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L'ambizione

Dai fatti così esposti non si direbbe che il keviano fosse spinto verso il cristianesimo da un moto dell'anima.

Le stesse cronache prima di mostrarcelo trasfigurato, all'indomani del battesimo, sono molto severe nei suoi riguardi. Lo dipingono a tinte fosche: dissoluto, dedito a sacrifici umani, fanatico del paganesimo, insaziabile di lussuria secondo il cronista che gli addebita cinque mogli e circa ottocento concubine.

Forse il compilatore esagerava ma é comprensibile. Interpretando fedelmente lo stile letterario del tempo, egli voleva offrire ai suoi lettori un effetto di contrasto per risaltare maggiormente l'influsso benefico, positivo e trasfigurante della fede sul principe.

Però, nonostante l'appesantimento del ritratto, la sostanza non cambia: prima della conversione non vi é traccia nella vita di Vladimir di una particolare predilezione per la fede cristiana.

Ma indubbiamente egli vedeva nel mondo cristiano una civiltà più progredita in cui la ricchezza e la potenza delle corti imperiali non aveva uguali in tutto il mondo conosciuto dagli slavi.

L'ideologia monarchica dei greci, poi, in quella data fase dello sviluppo economico, culturale e in primo luogo statale del suo paese, doveva apparirgli, come già era apparsa ad altri principi slavi convertiti prima di lui, un modello ideale verso cui tendere.

Ed egli, probabilmente, anche per naturale ambizione, rafforzatasi nel corso della sua scalata al potere, non voleva essere inferiore a quella monarchia. Capiva che per porsi al suo pari aveva bisogno di considerazioni e riconoscimenti con cui legittimare questa sua aspirazione. E per acquisirli non v'era altro mezzo che convertirsi a quel Dio supremo e onnipotente nel cui nome governavano sulla terra re e principi potentissimi.

 

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