Dopo la Grande Guerra Patriottica era di moda una canzonetta “Volano gli uccelli migratori”, il cui refrain era “non mi serve la riva turca e non mi giova l’Africa”. Adesso la situazione è improvvisamente cambiata. Un tempo “inutile”, il litorale turco proprio adesso ha accolto il gasdotto russo “Corrente azzurra”, posto sul fondo del Mar nero e le sue spiagge sono piene di un gran numero di nostri concittadini della classe media. E pur “dimenticata” da noi nel caos di tempi assai confusi, l’Africa – come è evidente – ha con la Russia non pochi interessi in comune nel moderno mondo contraddittorio in cui la concorrenza è spietata.

Secondo statistiche ONU, gli investimenti in Africa sono i più vantaggiosi, redditizi e lucrativi. La loro efficacia è 3,5 volte più alta che nell’Europa Occidentale o nell’America Settentrionale. Nel frattempo gli specialisti russi hanno posto le fondamenta dell’attrattiva economica per i paesi africani con una serie non indifferente di presupposti di carattere industriale e infrastrutturale . Ma l’odierno quadro di questo retaggio culturale è vergognosamente desolante. Molte industrie, costruite negli anni passati da noi o col nostro aiuto, sono trascurate e in degrado. La realizzazione di una serie di progetti di ricerca e industriali è stata sospesa proprio alla vigilia della messa in funzione. Un centro di ricerche nucleari con un reattore in Ghana è stato abbandonato quando ormai era quasi terminato. I tecnici cinesi lo hanno messo in funzione, usando i nostri schemi tecnologici. Una miniera per l’estrazione dell’oro da noi costruita in Mali che ha bisogno di ristrutturazione, è da poco proprietà della compagnia “Ashanti Goldfields”. Anche l’industria di raffinamento in Ghana, dove si sta sviluppando l’estrazione dell’oro, è stata abbandonata prima di essere terminata.

La situazione si è aggravata per la rapida chiusura delle ambasciate russe, rappresentanti commerciali e centri culturali nei paesi africani, con la svendita dei loro possedimenti a prezzi simbolici. Intanto i nostri laureati hanno nei propri paesi ruoli di responsabilità nell’apparato statale, nelle banche, in grosse aziende. Decine di migliaia di specialisti diplomati che hanno frequentato le nostre scuole, centinaia di migliaia di africani che hanno ricevuto la formazione dai nostri insegnanti in patria costituiscono un fattore umano favorevole per una reciproca e vantaggiosa collaborazione russo-africana, a fondamento dell’economia di mercato.
In una parola, per quel che concerne l’orientamento africano dell’attività economica e di investimento della Russia, molto è sfuggito (soprattutto tempo e un’intera serie di poveri nella struttura della vita economica di questi paesi, “consegnati” nello stesso tempo non solo all’Occidente, ma anche all’Oriente- al Giappone, alla Cina, all’India), ma ancora non tutto è perduto. Certamente, negli ultimi 15 anni dopo lo sfacelo dell’URSS, è cambiato molto non solo nella politica ed economia mondiale, ma anche nel continente africano. Dopo la morte del leader dei separatisti Jonas Savimbi si è conclusa la guerra civile in Angola, di 27 anni, i cui veterani di entrambe le parti ora percorrono insieme la strada della riabilitazione sociale e psicologica. L’operosa attività dei pacificatori africani con l’aiuto dei “caschi blu” degli altri stati, escluso i russi, ha normalizzato la situazione in Liberia e negli altri paesi del continente. La rivoluzione informatica ha toccato anche l’Africa, così come l’introduzione dell’alta tecnologia nei collegamenti, nel campo energetico, nelle sfere dell’istruzione, della produzione, della medicina, della vita quotidiana. Ecco che i presupposti per un tacito riavvicinamento sono maturati in questo periodo sia in Africa che in Russia.

Durante la recente visita a Mosca del primo vice-ministro della Repubblica somala, il generale Ismail Mohamed Hurré, ha chiesto circa il ripristino, su standard intergovernativi, di un porto spaziale installato nel 1977 vicino a Mogadiscio e sulla creazione di un cosmodromo russo. Poiché esso si trova quasi all’equatore, la capacità di sollevamento dei satelliti leggeri per telecomunicazioni del peso di 0,5- 0,8 tonnellate, condotti in orbita geostazionaria , senza spese aggiuntive aumenta quattro volte.
Ma il problema non si riduce affatto alla locazione del territorio, sul quale si trova il porto spaziale, e alla creazione di nuovi posti di lavoro per gli abitanti. Anzitutto, per i paesi africani questa è una possibilità di sfondamento accelerato nella cultura contemporanea dell’informazione e nell’economia. Diverrà più conveniente e per tutti l’uso delle tecnologie del computer. La vita ha smentito l’antico pessimismo di Bill Gates sul conto dell’indifferenza africana verso internet ; esso esiste già in 54 paesi africani con propri provider.

