Kiev - Comunque vada a finire la faccenda di Majdan, chiunque si troverà in mano le leve del potere – sarà prioritario cambiare rotta al “Titanic” dell’economia ucraina, prima che vada a schiantarsi contro l’iceberg. L’Ucraina è l’unico stato postsovietico che in un quarto di secolo non ha aumentato la produzione di beni e servizi rispetto ai tempi dell’URSS. Il prodotto interno lordo reale è l’86% del vecchio valore sovietico del 1992.

La rivoluzione sulla Majdan deve fare i conti, per esempio, con uno dei più bassi livelli di diffusione di internet in tutta la CSI. L’ex granaio dell’URSS si è trasformato in una periferia dell’Europa dove la popolazione campa di reddito sommerso e economia naturale, mentre oppositori di ogni tipo battagliano sulla Majdan.

Abbiamo affrontato i paradossi dell’economia ucraina con alcuni esperti. Aleksandr Ohrimenko, presidente del centro studi analitici ucraino:

“E’ necessario capire che l’economia ucraina è strutturata in maniera differente da quella russa. Le elite locali da noi sono molto deboli, contano gli oligarchi. Scelgono il presidente, il primo ministro e perfino l’opposizione. Ci sono oligarchi filo-occidentali e ci sono quelli i cui affari sono collegati con la Russia. E la “pausa europea” è dovuta al fatto che in quel preciso momento ha prevalso il gruppo di oligarchi orientati verso la Russia. Non bisogna credere che da noi il Partito delle Regioni sia tutto filo-russo o Udar completamente filo-europeo. Niente di simile. Ci sono oligarchi in tutti i partiti, il piccolo e medio business dipende interamente da loro e grazie a loro sopravvive, per questo appena compare qualche piccola incomprensione gli oligarchi mettono in campo i propri vassalli, cioè il piccolo e medio business. Quello che sta accadendo da noi è una rivoluzione degli oligarchi. Alcuni finanziano l’opposizione, alcuni il potere – quelli più furbi l’opposizione, il potere, e pure i combattenti.”

– Faccia qualche nome per chiarire il concetto…

“Per esempio, Tariel Vasadze di “Ukrauto”, produce automobili utilitarie del segmento della russa Zhiguli. Si possono vendere in Russia, nel Kazakhistan, ecco, in Polonia sarebbe già impossibile. In teoria sono in corso trattative per l’assemblaggio in territorio ucraino di automobili europee, già da qualche tempo funziona la catena della Skoda, ma qualsiasi altro tentativo di far arrivare altre case automobilistiche naufraga per la carenza di infrastrutture. Oppure l’uomo più ricco d’Ucraina, Rinat Ahmetov. Metallurgia e, in parte agricoltura. Ma la cosa principale è che vuole comprare fabbriche in Europa, creare una multinazionale. Ha accumulato capitali, nelle sue aziende lavorano manager stranieri, si è dato uno stile euro-americano. Da un pezzo ha già messo un piede in Europa, è interessato a questi cambiamenti.”

– E il gruppo “DF” di Dmitryj Firtash?

“Firtash è il più scaltro. Fa i suoi affari con la Russia, i suoi concimi chimici possono prenderli solo là. Nessuno in Europa acquista i suoi prodotti, manca la certificazione. Però i suoi prodotti alimentari vuole venderli in Europa. Non solo, vuole acquistare fabbriche ed entrare attraverso la Polonia nel mercato europeo dei generi alimentari.”

– Perché per questa gente sono così importanti i mercati esteri?

Perché l’economia nel complesso è orientata all’export. L’attività dei principali oligarchi è l’export. Noi esportiamo soprattutto metalli. L’economia si è adagiata su questo: estrazione dei minerali, energia. Adesso qualcosa sta cambiando, c’è stata la moda improvvisa dell’agricoltura, tutti gli oligarchi hanno preso ad occuparsi di agricoltura, industria alimentare, trasformazione. Investono in questo campo, stanziano capitali vogliono assolutamente il libero mercato della terra, poiché da noi la compravendita dei terreni agricoli è proibita. Pochi sanno che nel 2013 l’Ucraina ha occupato il secondo posto nel mondo per l’esportazione di cerali – per questo motivo il mondo degli affari è così euforico. Si commercia soprattutto mais, ma l’Ucraina è anche leader mondiale nella produzione di girasoli.”

