La nuova frontiera della russofobia

Fa una certa impressione vedere scritta in un giudizio d'esame per accedere alla carriera universitaria la parola “russocentrismo” come accusa di non obiettività nei confronti della produzione scientifica di un candidato ad un posto di letteratura russa; una produzione pertanto nella sua stragrande parte di critica letteraria. Ci sarebbe solo da sorridere e pensare che la commissione, tutti slavisti, deve probabilmente aver avuto un vuoto di mente e aver creduto, per qualche strano motivo e collettiva suggestione, di trovarsi a giudicare delle opere sulla storia e la civiltà americana o di qualche altro paese occidentale.

Non si spiegherebbe infatti altrimenti l'accusa di “russocentrismo” nei confronti di opere che della Russia devono parlare. Chissà forse un sogno recondito di poter insegnare e giudicare qualcosa della Civiltà, quella con la “C” maiuscola... “Ed invece per sbarcare il lunario siamo costretti ad occuparci della sottosviluppata Russia”.

 

Comunque a parte queste osservazioni burlesche sui condizionamenti di tipo freudiano della commissione, l'accusa razionalmente assurda di russocentrismo ad un futuro russista deve far molto riflettere. Il mondo accademico degli slavisti fuori della Russia non sempre è una risorsa per la Russia. Attenzione non stiamo dicendo che i professori di russo debbano parlare bene della Russia di ieri e di oggi solo perché fanno questo mestiere. Tutt'altro. Ma dovrebbero almeno costituire dei ponti, essere dei mediatori tra paese e paese, tra società e società, tra cultura e cultura appunto.

In effetti il problema è sta proprio qui: negare l'accezione completa di “Cultura” ad un'altra cultura che non sia la nostra. Anche quando si tratta della cultura russa. Grandissima certo, ma che può permettersi di definirsi tale solo in funzione della Cultura dei paesi “civili”. Come dire: anche i russi possono essere grandi, purché riversino la loro grandezza nel grande contenitore della Civiltà... Che non gli vengano delle idee strane, di avere un'identità a prescindere, dalla cultura e dalla civiltà occidentale.

Ed è così che repoters, giornalisti, esperti e perfino slavisti, finiscono con l'accreditare e formare un'immagine della Russia, che è sempre quella: un paese grande e selvaggio, ricco ma arretrato, affascinante solo per coloro che amano l'estremo, l'incognito o che ancora sono malati di sovietismo... Se si parla di Russia si deve essere rigidamente eurocentrici. Solo così si può essere obiettivi, “scientifici” e non cadere nella trappola del “russocentrismo”... Il nuovo nemico dei russofobici.

Gabriele Gottardi

 

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