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Mercanti, artigiani e contadini

Non tutti i mercanti si trovavano sullo stesso piano, esistevano almeno tre principali stratificazioni a cui facevano capo differenti interessi e orientamenti di natura sociale.

Tra i primi due gruppi di mercanti, gli Zitye Ljudi - gente dalla gran bella vita - e i Bojari - aristocrazia - le differenze erano lievi senza quella netta separazione che ci fu in occidente tra nobiltà e ricchi borghigiani. Insieme, costoro, di fatto rappresentavano un’aristocrazia del denaro e dei mezzi per commerciare.

Il terzo gruppo, i Kuptsy - compratori - fungeva da spina dorsale del traffico. Da loro dipendeva la rete delle esportazione e delle importazioni, la conoscenza delle piazze e l'andamento degli scambi e delle relazioni con i mercanti stranieri.

Ma il commercio influiva altrettanto notevolmente e in modo differenziato su tutti gli altri gruppi sociali.

Per artigiani e salariati locali - Cernye Ljudi - ovvero gente sporca, la cui produzione aveva un carattere prevalentemente domestico - fabbricazione di utensili per la casa e per il lavoro dei campi - l'aumento del traffico commerciale portò ad una rapida crescita della domanda di lavoro d'opera, così vasta che a stento e solo parzialmente, anche a causa dell'arretratezza tecnica, riuscivano ad evadere.

Le richieste principali andavano dalle costruzioni per ospitare i mercanti, che per affari soggiornavano sempre più spesso nelle città, a quelle per allocare le merci; poi mezzi di trasporto - navi, chiatte e carri- tele per le vele e più armi per le scorte armate adibite alla sicurezza del traffico.

Inoltre aumentava la richiesta di orafi e cesellatori sia per coniare monete per la nascente economia monetaria sia per la fabbricazione di gioielli e monili i quali, con l'aumento della ricchezza e la diffusione di nuovi costumi, perdevano gran parte del loro contenuto magico che l'antico passato tribale gli attribuiva e acquistavano un valore sociale che certificava il rango occupato dalla persona nella vita sociale.

Ben diversi furono gli effetti sul mondo contadino.

Fin dalle epoche più remote le principali attività economiche delle varie tribù che popolavano i territori della antica Rus' furono la caccia, la pesca e la raccolta di prodotti naturali: selvaggina, animali da pelliccia, pesci, miele e cera che in quelle terre ricche di foreste e fiumi abbondavano.

Foreste e fiumi costituivano la principale risorsa e stavano ai russi come un ricco giardino o un campo arato stava ad un arabo o ad un latino. Il disboscamento delle foreste avanzava lentamente, quel tanto di necessario per costruire un villaggio e per ricavarne un piccolo appezzamento di terra per le poche colture necessarie al fabbisogno della comunità.

Di conseguenza lo sviluppo dell'agricoltura procedeva a piccoli passi e anche molto differenziati.

Nella regione di Kiev dove c'erano terre più fertili, un clima meno rigido e anche ampie zone non completamente ricoperte di foreste si ebbero i progressi maggiori che non nella regione di Novogorod, dove il terreno e il clima erano più ostili e le foreste abbondavano.

Lo sviluppo del commercio, poi, contribuì notevolmente a cristallizzare questa situazione.

Ciò che abbondava nella Rus' scarseggiava in Occidente: cera, pellicce e miele, richiestissimi e ben pagati, finirono per diventare i principali articoli dell'esportazione russa e, di certo, ciò non portò ad un miglioramento e ad una differenziazione in campo agricolo.

Dai dati così raccolti possiamo farci un’ idea della Rus' di Vladimir come di un paese che doveva tutto al commercio e alle risorse naturali. Tuttavia, anche se questa impressione é giustificata, la sfida del commercio, più che quella agricola ancora troppo debole e primitiva, richiedeva una continuo riadeguamento dei rapporti sociali e delle relazioni internazionali e, su questo versante, la Rus', non solo era fortemente arretrata ma era anche attraversata da contraddizioni di diversa natura.

Infatti i vecchi rapporti tribali, anche a causa della cristallizzazione delle campagne, oltre ad essere duri a morire contraddicevano e ostacolavano la spinta al generale ammodernamento del paese che nasceva dal commercio e che trovava nelle città il suo punto di forza, ma che, mancando di un artigianato qualificato di tecniche e tecnologie, stentava ad avviarsi.

Abbiamo anche visto che la Rus' era già un paese plurinazionale, unificato dal commercio ma senza una coesione interna che unisse ideologicamente tutte le tribù.

Se da un lato, dunque, il commercio aveva portato all'unificazione economica, se le armi realizzarono quella politica, dimostrandosi entrambi fattori importanti ma da soli non decisivi per una effettiva unificazione del paese, dall'altro lato un pulviscolo di riti e di adorazioni ancora disuniva lo Stato kieviano comportando per il paese una pericolosa instabilità che spesso sfociava in scontri armati tra le diverse tribù, in distruzioni e disordini che rendevano precario e insicuro il traffico commerciale già di per sé molto avventuroso.

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