Uno schizzo della società democratica novgorodese nel XIV secolo PDF Stampa E-mail
Scritto da Aldo C. Marturano   
Lunedì 23 Febbraio 2009 16:58

Lasciamo dietro di noi la Morte Nera, grande e funesta protagonista di questo periodo, e sogniamo di recarci con una troupe cinematografica a filmare la vita cittadina novgorodese, immaginandola nel Trecento improvvisamente ferma e lontana da turbative esterne troppo pesanti. Premesso che la esamineremo nel momento della sua massima espansione e dopo che ha già attraversato a suo modo gli stadi evolutivi occorrenti, cioè senza il passaggio per il dominio assoluto di una sola persona per lungo tempo, possiamo dire che Novgorod fra la seconda metà del XIII e la prima metà del XIV sec. sembra avviata decisamente verso il repubblicanismo. Con questo termine “più neutro” di J. Fennel al posto di repubblica riusciamo a non deviare il nostro lettore verso i concetti dell’istituzione moderna repubblicana che qui al contrario non c’è ancora.

Ciò detto, cominciamo il nostro viaggio nel tempo.

Siamo entrati dalla foce del fiume che taglia Novgorod, il Volhov, e ci fermiamo a Ladoga, all’ultima cataratta, dove prendiamo il battello (nasad) diretti verso sud dove si trova la nostra meta. Risalendo il fiume e ormai prossimi, la prima costruzione che vediamo in lontananza è la nuova grande croce dorata della cupola centrale di Santa Sofia, la sontuosa e altissima cattedrale sulla riva omonima (oggi è sprofondata nelle marne sottostanti per quasi due metri) da poco abbellita da Monsignor Basilio, mentre oltrepassiamo sulla nostra sinistra il Monastero con mura di legno di Sant’Antonio Romano. Raccontano che fu proprio un romano di Roma, fuggito dalle oppressioni del papa, che intorno alla seconda metà del XII lo fondò. Non appena sulla destra vediamo le cupole di San Nicola nella Piazza del Mercato o Corte di Jaroslav (Jaroslavovo Dvorisc’ce) del Riva del Mercato che è la Chiesa più importante dopo la Cattedrale sulla Riva opposta, ci accorgiamo che siamo arrivati.

 

Il mercato di Novgorod - A. Vasnecov
Il mercato di Novgorod (dipinto di A. Vasnezov)

 

L’impressione più incisiva la riceviamo dall’organizzazione architettonica perché ci accorgiamo quanto grande sia la differenza fra questa e le altre città russe e capiamo perché da ciò nasca e si alimenti l’ostilità dei Rjurikidi verso questa città, colpevole di non attenersi alla concezione dello spazio che non evidenzia una netta divisione fra potere e sudditi. Ed infatti finora abbiamo contemplato un paesaggio dominato dalla foresta (taigà) che si estende fin quasi sotto le mura, ma non abbiamo visto ancora il solito centro fortificato (il Cremlino o Kreml’) dove risiede il Principe (Knjaz) con la sua corte guerriera e intorno a questo, più o meno dominante il territorio urbano fuori delle sue mura, quella serie di abitazioni che costituiscono il Posad dove risiedono i non nobili e coloro che lavorano per il Principe. Novgorod non risponde a questo schema perché, quando è nata, era già concepita come una città-mercato, senza un Principe che risiedesse all’interno delle mura. Anzi! Al Principe è riservata la Cittadella di Rjurik a qualche chilometro più a sud sulla Riva Destra del Volhov (ritorneremo su questo punto). Apparsa dapprima come tre centri distinti - due sulla riva sinistra e un altro sulla riva destra del fiume - abitati rispettivamente dalle popolazioni locali, fra il X e il XII sec. era concresciuta in un unico abitato con tre cantoni (konez plur. konzy) col fiume nel mezzo e un ponte per unione. Consolidatasi e pian piano accresciutasi, nel cantone della Riva Destra, originariamente slavo e anticamente separato dalle botteghe degli artigiani da un affluente del Volhov oppure da un canale (non è ben chiaro dall’archeologia), s’era sentita la necessità di trasformare l’area artigianale in un nuovo cantone, appunto quello che ora si chiama dei Falegnami. Questi cantoni costituiscono la già detta Riva del Mercato o Torg. La Riva sinistra o di Santa Sofia invece aveva allargato lo spazio del centro sacro o Detinez e intorno al XIII sec. ai due cantoni preesistenti ne aveva aggiunto uno nuovo che si chiamò Cantone-fuori-le-mura o Zagorodskii Konez.

