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Categoria: Politica e Società
A margine del viaggio del Papa in Ucraina, vorrei esprimere qualche riflessione personale sui nostri rapporti con la Russia di oggi, prendendo spunto da quanto diffuso dall'agenzia del Vaticano "Fides" di fronte alle chiusure espresse dalla Chiesa ortodossa moscovita alle iniziative di dialogo intraprese dal Pontefice ed alla prospettiva di un eventuale viaggio in Russia di Giovanni Paolo II.

Com'è noto, Giovanni Paolo II ha caratterizzato il suo pontificato con una incessante iniziativa pastorale, che lo ha portato a contatto con i popoli di diverse nazioni, ed ha più volte auspicato la possibilità di un incontro anche con il Patriarca di Mosca Alessio II; il viaggio in Ucraina appunto poteva apparire come il prologo di successive iniziative in tal senso, ma le reazioni degli ortodossi russi sono state negative.

A questo proposito, l'agenzia vaticana Fides ha sottolineato l'assenza all'incontro col Pontefice a Kiev del Metropolita Vladimir, legato alla Chiesa di Mosca: così, mentre da una parte si presenta il Papa con la mano tesa al dialogo, dall'altra la Chiesa Ortodossa russa rifiuta "i continui messaggi di riconciliazione" che vengono dal Vaticano. Ma qual'è il motivo di questo atteggiamento, si chiede l'agenzia Fides, lasciando la risposta a padre Stefano Caprio, esperto di cultura e teologia russa, in missione a Mosca.

Padre Caprio indica tre motivi alla base della posizione russo-ortodossa: una ragione che risiede nell'orgoglio nazionale, una ragione ecclesiastica ed una spirituale. Il prelato specifica che la chiusura degli ortodossi russi al Santo Padre ,"che per il mondo intero appare inspiegabile, nella mentalità dei russi è perfettamente comprensibile: rimanere da soli, contro ogni logica e contro il mondo intero e vantare il proprio isolamento come un trofeo è la vera logica russa."

Inoltre aggiunge che, per i Russi, " la 'russicità' è un sentimento di assoluta unicità, di diversità : ci si sente chiamati ad una missione particolare fino al paradosso: se tutto il mondo va da una parte, noi dobbiamo comunque andare dall'altra."

La ragione ecclesiastica, invece, consiste nel volersi distinguere dalle altre Chiese antiche (Roma, Costantinopoli, Kiev), rimarcando la propria essenza di "unica Chiesa incorrotta". La ragione spirituale, su questa falsariga, è dovuta alla visione del III millennio come di un dramma definitivo, con la rivelazione dell'anticristo, di cui il Papa è un simbolo, "potente, intellettuale, polacco - secondo certi modelli di Dostojevskij-".

Di fronte a queste analisi, credo che vadano sottolineati alcuni aspetti: non volendo minimamente entrare nel merito delle dispute teologiche e spirituali, ritengo che la base per ogni dialogo debba essere il rispetto per le convinzioni altrui e che a tutte le confessioni religiose debba essere prestato il medesimo riguardo. Tra le righe del messaggio dell'agenzia Fides, invece, mi sembra presente la considerazione della centralità assoluta della Chiesa di Roma, che relega in disparte chi non ne condivide le impostazioni, quasi riecheggiando il vecchio adagio della Controriforma "Nulla salus extra ecclesiam!".

Così, chi non vuole uniformarsi alle iniziative romane si pone "contro la logica del mondo intero", i suoi punti di vista sono quindi probabile frutto di seminfermità mentale, visto che rifiutano questo dialogo offerto da Roma.

Ma quello che più mi è parso preoccupante in questa vicenda è un'altro aspetto. Infatti ritengo che oltre alle ragioni religiose del viaggio del Papa a Kiev, la Chiesa e lo Stato ucraino abbiano voluto dare un segno tangibile del cambiamento di una società che vuole guardare anche all'Occidente ed ai suoi valori, compresi quelli bollati: per il governo la visita del Papa è stata una enorme cassa di risonanza che può aiutare ad attirare investimenti esteri in un paese che combatte la crisi economica di un'economia post-sovietica. In questo contesto le dispute tra le varie chiese possono anche lasciare indifferenti. Ma non credo che debbano lasciarci indifferenti le analisi sociologiche a buon mercato sull'animo russo e sui russi, dipinti per metà ostinati nell'ottuso isolamento e per metà deficienti e velleitari, riportando a galla un sentimento che ritengo ancora molto diffuso in Occidente, che un tempo si chiamava "antisovietismo": a me pare che l'abitudine a bollare come sbagliato tutto ciò che veniva "di là dal muro" sia ancora viva e vegeta, anche oggi che il muro non c'è è più.

Per questo vedo con preoccupazione quanto espresso dalla Fides, e spero che non sia condiviso da larga parte del mondo cattolico. L'orgoglio nazionale russo, inteso come affermazione di una identità culturale, non è un ostacolo al dialogo fra le nazioni: a mio parere, ogni nazione ha una sua precisa identità, senza che questo comporti il desiderio di isolamento: credo, ad esempio, che ogni italiano abbia chiara la percezione della propria differenza da un tedesco, ma questo non ha impedito la creazione del Mercato Economico Europeo ed, oggi, dell'Unione Europea!

Concludo questo mio intervento sperando che anche il Papa possa andare in Russia, cosa che auguro ad ogni essere umano, e che tramontino definitivamente i pregiudizi che purtroppo ancora esistono e che sono il vero ostacolo al dialogo fra le persone delle diverse nazioni.

Messina, 28/6/2001

Maurizio Lo Passo