– I volumi delle esportazioni ucraine sono andati via via aumentando dal 1999 (17 miliardi di dollari), hanno raggiunto la cifra di 41 miliardi di dollari nel 2004, 64 miliardi nel 2007, 84 miliardi nel 2008. La crisi di fine 2008 – inizio 2009 ha abbattuto l’export ucraino a 54 miliardi di dollari, poi di nuovo la crescita, 89 miliardi nel 2011, 90 nel 2012. Nonostante ciò, il prodotto interno lordo nel 2013 è sceso a zero. Come mai?

“Per un semplice motivo: sono calate le esportazioni. E’ crollata la domanda di metalli nel mondo, il mercato è saturo. L’80% del metallo prodotto in Ucraina viene esportato, è impensabile venderlo qui in queste quantità, pur con tutta la volontà. Lo stesso accade con l’industria chimica: una tale quantità di fertilizzanti minerali non sappiamo nemmeno dove metterla. Per questo le nostre fabbriche hanno resistito 6 mesi, comunque era possibile produrre, ma poi? Il 95% dell’export metalmeccanico va in Russia. Sono crollate le esportazioni di attrezzature per il mercato dell’energia, pure perlopiù dirette in Russia. Anche l’introduzione da parte della Russia della tassa di utilizzo (una specie di bollo auto – NdT) nell’industria automobilistica ha contribuito al forte calo del prodotto interno lordo. In Ucraina l’hanno fatto un anno dopo. E’ successo così che non era possibile esportare in Russia auto ucraine, mentre quelle in arrivo dalla Russia avevano addirittura un costo inferiore di quelle di produzione nazionale. Solo nella primavera del 2013 è stata introdotta una tassazione speciale e poi, in autunno, la tassa di utilizzo. Così se all’inizio del 2013 il crollo della produzione automobilistica ha raggiunto il 50%, per la fine dell’anno si è assestata sul 25%. Nel complesso l’industria dell’auto ha perso il 5% mentre l’agricoltura ha avuto un’impennata del 15%.”

– Se dunque l’Ucraina è un paese esportatore, con quale partner effettua i maggiori scambi commerciali, Russia o Europa?

“Il 30% delle nostre esportazioni se ne va in Russia, un altro 30% in Europa, il restante 40% in Asia, Turchia e Medio Oriente. All’Europa vendiamo perlopiù generi alimentari, ma anche ghisa. I nostri lobbisti non vogliono rinchiudersi in una sola nazione, per questo vanno in Cina, puntano alla Turchia, hanno sottoscritto un accordo di libero scambio commerciale con Israele. Hanno cominciato a vendere prodotti metallurgici in Iran, componentistica per centrali elettriche in India. Sulla Cina riponiamo grandi speranze. Daremo in affitto ai cinesi 3 milioni di ettari di terra, loro hanno intenzione di costruire un porto in Crimea, autostrade, due fabbriche per la produzione di gas sintetico, due centrali elettriche. L’Ucraina ha intensificato le vendite di generi alimentari alla Cina e c’è un accordo per la vendita di prodotti metallurgici.”

– A che punto siamo con la dipendenza energetica dalla Russia? C’era un’intesa per l’estrazione del gas di roccia in Ucraina …

“E’ un altro progetto sostenuto dagli oligarchi alla cui realizzazione partecipano multinazionali americane, la Shell, la Shevron. Giungere a un accordo è stato duro, ma alla fine abbiamo ottenuto condizioni eque: il 50% delle estrazioni a loro, il 50% a noi. Se il progetto parte, si calcola che dal 2020 non sarà più necessario fare acquisti all’estero per il fabbisogno energetico.”