Fatte queste considerazioni, passiamo la visita doganale dove ci comunicano quanto avremo da pagare per le merci che portiamo con noi lasciandoci una nota scritta su scorza di betulla (berjòsta) da consegnare (con la somma dovuta in pezzi d’argento) al funzionario cassiere a terra giacché i doganieri non incassano direttamente. I moli del porto sono allineati su entrambe le rive fin sotto il Ponte Vecchio e per noi ce n’è uno riservato sul lato destro. Prima di sbarcare c’è da pagare anche il passaggio da Ladoga (compreso il ritorno, anche se non ne usufruiremo) alla Confraternita dei Battellieri (bràtcina) e subito dopo dobbiamo mostrare le credenziali per presentarci al garante e sbarcare. A terra ci aspettano gli scaricatori e occorre accordarsi col capo-squadra (stàrscina) sulla destinazione e sul compenso. La prima accoglienza è nella Chiesa del Venerdì o di Santa Parasceve dove ci aspetta una specie di sauna (banja) già ben calda e lì ci laveremo. Dopo un’ora circa e una buona bevuta della popolarissima birra di pane (kvas) ci asciughiamo e ci cambiamo d’abito per presentarci al banchetto (pir) allestito nel grande refettorio (trapèznaja).

Siccome siamo insieme con i mercanti anseatici e saremo alloggiati preso di loro, siamo apostrofati come nemzy ossia tedeschi. La Corte tedesca o di San Pietro (Peters Hof) è quella grande costruzione di cui abbiamo intravisto la possente palizzata un po’ oltre la chiesa dove ora ci troviamo. Qui siamo avvisati dal Capo Residente dell’Hansa (l’Oldermann) che agli stranieri come noi è proibito parlare con i novgorodesi e che, se proprio è necessario, dobbiamo servirci del giovane interprete che è l’unico cresciuto qui ed educato”alla russa”. Ci avverte anche che al pir di oggi di certo c’era una “spia” dell’arcivescovo che sarà andato di corsa da Monsignore a raccontare (donosit’) di noi e di quello che siamo venuti a fare. Per nostro conto abbiamo evitato di ubriacarci, come invece hanno fatto gli altri con l’inebriante idromele (mjod), e la stanchezza ci spinge a riposare anche se il sole è ancora nel cielo. L’Oldermann ci guida al piano superiore dove dormiremo mentre affidiamo le nostre cose più preziose al prete della Chiesa di San Pietro che le custodirà presso l’altare e al quale per il servizio corrisponderemo una somma adeguata. Al tramonto intanto (alle ore 9 della sera, d’estate) le porte della Corte si chiudono e due grandi cani vengono sciolti nel cortile e così nessuno potrà ciondolare fuori dalle camere fino all’indomani.

Nella Corte abbiamo visto che si svolgono tante attività. Ci hanno spiegato che qui si fonde e si purifica la cera, là si selezionano le pellicce e quelle sono le caldaie per fare la birra col malto importato (solod) visto che il kvas non risponde al gusto tedesco. Ma ci sono altri impianti perché la Corte è molto grande e da lungo tempo ha incorporato quella più antica di Sant’Olaf, una volta separata. Naturalmente ci sono anche altre Corti per gli stranieri nel Torg come quella dei Mercanti di Pskov, la cui città nel 1348 è riuscita a rendersi indipendente.

