltà e di profonde spaccature.  Nel 1926, dopo la morte del patriarca Tichon, l'allora Metropolita Evloghi decise di abbandonare al suo destino il patriarcato di Mosca e congiungersi con tutte le sue parrocchie in Francia e in Europa occidentale al patriarcato di Costantinopoli sotto il nome di Esarcato Russo Ortodosso, mentre altre comunità, fra cui quelle presenti negli Stati Uniti, costituirono la nuova Chiesa Russa all'Estero.  Per gli ortodossi rimasti in patria, invece, furono anni terribili in seguito alle persecuzioni a cui furono sottoposti dai bolscevici, solo in parte attutite  dopo la nomina del nuovo patriarca Sergio I avvenuta in piena guerra nel 1943.

Il patriarcato di Mosca era a quel tempo sostanzialmente un'espressione dello stato sovietico e lo scontro con le chiese scismatiche si mantenne sempre piuttosto aspro. Già negli anni '80, con l'ausilio del governo, esso cominciò a interessarsi alle chiese russe in Europa occidentale e in Palestina, dando il via alle prime scaramucce legali per la "riconquista" dell bottino perduto.

Ma, finché a contendere alle comunità russe ortodosse in Occidente era il governo dei Soviet, responsabile per molti decenni di gravissimi crimini ai danni di religiosi e fedeli, non vi erano dubbi su chi dovesse essere considerato erede spirituale e materiale del patrimonio ortodosso russo all'estero; da quando, invece, alla caduta dell'Unione Sovietica, è subentrata la nuova Federazione Russa, le cose si sono complicate maledettamente.

Per ottanta anni la diaspora russa in Francia si era presa carico del mantenimento dell'attività eccelsiastica in molte chiese; a Nizza, il compito è stato egregiamente svolto da un'associazione, l'ACOR (Association culturelle orthodosse russe), ancor oggi composta da alcune centinaia di membri di origine russa e legata canonicamente all'esarcato russo ortodosso e al patriarcato di Costantinopoli, sfruttando le entrate che la cattedrale non ha mai fatto mancare grazie al gran numero di visitatori paganti. Tuttavia, nel 2006, poco tempo prima della scadenza del contratto di locazione di 99 anni previsto dall'accordo fra Stato e Chiesa nel 1909,  la Russia è tornata alla carica per il riconoscimento dei suoi diritti di proprietà (secondo la documentazione d'archivio, lo zar acquistò i terreni per la Cancelleria Imperiale, il cui patrimonio, nel febbraio 1917, era stato dichiarato dal governo provvisorio  proprietà dello Stato russo, mentre l'ACOR asseriva che il terreno era parte dei beni personali dello zar).

Chi è, allora, il vero erede di quella chiesa e, più in generale, della Russia zarista? La piccola comunità di discendenti degli emigrati fuggiti  all'estero dopo la Rivoluzione, o la Federazione Russa che, certo, nei confronti della Chiesa ortodossa ha un atteggiamento assai più devoto della vecchia Unione Sovietica?

A dirimere legalmente la questione, almeno per il momento, ci ha pensato il 24 gennaio scorso il Tribunale di Nizza. Il terreno e la chiesa soprastante devono essere considerati di proprietà dello Stato russo, e l'Associazione ritenuta occupante di diritto fino al 2007 in quanto affittuaria e quindi impossibilitata ad accedere all'usucapione nonostante gli 80 anni durante i quali si è presa cura della cattedrale.

Anche da un punto di vista etico, la decisione è, crediamo, la più sensata. Pur comprendendo le diffidenze di alcuni legate a un passato difficile da dimenticare, la cattedrale  di Saint Nicolas, per il suo valore artistico,  storico e simbolico, deve essere patrimonio comune sia di quei russi che discendono da coloro che emigrarono ad inizio secolo, che di quanti, rimasti in patria, hanno dovuto affrontare prove spaventose per difendere la loro fede.

Un'intesa che permetta un passaggio di consegne indolore è sicuramente la soluzione più auspicabile, anche nell'ottica di un ulteriore passo di riavvicinamento fra  tutte le chiese russe scismatiche e il patriarcato di Mosca, a proseguire sulla strada già iniziata dal documento di ricongiungimento, sulla base di un'ampia autonomia, con la Chiesa russa all'Estero, sancito nel 2007 grazie ai buoni uffici dell'allora presidente Vladimir Putin.

Serva d'esempio la vicenda  della chiesa russa di S. Nicola a Bari, donata dallo stato italiano alla Russia con una cerimonia in grande stile il primo marzo dell'anno scorso alla presenza delle massime cariche istituzionali dei due paesi. Forse nell'iniziativa italiana le sirene di nuovi, potenti flussi turistici provenienti dall'est ortodosso hanno giocato anch'essi un ruolo importante, ma lo spirito ecumenico che ha permeato quei momenti non può essere dimenticato e ad esso speriamo si ispirino le parti in ogni caso analogo.

L'intricato affaire relativo alla cattedrale di Saint Nicolas non finisce qui, e questo a prescindere dalla già dichiarata intenzione dei combattivi eredi della diaspora di insistere nella  loro battaglia legale. La notizia giunta da Nizza ha infatti scatenato l'entusiasmo dell'AFIPER, l'"Associazione federativa internazionale di portatori di prestiti obbligazionari russi", forte di ben 1500 aderenti. Questa, infatti, è pronta a chiedere il sequestro della cattedrale alla giustizia francese, insieme a tutti gli oggetti e alle opere d'arte inventariate al suo interno.

L'iniziativa, se venisse confermato il principio di continuità già accettato dal Tribunale di Nizza nell'assegnazione della cattedrale di St. Nicolas, potrebbe permettere ai più tenaci pronipoti di alcuni dei tanti sfortunati investitori di inizio secolo che, dando credito alla solvibilità dell'impero russo, avevano investito nei titoli necessari a finanziare la costruzione di ferrovie e altre grandi opere nella Russia zarista, di recuperare una parte - essi sperano consistente - delle enormi fortune bruciate con l'avvento dei Soviet.

Non sappiamo ancora come finirà questa incredibile e intricata vicenda, ma che già da molti anni in Russia abbia prevalso la tesi secondo cui ogni chiesa russa all'estero debba diventare una rappresentanza della Federazione Russa, è rafforzata dalla notizia diffusa in questi giorni che il governo ha acquistato un terreno nel centro di Parigi, non lontano dalla Torre Eiffel, per costruirvi la nuova cattedrale della diocesi del Patriarcato di Mosca in Francia: si tratta della prima acquisizione di questo genere effettuata dalla Russia dal 1917 in poi.

Marcello Brignone


Links:

"S.Nicola, il messinese", di Giuseppe Iannello (da "Centonove" del 3/4/2009)

 

Ultimo aggiornamento Sabato 03 Aprile 2010 07:38
 
Banner
Ricordiamo...
Banner
Aiutateci a salvare i bambini!
Banner
Clicca sul banner per scoprire come
Banner
Banner
Banner
LJUDA KOROTKOVA
Banner
Fotografie
aiuta Russianecho.net!
dona con Paypal !