– Che ne pensa dello squilibrio che c’è nello sviluppo economico fra le regioni occidentali e quelle orientali? Quanto è corretto dire che l’Oriente dà da mangiare all’intera nazione?

“L’industria è concentrata principalmente nelle regioni orientali. Nell’Ovest ci sono meno fabbriche. Però anche la spesa assistenziale incide di più nelle regioni orientali, soprattutto per i minatori, vuol dire stipendi e pensioni di ogni genere. Così otteniamo che le regioni orientali contribuiscono maggiormente al prodotto interno lordo ma ricevono anche maggiori fondi pubblici. E’ l’eterna disputa su chi dà da mangiare a chi: forse è vero che l’Est dà da mangiare, ma riceve di più. Le regioni occidentali sono meno sviluppate da un punto di vista industriale. Se vogliamo fare una classifica regionale per l’apporto al prodotto interno lordo allora direi: Dnepropetrovsk, Donezk, Lugansk, Karkhov, Odessa, L’vov, all’ultimo posto la regione occidentale di Ternopol’. Lì si vive di commercio, non di industria. Nelle regioni occidentali c’è un ottimo sviluppo del turismo, la gente lì punta sulla sfera dei servizi, è intenzionata a ricevere una buona formazione e andare a lavorare nel campo dell’IT.”

– In quanto all’esportazione della forza lavoro?

“Fra un milione e mezzo – due milioni di persone lavorano parte in Russia, parte in Europa Occidentale. Chi lavora in Russia, sostiene la Russia, chi lavora in Europa – perlopiù in maniera illegale e, se scoperto, viene spedito indietro – sostiene con forza l’abolizione dei visti con l’Europa. E quando con l’accordo di associazione all’UE fu promessa loro l’abolizione dei visti esplose un’incontenibile euforia, sebbene l’associazione all’UE in effetti non preveda l’abolizione dei visti d’ingresso. L’Ucraina Occidentale è attratta dall’Europa perché lì c’è lavoro. Abbiamo intere aree dove la maggior parte della popolazione lavora in Europa e fino ad oggi si dispera perché a suo tempo venne strappata dall’Austria-Ungheria, dalla Polonia. Dicono: magari da noi fosse come in Polonia!”

– Nel 2013 il debito pubblico dell’Ucraina ha raggiunto i 73 miliardi di dollari, una cifra molto seria…

“E’ cresciuto, ma è stata restituita una grande parte di crediti al Fondo Monetario Internazionale. Inoltre si è leggermente modificata la struttura del debito pubblico. Un tempo era quasi tutto in mani straniere, ora questa parte costituisce solo il 40% del totale, il 60% è interno. Il debito pubblico è pari al 34% del prodotto interno lordo, si prevede per quest’anno che cresca fino al 36%.”

– Perché è prevista una crescita del debito pubblico?

“Per le elezioni presidenziali del 2015 e altri fattori prettamente politici. Si parla di un aumento degli stipendi degli statali, per quest’anno, del 18%, del 15% per le pensioni. La generosità non conosce limiti.”

– Di tutti i partiti politici, qual è quello che propone il programma più assennato?

“I loro programmi sono seriali. Tutti prevedono la lotta alla corruzione, l’aumento di rimborsi, pensioni, stipendi. Nessun programma è davvero reale. Hanno deboli alleanze economiche, sono leader politici e se qualcuno prova a dare loro qualche consiglio, si offendono a morte.”

– Qual è il vero tenore di vita in Ucraina?

“Lo stipendio base è due volte inferiore rispetto alla Russia. Tuttavia da noi il prodotto interno lordo è sceso mentre il commercio al dettaglio è cresciuto del 13%, strano, no? E’ l’effetto dell’economia sommersa e degli stipendi nelle buste da lettera, credo che i guadagni reali siano maggiori del 50% circa. Un ucraino ha nelle tasche dollari in contanti per una somma pari al doppio di un cittadino russo. La popolazione ha per le mani 87 miliardi di dollari! Sono risorse colossali. Ma di questo non si tiene conto da nessuna parte. L’ammontare della valuta in contanti dei russi, secondo i dati della Banca Centrale per il 2013, è pari a 21 miliardi di dollari. Lo stesso indicatore, in Ucraina, oscilla dai 40 miliardi (secondo l’esperto finanziario Erik Nayman, 2012) ai 100 miliardi (stima dell’ex capo della Banca Nazionale Sergey Arbuzov, 2013). Questo, nonostante la popolazione ucraina sia un terzo di quella russa. Questa differenza enorme si può spiegare solo con l’elevato tasso di economia sommersa, nell’ordine del 40% dell’intera economia ucraina.”