Novgorod vanta tante chiese e cappelle, quasi tutte in legno e molto belle. D’altronde l’industria della lavorazione del legno qui domina su qualsiasi altra con artigiani-ingegneri rinomatissimi e abilissimi. Costoro fabbricano non solo case e chiese in pezzi da montare, barche e navi, ma anche impiantiti per strade e ponti e tantissimi tipi di contenitori per tutti gli usi. A loro si affiancano gli artisti che usano il legno che vanno dai pittori di icone (conosciuti ovunque) fino ai fabbricanti d’oggetti artistici ed eleganti come i pettini di legno di tasso importato dal sud. Un’altra industria locale famosa è la lavorazione della “vacchetta” (juft’) per fare scarpe e otri resistenti come pure quella dei gioielli d’argento. Molto di questa oggettistica va nel consumo interno, nelle case dei bojari o dei ricchi borghesi (zhitie) a causa degli alti prezzi…

Nella sua autonomia la città non ha mai affidato cariche di potere, civile o ecclesiastico, senza la sanzione dell’assemblea popolare o Vece. Ciò non vuol dire che esiste una democrazia come la intendiamo noi oggi, ma piuttosto che la comunità è ben consapevole e ben disposta a collaborare con le persone direttamente scelte, almeno per un certo tempo e se i risultati sono soddisfacenti. Nel caso di insuccesso, lo “scelto” è esonerato, ma deve pagare di persona per gli sbagli commessi e può persino essere condannato alla pena capitale. Col passar del tempo però, onde evitare vuoti di potere alla ricerca dell’uomo giusto, il posadnik non è più ammesso alla carica per un periodo indefinito cioè a vita come prima e dal XIII sec. ma è scelto anno per anno in modo da non radicare il personaggio troppo a lungo in una tale funzione. Non solo! Adesso ogni cantone elegge due posadniki nella propria Vece cantonale e costoro costituiscono il Consiglio dei Dieci, unico organo esecutivo del governo. Ciò evita (almeno si spera) la sorpresa che alla Vece più allargata si presentino impreviste leghe dei bojari in disaccordo. Nel passato la formazione di grandi schieramenti, usando dell’eccessiva rivalità fra cantone e cantone che sfociava quasi sempre in liti violente sobillate volentieri dai bojari stessi, impediva di prendere le decisioni, se non dopo disordini e rivolte. In più, siccome col passare del tempo le famiglie bojare sono sempre più imparentate fra loro e hanno ora presenze in più cantoni, è più facile mettere insieme alleanze più allargate e rendere il governo più stabile.

 

La Campana della Vece, com’è stata dipinta da A. Vasnezov nel XIX sec., è quella croce di bronzo che si vede appesa al centro sotto la tettoia di tegole rosse davanti alla Chiesa di San Nicola sulla Riva del Mercato mentre è radunata l’assemblea con un oratore (un bojaro, dal vestito) sulla sinistra che arringa dall’apposita pedana.


I Dieci si riuniscono più o meno regolarmente in una sala a loro disposizione presso l’Arcivescovado. La presenza del Prelato è sintomatica giacché Monsignore non fa da semplice ascoltatore, ma rappresenta colui che (nel nome di Dio!) coordina e sancisce le decisioni prese e al quale tutti alla fine devono render conto. Monsignore è diventato in questo caso l’arbitro supremo che mette pace ogni volta che gli eccessi della lotta politica giungono a livelli incontenibili o eversivi.

D’altronde la strada al potere massimo arcivescovile era aperta da secoli dalle costanti e massicce intrusioni cristiane nella società civile. Attraverso il diritto di famiglia importato da Costantinopoli i giudici (tutti i tribunali erano gestiti dalla chiesa) dirimevano liti e problemi fra moglie e marito concedendo il divorzio (salvo che ai preti o pop), spartendo le eredità, assegnando orfani e disabili alla protezione dei monasteri etc. In seguito la Chiesa, intervenne anche nella pratica commerciale ossia nel ganglio più importante dell’economia cittadina e della ragion d’essere dei bojari. Ogni anno nella Chiesa di San Giovanni alle Marne l’Arcivescovo con solenne cerimonia rivedeva tutti i pesi e le misure e chi le avesse alterati o usati a fini illeciti correva il rischio di essere severamente punito.

