Violentatori di folle PDF Stampa E-mail
Scritto da Russianecho.net   
Venerdì 24 Luglio 2009 20:33

Un libro quasi sconosciuto svela i meccanismi di tutte le tirranidi

 

di Salvatore Andaloro


Il reportage che Serghej Tchakhotine fa del terremoto di Messina, o meglio della sua esperienza del 1908, quando si ritrova sotto le macerie di una casa crollata addosso a lui, alla moglie e al figlio (scritto in lingua russa, ne leggiamo il racconto, col titolo di Sotto le macerie di Messina, Intilla Editore, Messina 2008, pp. 153, € 18,00, nella traduzione italiana di Giuseppe Iannello, al quale Pierre, il figlio dell’autore, ha fornito il manoscritto originale) ci pone di fronte ad un uomo alle prese con gli affetti familiari, in presenza di un dramma costantemente proiettato verso la catastrofe, e ancor più, di fronte ad un intellettuale che si muove ai margini del suo impegno abituale che è quello della ricerca scientifica.

Nel genere della comunicazione letteraria Tchakhotine produce piani denotativi e connotativi di tale efficacia che a prima vista non penseresti allo scienziato, al filosofo, allo studioso di dottrine politiche e dì psicologia sociale quale egli è: ora, Sotto le macerie di Messina è il punto di partenza di una ricerca che indubbiamente conduce molto più lontano e getta nuova luce sulla cultura europea del ventesimo secolo.

La cultura italiana del secondo dopoguerra, assai intrisa, come fu per lungo tempo, di retorica e di nazionalismo, non poté volgere lo sguardo al moderno pensiero europeo, al pensiero e alle idee di quegli intellettuali la cui produzione culturale già travalicava gli angusti limiti dei singoli Stati e nella quale sarebbe stato possibile scorgere le fondamenta dell’attuale processo di denazionalizzazione. Approdare, dunque, al per noi quasi sconosciuto Le viol des foules, opera pubblicata per la prima volta in Francia e in lingua francese nel 1939, significa prendere atto che la ricerca istituzionale in Italia è stata in ritardo. Nonostante, infatti, la distruzione che i tedeschi fecero dell’opera nel 1940, dopo l’occupazione di Parigi, le idee di Tchakhotine circolarono liberamente in Occidente, ma solo grazie alle edizioni inglesi, americane e canadesi degli anni ’40. Per leggere Le viol des foules in italiano si è dovuto attendere il 1952

Con la traduzione che della seconda edizione francese fece Piero Angarano.

Ma passiamo alle idee che il libro veicola. L’attività biologica che nel regno animale sovrintende alle abitudini e alle condizioni di vita, ancor prima che al pensiero e alle idee, diviene ogni giorno materia più decodificabile e meno tabù; è, infatti, attraverso l’analisi del comportamento e del pensiero che si risale ad essa. Negli individui o nei gruppi sociali che conducono una vita abitudinaria è sintomatico che i meccanismi psichici registrino pochi fattori condizionanti - che ne determinano la condotta di vita - quali sono i vissuti. La psiche, infatti, può interiorizzare soltanto i messaggi e i contenuti cui è esposta. Se questa è la ratio essa può essere manipolata, potenziata, svuotata, implementata. È, dunque, possibile svolgere un’azione psicologica finalizzata ad orientare in senso positivo gli impulsi combattivi o, in antitesi, un’azione orientata a diffondere “epidemie gregarie”, che immergono l’individuo in uno stato di ipocoscienza, per abbandonarlo a tutti gli automatismi immaginabili. Se, come si è detto, i vissuti sono potenti fattori condizionanti che determinano la condotta degli uomini, che possono indurre quindi a nuove esperienze, assai emblematico si rivela un episodio di cui ci riferisce Stuart Chase ne La tirannide delle parole. Egli racconta che, quando Galilei, col suo nuovo telescopio, poté mostrare la luna con le sue montagne e il pianeta Giove con i satelliti, un professore di filosofia dell’Università di Padova si rifiutò di guardarci dentro, preferendo credere alle proprie idee anziché ai propri occhi. Il comportamento del professore era determinato da una forma di cronassia lenta, che produce inibizione, a differenza della cronassia rapida che produce eccitazione. Si verificava, insomma, che nel professore il rapporto fra neuroni e muscoli era labile perché fra i due non c’era eterocronismo. Ed ecco, come ciascuno di noi, servendosi di quel prezioso strumento che è la lingua, può trasmettere di generazione in generazione il proprio bagaglio di conoscenze e dì ignoranza, di superstizioni e di concezioni scientifiche.

Ora, nella tempestosa congerie di eventi della prima metà del secolo scorso, autorevole esponente di quella intellighenzia europea che non perde il lume della ragione, Tchakhotine, il quale ha una nobile concezione della scienza (condanna gli scienziati che non si rifiutano di lavorare per la guerra e di condurre ricerche per nuove armi micidiali, definendo quella imposta dai politici un’attività che disonora la scienza), con Le viol dea foules approda ad una altrettanto nobile concezione della politica, i cui eventi analizza con tale rigore scientifico da generare nel lettore una serie di valutazioni e di riflessioni tendenti ad esaltarne le capacità raziocinative. Scevro da tendenze mistificatorie o da posizioni preconcette, egli aborrisce ogni forma di dittatura e, nel mezzo della bufera nazifascista, vi si oppone con forza, dopo aver scientificamente dimostrato come tutti i dittatori siano autentici “violentatori di folle”.