– Nel quadro che ci ha disegnato il paese vive la propria vita, anche economica, le elite, anche. Ma allora quando si risolverà questa crisi?

"La crisi finirà appena gli oligarchi si saranno spartiti le cariche nel consiglio dei ministri e definito chi avrà il dominio su quale regione. La rivoluzione finirà il giorno dopo. La gente sulla Majdan non sta necessariamente lì “a stipendio”, però qualcosa in tasca se la mettono, gli attivisti bisogna pagarli, anche i mass-media hanno un costo salato. In futuro gli oligarchi si metteranno d’accordo e formeranno 2-3 partiti che si daranno il cambio tra loro, come in America. Bisogna solo sopportare questa fase di cambiamento."

Ruslan Grinberg, direttore del dipartimento di economia dell’Accademia Russa delle Scienze:

“Il debito pubblico dell’Ucraina continua a crescere, ha raggiunto i 73 miliardi di dollari, ma se consideriamo tutto questo nell’ottica di un eventuale ingresso nella UE occorre allora tener presente il criterio per cui il debito pubblico può costituire fino al 60% del prodotto interno lordo, e per l’Ucraina questo indicatore è inferiore. Molti paesi europei ritenuti modello hanno un debito superiore. Da un punto di vista formale non c’è alcun problema. Però quest’anno avranno uscite per circa 9 miliardi e le loro riserve valutarie sono piuttosto malandate, 20 miliardi di dollari per 46 milioni di persone. Da noi per esempio, giusto per fare un confronto, una popolazione 3,3 volte superiore ha riserve pari a 500 miliardi. Una differenza di 25 punti. Certo, noi siamo in grado di aiutarli. Ma l’Ucraina ha intenzione di diventare in prospettiva parte dell’Europa, quindi sarà il Fondo Monetario Internazionale a ristrutturare il loro debito.”

– Cioè, l’Ucraina non può farvi fronte autonomamente?

“Credo che senza un aiuto esterno non sia in grado di onorare il proprio debito. L’Europa, gli USA e la Russia devono capire che è scandaloso trasformare l’Ucraina in una sorta di pomo della discordia. Credo che a entrambe le parti sia chiaro di aver giocato abbastanza. Occorre convocare dei negoziati a tre, poiché nessuno credo abbia interesse a una Ucraina turbolenta, povera e assolutamente instabile, stiamo parlando dopotutto di 46 milioni di persone! No, sul piano economico non credo ce la facciano senza un aiuto esterno. Dovrà essere, in qualche modo, coordinata.”

– La Russia, a quanto pare, ha prestato aiuto nei limiti del possibile …

“E’ vero, la Russia ha fatto all’Ucraina un sontuoso regalo alla fine di dicembre, 15 miliardi più uno sconto sulle tariffe del gas. Sono cifre sostanziose, e io sono d’accordo, a differenza di molti miei colleghi. Ma l’Europa, insieme all’America, in un momento così grave per l’Ucraina deve convincere il FMI a rivedere le modalità delle erogazioni.”

– Si può arrivare al default?

“Non si arriverà al default. Nessuna delle parti in causa ha interesse a che ciò accada, non la Russia, non l’UE e neanche l’America. Ho la sensazione che perfino la Cina sia pronta a prestare aiuto. Un paese così grande non può sostenere un default. Dichiara fallimento, e poi? Bisogna comunque aiutarli. Quando una persona o una piccola impresa vanno in bancarotta vuol dire che quello era il loro destino. Ma l’Ucraina è too big to fail, troppo grande per cadere.”