L’Arcivescovo gestisce i giudizi con l’aiuto del posadnik e tuttavia, se le liti concernono questioni ecclesiastiche, i processi sono celebrati in sedi opportune e separate con gli incaricati di Monsignore che possono sentenziare fino alla condanna più grave in vigore, il potok. Questa è una pena pubblica che consiste nel legare il reo, affidandolo al boia (palac’) che lo bastona fino all’incoscienza con verghe di ferro “benedette” (palicy). Dopodiché gli infila un sacco dalla testa e scaraventa il poveraccio nelle acque del Volhov dal centro del Ponte Vecchio. Guai a chi cercasse di salvarlo! Se invece rimane in vita senza intervento estraneo, ad esempio arenandosi sulle rive, allora la pena è considerata scontata… per volontà di Dio! Oltre a ciò, le proprietà mobili del condannato sono confiscate aprendo la sua casa al saccheggio collettivo, sempre però dividendo gli oggetti e le somme di denaro sonante trovate fra posadnik, Monsignore e la gente della strada dove si trovava la casa in questione.

La Cassa Arcivescovile gestendo i tribunali di Novgorod, ma anche quelli di Pskov e di Ladoga e delle altre cittadine intorno di giurisdizione novgorodese, ricava somme enormi che finiscono in una specie di erario arcivescovile. C’è però una Cassa Cittadina (Kaznà) dove si raccolgono i dazi d’importazione, specialmente dalle pelli pregiate che convergono qui dal vasto hinterland. Novgorod è l’unico posto di smercio più attivo per le pellicce, visto che l’Hansa è un grossissimo compratore e che Novgorod è il suo maggiore centro commerciale. La Kaznà si trova presso l’Arcivescovado e serve a vari scopi. Ad esempio: per il riscatto di prigionieri, per il riscatto di terre, per il pagamento di contributi, per l’ingaggio al knjaz di turno o per le manutenzioni ordinarie di strade e impiantiti dopo eventi calamitosi come i frequenti incendi e le inondazioni. Nel 1333 e fino al 1335 Monsignor Basilio certamente usò questi fondi per rifare le mura della città…

La Chiesa inoltre gestisce i servizi sanitari e d’accoglienza come alberghi, bagni pubblici e ospedali…

Attualmente Novgorod riveste di gran lunga l’importanza maggiore nei traffici delle pellicce pregiate e altri articoli di valore e Mosca e Tver’ stanno tentando in questi anni di metter su altri centri simili intorno a Lago Bianco (Belo Ozero) e a Ust-Jug, più a nordest. Tutti sanno che sulle pellicce si fanno grandi guadagni e che il sistema di procurarsele è di due tipi; 1. la semplice razzia eseguita inoltrandosi all’interno delle zone di preparazione con squadre apposite (ma questo ormai avviene abbastanza di rado da parte di Novgorod, al contrario che per Mosca e Tver’) oppure 2. incontrando i Careli o gli altri finnici aperti ai contratti a lungo termine (come li fanno da anni con Novgorod) nei mercati (pogosty) costruiti all’interno della taigà. Qui barattando arnesi e granaglie si ottengono in cambio le pelli degli animali presi al laccio dagli abili cacciatori autoctoni e si mettono insieme delle belle partite. Siccome di denaro sonante praticamente non circola, per pagare i dazi d’importazione sulle pellicce pregiate (è l’articolo più importante) una parte di esse (la decima) è ceduta all’erario in base al loro valore, mentre il resto va nelle fabbriche (usad’by) dei bojari o dei zhitie per essere pulite, pettinate e raggruppate in base alla qualità e la destinazione d’uso. E quelle cedute alla Kaznà? Ed ecco dov’è il trucco fiscale! Non potendo essere trattenute a lungo, pena la marcescenza, vengono girate, com’è logico, alle fabbriche al prezzo di mercato e quindi l’erario di fronte ai bojari, che sono poi i maggiori rivenditori, risulta in pratica sempre in debito!