Le tecniche che i dittatori usano per ipnotizzare le folle, generando un’estasi collettiva che riduce in uno stato di passività, sono, come illumina la storia filetica, consolidate e tecnicamente affinate. Tchakhotine si sofferma a lungo sulla forza delle “epidemie gregarie” e, in primo luogo, sull’azione inebriante della glossolalia e della musicolalia. La ripetizione ossessiva di brevi frasi scandite sotto forma di slogan, le litanie le giaculatorie, le corali invocazioni di miracoli i tossici sonori, quali la musica selvaggia propinata sotto forma dì brevi frasi ritmate, esercitano una potente forza emotiva, un’azione inebriante che addormenta il cervello e assoggetta i corpi agli stessi movimenti meccanici. I capi, siano essi religiosi, militari o leader politici, sanno bene quanto le “epidemie gregarie” siano malattie pericolose e contagiose che minacciano di morte l‘organismo che assalgono; sanno bene quanto il “contagio gregario” rallenti le funzioni organiche, da paralizzare i centri superiori del cervello; tuttavia, da autentici violentatori della psiche, più che sulla persuasione fanno leva sull’emotività, provocando un’autentica disintellettualizzazione di massa.

Ecco, quindi, che, quando taluni leader religiosi, politici o militari fanno della paura dell’inferno, del nemico o dell’ideologia dal partito avverso il movente delle loro azioni, svuotano le azioni stesse del loro intrinseco valore per ricondurle ad un calcolo dissennato: soldati che ubbidiscono ciecamente, non già militanti che collaborino con l’autorità superiore, essi vogliono. Ossessionati come sono dal voler imporre agli altri ciò che li ossessiona personalmente, intolleranti della critica perché la temono, i capi, mitomani, sono inclini a raccogliere e a condensare in sé ciò che nelle loro “vittime” resta latente e diffuso, per divenire incarnazione vivente dei loro istinti brutali, delle inclinazioni ataviche, delle passioni compresse, dei desideri insoddisfatti. Sembra che i capi siano assolutamente incapaci di concepire la possibilità negli esseri umani di una vita personale ed indipendente e che non sappiano vederli se non tutti insieme, sempre agglomerati in collettività o nei partiti. Per preparare il trionfo della causa della quale si proclamano campioni mostrano di avere a cuore le problematiche sociali e le aspirazioni degli individui che compongono le masse. Ne sono testimonianza i bagni di folla che si rivelano assai salutari per l’oratore mitomane, bagni di folla durante i quali con i loro discorsi diffondono notizie false come vere, destituiscono di fondamento le vere spacciandole per false, al solo scopo di produrre,. commuovendo ed infiammando, quella “conformizzazione” o messa a punto delle masse (gleychschaltung), decoscientizzazione che preclude alla persona di avere una propria visione del mondo.

Tchakhotine non si stanca di sottolineare come l’estasi collettiva (la quale riduce in uno stato di passività assoluta nei confronti dei capi) e come la suggestione collettiva (imposta a gruppi in stato di debole resistenza) determinano in essi un’alterazione funzionale dei meccanismi della vita psichica, alterazione accompagnata, magari, da disordini organici più o meno gravi o più o meno prolungati. In questo quadro, il rapporto capo-folla si configura come il più grande nemico dell’idea democratica.

Fra le epidemie gregarie del nostro tempo, in aggiunta a taluni generi musica selvaggia che rievocano “l’abdug-abdug” dei primitivi subsahariani, assai pericolosa è la standing ovation, quasi sempre espressione di gruppi segnati da ipotrofia cerebrale.

Se l’atto di volontà è sintesi di riflessioni personali, l’aspetto negativo non consiste nel fatto di voler rendere omaggio o di volersi identificare in un modello; se mai nel fatto che, all’interno dei gruppi, spesso, scattano meccanismi che coinvolgono i più ad imitare il comportamento di pochi. Il capo, il quale conosce bene la materia, sa come sfruttare e finalizzare quella “meravigliosa” forza che è l’ignoranza: è della debolezza, infatti, che ha bisogno per poter essere forte; come il magnate, del resto, il quale per essere straricco ha bisogno di grandi sacche di povertà. Il consenso, consapevoli o meno che siano le popolazioni, autorizza, comunque, il capo ad agire per il raggiungimento di obiettivi apparentemente di utilità collettiva, ma fondamentalmente per il soddisfacimento di interessi propri.

Dopo aver ricevuto l’ovatio ed il trionfo, Ottaviano Augusto torna a Roma, fa chiudere il tempio di Giano e, dopo aver soddjsfatto le esigenze dei veterani, che fa? Pur senza abolirlo, vanifica di fatto l’ordinamento giuridico della res publica: da una classe politica debole ed incapace si fa, infatti, conferire il titolo di princeps senatus, la potestas tribunicia, il potere consolare maius et infinitum, la cura legum et morum, lo ius edicendi, e ancora il titolo di pontifex maximus e di pater patriae. Se tanto non bastasse ingiunge per testamento al suo successore di sopprimere i comizi.

Il copione è consolidato, ma è auspicabile che non vi siano istrioni votati ad interpretare la farsa.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Luglio 2009 23:29
 
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