– A giudicare dalle cifre l’Ucraina è l’unico paese dell’ex URSS dove il prodotto interno lordo reale è inferiore a quello dell’inizio degli anni ’90

“Sì, finora occupano gli ultimi posti per le riforme di mercato. Nonostante fossero quelli che più di tutti volevano uscire dall’URSS e credevano di ottenere un posticino al sole senza gli odiati russi,,,,”.

Come spiega questo crollo del prodotto interno lordo reale in un quarto di secolo? Eppure era una repubblica ricca. Forse si deve al fatto che l’economia ucraina è stata edificata come parte integrante di quella sovietica?

“Certamente. L’URSS era un’unica grande fabbrica e l’Ucraina era orientata verso solidi rapporti di cooperazione con la Russia e con le altre repubbliche: industria atomica, cantieri navali, razzi spaziali, tecnica missilistica … tutto questo piano piano è andato in rovina. Putin ha usato molto buonsenso decidendo di passare dal bastone alla carota alla fine dell’anno scorso, mi riferisco ai 15 miliardi elargiti. Bisogna considerare questa cosa favorevolmente. Sarà ancora meglio se Russia e Ucraina rinnoveranno quei rapporti di cooperazione per salvare quel che resta del potenziale tecnico-scientifico dei tempi dell’URSS, ormai in via di disfacimento. Voglio far presente, inoltre, che dopo il 1991 le cose per noi si misero male, ma per loro ancora peggio in quanto, a differenza nostra, non hanno materie prime. Per questo non è il caso di montarsi troppo la testa se il livello effettivo della nostra economia è superiore al loro.”

– Ma se guardiamo gli indicatori di macroeconomia loro cedono il passo perfino alla Bielorussia che pure è rimasta ferma agli anni ’90.

“In Bielorussia, che ci piaccia o no, c’è una economia molto controllata. Certo, questo ostacola l’iniziativa privata, a differenza dell’Ucraina, ma bisogna ammettere che, a volte, un regime strettamente autoritario può essere economicamente più valido di una democrazia imperfetta, come sta succedendo in Ucraina. Prendete la Cina, la Malesia, il Vietnam, là si stanno registrando grandi successi in campo economico sotto la direzione dei partiti comunisti. Questa cosa personalmente, in quanto anticomunista, non mi piace, ma non si può negare che le riforme di mercato sanno farle anche i comunisti, curioso no? In Ucraina invece, democrazia imperfetta, prevale l’economia di mercato di stampo familistico, in cui la fazione politica vincente ottiene il diritto di opprimere i restanti soggetti economici. Sicuramente le regole del club in cui l’Ucraina desidera entrare sono quelle per lei più auspicabili, in primo luogo la supremazia della legge. Ma a parte queste regole, l’UE non ha nient’altro da offrire.”

– Pur nella sua imperfezione questa democrazia, però, nel 2007-2008 ha registrato una crescita del prodotto interno lordo. Come si spiega?

“In buona parte, come per noi, grazie a una congiuntura molto favorevole del commercio con l’estero dei nostri articoli principali. Questo ora non c’è più, inoltre il protrarsi della crisi politica manda all’aria tutte le speranze ucraine di uno sviluppo stabile.”

– L’anno scorso il prodotto interno lordo è sceso a zero…

“Perché è un’economia che si regge sulle esportazioni. Un ruolo significativo l’ha giocato, poi, anche il calo dei volumi di scambio con la Russia e con gli paesi della CSI.”

– Come pensano di aderire all’UE se ancora hanno questa forte dipendenza che li lega alla Russia e ai paesi della CSI?

“Ed è proprio questo il dramma, se non la tragedia, della situazione, cioè che gli affari bisogna farli con noi però vogliono vivere secondo gli standard della UE. Posso capirli molto bene, bisogna ammettere che il nostro modello di vita civile non è poi così attraente. Però si tratta senz’altro di una illusione: anche entrando nell’Unione Europea non avranno mai fin da subito gli standard di vita dell’Austria o della Germania, sarà più una versione bulgaro-rumena, tanto più che la stessa UE non gode di ottima salute. Ma quello è il loro obiettivo, e fanno bene, sono stanchi di questo continuo folle sottrarre e opprimere qualsiasi attività imprenditoriale o, più in generale, dalla totale assenza di legalità.”

