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La Rus' di Vladimir

La Rus' che Vladimir aveva ereditato riuniva già attorno alla città di Kiev tutte le tribù degli slavi orientali, parte delle popolazioni del regno dei chazari e numerose tribù-ugro-finniche.

L'unificazione di tutte le tribù in unica confederazione statale fu un processo rapido e impetuoso che, nel volgere di un secolo - dalla fondazione del primo stato russo ad opera di una minoranza esterna proveniente dalla Scandinaviav -, ridisegnò le mappe etniche e politiche di una regione le cui propaggini, a seconda dei successi militari, si potevano estendevano dal Baltico al Mar Nero e dal Caspio ai Carpazi.

Alla base di questo rapido processo di unificazione e di una così impetuosa espansione territoriale e amalgama etnico, oltre alla comune lingua, ci fu un intenso sviluppo del transito commerciale attraverso la cosiddetta via dai varjaghi ai grecivi che consentì il contatto delle diverse tribù, favorendone gli scambi e con essi la reciproca conoscenza che, ben presto, sfociò nel comune interesse a far si che le vie del commercio fossero sicure e difese.

Dall' VIII secolo alla crociata contro Costantinopolivii, col crescere dell'insicurezza delle antiche vie commerciali mediterranee, che da sempre avevano collegato l'Europa all'Oriente, la via dai varjaghi ai greci divenne una delle principale arteria del commercio internazionale.

Costantinopoli si consolidò come il centro economico e politico più importante dell' ecumene cristiana, mentre la regione che dal Mar Nero si estendeva verso il nord e il mondo mussulmano acquistò rapidamente un ruolo di primo piano nell'economia internazionale del tempo.

Dal commercio gli slavi orientali trassero la loro principale risorsa economica che influenzò notevolmente la loro evoluzione, comportando una sostanziale differenziazione della Rus' dal resto della Europa feudale.

Si ebbero due diverse direttrici di sviluppo.

Nell'Europa centro-occidentale, dopo la caduta dell'impero romano, i centri economici si erano trasferiti e concentrati nelle residenze dei nobili proprietari terrieri e le città, in rovina, per riprendersi, dovettero attendere il XII secolo, allorquando, a seguito della cosiddetta rivoluzione agricola le eccedenze prodottesi sostennero una notevole ripresa commerciale favorendo l'inserimento di nuovi soggetti economici.

Gli slavi orientali, al contrario, non essendo stati integrati nel mondo occidentale non avevano subito le conseguenze del suo disfacimento a seguito delle invasioni barbariche, ma non avevano neanche beneficiato di nessuno sviluppo economico e tecnologico proveniente dalle integrazioni allora realizzate.

Essi, nel VIII secolo, avevano così raggiunto uno stadio di sviluppo molto primitivo e povero di risorse tecniche ma certamente in crescita.

Cosicché, tra questi slavi, il centro del potere economico e politico si era andato concentrando nelle città sorte lungo le vie del commercio fluviale e, le leve del potere, diversamente dal resto dell'Europa che le concentrava allora nelle mani della sola classe dei proprietari terrieri, nelle città della Rus' venivano gestite in modo tumultuoso e vagamente democratico dalle assemblee popolari chiamate vece.

Questa istituzione, ereditata dall'antica comune contadina slava, era presente in tutte le città della Rus' ma raggiunse il massimo del suo sviluppo democratico nella città di Novogorod, la più occidentale e repubblicana città russa, nella quale il Vece poteva decidere l’elezione dei suoi rappresentanti governativi. Naturalmente da questa situazione economica prevalentemente commerciale e da istituzioni politiche di tal genere i mercanti ne trassero i maggiori benefici conquistando sempre più peso politico nella formazione delle decisioni. E, i mercanti, come vedremo, ebbero un ruolo di primo piano nel favorire il passaggio al cristianesimo.

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