Le operazioni di raccolta nei pogosty di cui sopra a volte sono permesse anche ai mercanti stranieri di passaggio a Novgorod, alla fine della stagione.

Ma torniamo alla funzione democratica della Vece che tanto rilievo ha sulla vita della città.

La Vece con la sua funzione di controllo sull’esecutivo funziona senza sessioni periodiche riunendosi nei casi estremi ed eccezionali e, come è prassi consolidata con le solite regole, può essere convocata da chiunque suonando la famosa campana di San Nicola o quella più esclusiva della cattedrale quando, per casi speciali com’è la scelta di Monsignore, non si riunisce nella Piazza del Mercato, ma nel sagrato di Santa Sofia. Inoltre (come c’informa lo storico del XIX sec. N. Kostomarov) ognuna di queste campane doveva evidentemente avere un suono suo proprio per distinguersi fra le tantissime della città!

A questo punto agli occhi di noi moderni che sperimentiamo da qualche secolo l’esercizio repubblicano, il potere risulta chiaramente oligarchico e soltanto in apparenza democratico. Attenzione però! Il repubblicanismo non va cercato nelle sole istituzioni giacché esse logicamente non sono immaginabili con una veste costantemente elettiva, se non molto alla lontana. A nostro avviso, è invece riconoscibile nella voglia di partecipazione alla vita comune di tutte le classi novgorodesi, secondo i vecchi costumi democratici slavi che gli storici classici ci hanno tramandato.

Alla Vece partecipano perciò tutti e, visto che esiste una gente minuta (plebe o cjorn’), dobbiamo chiederci che peso essa abbia come classe sociale nella tenzone politica. Certo, ogni volta che scende in piazza o si ribella alle angherie troppo esose, le Cronache la indicano come fonte di disordine e di ribellioni, ma è proprio così? I documenti sono troppo scarni e non molto chiari, ma forse possiamo permetterci di fare delle ipotesi verosimili sulla validità della partecipazione del popolo alle adunanze visto che le votazioni sono sempre fatte in modo palese. La popolazione residente è costituita dai bojari, prima di altri, e dagli uomini e dalle donne che lavorano nelle loro cascine-fabbriche (usad’by). Se teniamo presente che la popolazione stimata (su calcoli affidabilissimi) è di ca. 22 mila persone e che la maggior parte dei cittadini è proprio quella delle cascine sopradette, la plebe o cjorn’ che vive “alla giornata” non supera il numero di qualche centinaia di persone. Ancor piccola è pure la porzione dei cosiddetti zhitie o veri e propri borghesi i quali, pur non essendo bojari, con mezzi vari (la mercatura è il più importante di essi) sono riusciti ad accumulare ricchezze tali da rendersi indipendenti dalla servitù bojarile. Nel caso di schieramenti politici, a quanto ci pare di capire, cjorn’ e zhitie contano numericamente perciò molto poco nella Vece pubblica, seppure uniti e guidati da un demagogo contro i bojari. Questi sono ca. 300 famiglie, in grado “spremere” l’appoggio dei loro dipendenti che abitano, lavorano e muoiono nelle usad’by ricattandoli in vario modo. Uomini e donne e bimbi infatti sono dei “semi-schiavi” (holopy) i quali sentendosi parte della famiglia bojara (in realtà sono quasi degli ostaggi) si batterebbero fino alla morte (e lo facevano!) per il proprio bojaro che li mantiene vita natural durante. La formazione di un partito politico in termini popolari moderni corrisponde perciò genericamente ad un semplice schierarsi per questo o quel bojaro. Una complicazione o ostacolo nella lotta politica può essere la parentela fra i knjaz e i bojari e, a causa di ciò, tali legami sono accuratamente evitati, salvo occasionali eccezioni!