– E’ possibile che l’Ucraina destini altrove i flussi di esportazioni che aveva con la Russia?

“E’ difficile, forse a lungo andare ce la faranno, ma nel medio-breve termine non è pensabile. Mi sembra che abbiano fatto una scelta razionale del tipo: economicamente, è necessario cooperare con la Russia per poi, con i bilanci a posto, entrare nelle istituzioni della UE. Perché una simile grande nazione, precipitata nel regresso tecnologico, per la UE sarebbe solo un fardello.”

– Che dimensioni ha lo squilibrio dello sviluppo fra le regioni dell’Est e quelle del’Ovest?

“E’ capitato che tutta l’industria e le risorse dell’export fossero in gran parte concentrate ad Est. L’Est guarda alla Russia ed è più ricco dell’Ovest, ci sono carbone e metalli, ed economicamente è più stabile. La parte occidentale dell’Ucraina è in media 2-2,5 volte più povera dell’Est. Però si avvicina di più all’Europa: se ci vai ti accorgi che le case dei villaggi sono più belle. Povera, ma ordinata. Ecco il paradosso. Le persone responsabili, non importa se ad Est o ad Ovest, non vogliono la scissione. Questo è il punto più importante e tragico, quando i radicalismi prevalgono da una parte e dall’altra e la gente di buon senso, meno battagliera, esce sconfitta. Questo è molto pericoloso.”

– Secondo alcuni dati in mano alla popolazione ucraina c’è un enorme quantità di valuta, sebbene non esistano stime univoche.

“Sì, ci sono stime diverse, anche noi abbiamo provato a fare dei calcoli e siamo arrivati a una sola conclusione incontrovertibile: l’economia sommersa in Ucraina è molto maggiore della media CSI. Ma questo, per quanto possa sembrare strano, è un fattore positivo, aiuta la gente a vivere e perfino a godere la vita, attenua le difficoltà. Il fatto che la quota di economia sommersa, da loro, sia maggiore rispetto ad altri paesi li aiuta a mantenere il proprio tenore di vita a un livello più o meno accettabile. Sempre due volte più basso, tuttavia, che in Russia, sia per stipendi che per consumi.”

– Perché una parte così grande dell’economia resta in nero?

“Dipende dal livello di fiducia che un paese ha nel proprio governo. Se è alto, la gente deposita i soldi in banca. Al momento loro hanno un livello di sfiducia molto alto per questo, come kulaki, nascondono i soldi. Se serve, li cambiano in gryvne (la moneta ucraina – NdT) e tirano avanti. Con un governo efficiente, secondo me, sarebbero inclini a trasformare la repubblica da presidenziale a parlamentare, e le cose volgerebbero al meglio. Gli ucraini sono lavoratori accurati e indefessi, serve solo sostenerli e non incitarli allo scontro. Ma in fin dei conti, questi sono i costi del cambiamento.”

– E mentre il cambiamento si compie, il debito cresce, non è così?

“E’ inevitabile. Il debito e il deficit di bilancio. Bisogna sopportare, e loro sono in grado di farlo, ma devono fidarsi del governo e un governo, oggi, non c’è. Quando l’Ucraina avrà una classe politica di cui potrà fidarsi, allora ci sarà una chance di risanamento economico. Non sono i primi e non saranno gli ultimi a cadere in questa trappola. Corea del Sud, Malesia, Cina tutte disastrate dopo la rivoluzione culturale, adesso si dice che fra 10 anni Washington telefonerà al Comitato Regionale di Pechino per chiedere cosa si può fare e cosa no. Nessuno è condannato alla sofferenza eterna, nemmeno l’Ucraina.”

(fonte: Moskovskij Komsomolez; traduzione dal russo di Simone Corazza)

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