Sono queste situazioni che si esprimono nella Vece e quindi l’adunanza, sebbene popolare nel vero senso della parola, non è mai evoluta in una tribuna dove si discutono leggi o progetti di vita da mettere a punto e poi implementare nella politica cittadina comune. Nella Vece si scaricano piuttosto le tensioni collettive quando le decisioni sono già state prese altrove.

Una nota positiva tendente al repubblicanismo è che la funzione del knjaz è stata ulteriormente limitata. In realtà costui da sempre costituisce un onere economico molto pesante per la città, benché i servizi da lui resi sovente non corrispondono al prezzo pagato. Fino a qualche decennio fa girava spesso e volentieri in città e nei tribunali giustificandosi col fatto che Novgorod rappresentava una parte del territorio metropolitano kieviano, quasi una proprietà privata del Principe Anziano, ma da quando Kiev è caduta la repubblica adesso è libera di scegliersi il suo generale delle forze armate ovunque ne trovi uno adatto. Ciononostante con la tipica baldanza di persona sedicente nobile i knjaz tentano ad ogni piè sospinto di immischiarsi negli affari della città sia su sollecitazione del proprio genitore sia dei bojari che riesce a tirare dalla sua parte opportunisticamente. Il knjaz inoltre è portato a conflitti eterni con la popolazione minuta che vorrebbe, ma non può, assoggettare all’arbitrio puro e semplice tanto che la sua presenza rimane un elemento di instabilità, benché, purtroppo, la città sia costretta ad accettare un knjaz persino per imposizione “religiosa”, essendo costui una persona in qualche modo sotto la protezione dell’Arcivescovo. A causa di ciò il knjaz ora è obbligato più di prima a rimanere nel suo quartiere estramurale cioè la già nominata Cittadella di Rjurik (Rjurikovo Gorodisc’ce). Ciononostante, siccome esiste un corpo di polizia cittadina, i giovani che ne fanno parte sono messi in tirocinio alle armi proprio presso il knjaz, quando costui non è occupato in guerra.

Novgorod insomma è un’organizzazione condominiale fra potere laico e potere religioso, di natura molto elitaria. Ciò porta sicuramente al conservativismo più che all’allargamento del modo di pensare e di vedere il mondo, sebbene non manchino i contatti con l’esterno e con le idee nuove. Se l’Hansa, da una parte, sta molto attenta a non lasciare che in città arrivi gente dal di fuori per qualsiasi motivo, Novgorod, dall’altra, comunque accoglie Lituani e Careli e persino Cavalieri Teutonici oltre ai Russi di altre regioni e sarà la culla delle eresie cristiano-ortodosse.

Una nota strana è che la città sia rimasta famosa proprio per non essere cresciuta nel territorio abitato oltre i confini disegnati dalle mura (di legno) nel 1116… Eppure di sicuro la popolazione è aumentata, se non altro per immigrazione naturale. E allora dove è andata a finire la gente in più? Alcune indicazioni in proposito le raccogliamo quando sappiamo che i conventi si sono accresciuti in numero (anche in città) e in popolazione di monaci e monache giacché qui vanno a finire i giovani quando non hanno altre possibilità di vita indipendente in una rassegnata mentalità molto diversa dalla nostra che vede nel monastero una vita accettabile. Ci dicono altresì che i bojari si sono liberati di molti giovani che di solito formano bande pericolose per l’ordine pubblico mandandoli a sud a fondare la Repubblica di Vjatka o a fare i Pirati sul Volga (usc’kuiniki) contro i mercanti moscoviti e i loro amici veneziani e genovesi.

D’altronde neppure i bojari vivono in città tutto l’anno e d’estate se ne vanno su al nord o al sud dove alcuni di loro addirittura si sono trasferiti stabilmente, ad esempio nelle cittadine novgorodesi come Porhov, Toropez o Mercato Nuovo…


Aldo C. Marturano, © 2009

 

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 09 Maggio 2009 20:31
 
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