Su iniziativa del Presidente del Senegal è stato creato un fondo internazionale per la realizzazione del programma “Nuove tecnologie di informazione e collegamento”, ed ogni anno, il 12 dicembre nei paesi dell’Africa si festeggia la Giornata Mondiale della solidarietà digitale, chiamata dalla gente Festa di Internet. Nel novembre 2005 il primo ministro dell’Etiopia Meles Zenawi ha riferito sul piano triennale di svolgimento su tutto il territorio del paese, la cui popolazione ha già raggiunto 71 milioni di persone, della linea di collegamento elettronico, che ha avuto un incremento da 30 000 canali a 500 000. Il governo ritiene che sarà possibile creare “scuole elettroniche”, condurre consulti medici lontani, come dall’ospedale russo costruito ad Addis-Abeba, fondato quasi cento anni fa, ed anche garantire una più efficiente gestione delle regioni. Gli appassionati nell’ambiente degli intellettuali etiopi hanno elaborato alcune varianti di adattamento della abituale tastiera del computer con 24 tasti all’alfabeto di 276 lettere della lingua amharica. Per la prima volta nella storia l’eliminazione dell’analfabetismo si coniuga non tanto con l’ortografia, quanto con l’alfabetizzazione informatica. In IUAR (juzno- afrikanskaja respublika) è stato creato il programma “cacciatore” per avvicinare a Internet gli analfabeti. Mentre i nostri burocrati statali sono solo intenzionati a ristabilire su vasta scala relazioni con i paesi dell’Africa tropicale, grosse compagnie russe si sono spostate laggiù. “Alluminio russo”(compagnia russa) acquista una fonderia in Nigeria; costruito da tecnici russi un complesso industriale di allumina in Guinea, dove anche si estrae dal più grande giacimento al mondo di bauxite Dian- Dian. “Norilski nickel” (compagnia metallurgica russa) cerca di investire l’estrazione dell’oro in Ghana e Mali. “Renova” estrae dal giacimento di manganese nel deserto del Namib Kalahari e dal giacimento di tantalio in Mozambico. “Alrosa” (compagnia russa di estrazione e lavorazione diamanti) si è inserita con successo nell’estrazione di diamanti in Angola. Queste compagnie sono pronte già oggi per investire in progetti africani non meno di 5 miliardi di dollari. “Lukoil” si misura con la realizzazione di una promettente zona petrolifera nel bacino del lago Ciad, sulla linea di confine con Nigeria, Ciad e Camerun. Dopotutto in Africa non c’è solo la forza lavoro meno costosa del mondo, ma vi si trovano minerali quasi in superficie, la cui estrazione è qualcosa di redditizio e competitivo. Tanto più che adesso la collaborazione si instaura su base economica e non politica. Ma non conviene nemmeno sottovalutare ciò che di politico si è già formato. Dopotutto il credito della Russia in Africa viene a costruirsi sull’apporto alla sua indipendenza e sullo sviluppo dalla parte dell’URSS e sul fatto che il nostro paese non è mai stato una potenza coloniale. E’ per questo che i governi africani e affidabili uomini d’affari preferiscono aver a che fare con il nostro stato o con aziende private sotto il patrocinio dello stato russo. In una parola, gli stati africani costituiscono essenzialmente un blocco nell’ONU, inoltre gli africani per tradizione ritengono che la Russia, come membro permanente del Consiglio di sicurezza, è un fedele difensore dei loro interessi. Da parte loro, essi stessi sempre più attivamente entrano nei problemi decisionali a livello mondiale. Nel 2002 a Dakar si è svolta la conferenza panafricana antiterrorismo che prende in esame il problema della soppressione in Africa delle importazioni di armi leggere da fuoco, e soprattutto dei mitra contraffatti Kalashnikov da alcuni paesi dell’Europa occidentale e dal SNG (Sodruzestvo nezavisimych gosudarstv- Unione Stati Indipendenti).

Guardando all’Africa come ad un potenziale partner per un ampia sfera di problemi, bisogna guardare alle tendenze politiche, che prendono forza nel continente. In particolare, il presidente del Senegal Abdulaye Wad secondo la conclusione del recente del summit “G8”, a cui ha preso parte, ha sottolineato la singolare attualità dell’unità africana. Lui ha dichiarato che il Senegal, in conformità con la sua costituzione, è pronto, in parte o del tutto, a rinunciare alla sovranità nazionale a vantaggio di questioni dell’intero continente. Separatamente per gli stati africani non si può uscire dalla situazione critica e soprattutto non si può evitare la “balcanizzazione”, in modo particolare nelle clausole dell’imposizione unilaterale della pace. Il discorso va sulla concezione “Nuovi rapporti tra partner per lo sviluppo dell’Africa”, che spesso confrontano con l’idea di Kwame Nkrumah riguardo alla creazione degli Stati Uniti d’Africa, per popolazione superiore di tre volte agli USA e due all’Europa. La collaborazione con la Russia potrebbe contribuire a questo processo.

Negli ultimi tempi l’attività russo- africana dei contatti cresce notevolmente. La Delegazione della Duma Governativa dell’Unione Federale RF ha visitato questo anno l’Angola e il Mozambico. Nell’aprile 2005 dopo una decennale interruzione l’Ambasciata del Senegal ha ristabilito la sua attività a Mosca. “Aspettiamo che la Russia faccia ritorno in Africa, - ha dichiarato l’ambasciatore di questo paese, il generale Muntala Diallo, durante l’incontro con i giornalisti, - aspettiamo nuovi interessanti progetti. Noi speriamo che il capitale privato russo prenda parte attiva nello sviluppo della collaborazione di affari e commerciale con l’aiuto ed il contributo dello stato”. E’ già avvenuta la sua visita nel Tatarstan, sono iniziate le trattative sull’assemblaggio delle Kamaz (marca di camion) in Africa, dove loro hanno meravigliosamente raccomandato se stessi per il rally Parigi — Dakar. Si rinforzano i legami interparlamentari. A giugno in visita nella Federazione Russa c’era il presidente del senato del Madagascar Rajemison Rakotomaharo. Presto si è costituito il business- forum russo- madagascaregno nell’accademia diplomatica MID RF “vetrina del Madagascar”. A luglio, nel festival di cultura africana a Mosca “venti africani” hanno preso parte lo show di tam- tam senegalesi, il balletto nazionale della Guinea- Bissau ed l’ensemble congolese “Musica del sole” con la canzone iniziale “Russia” dalla raccolta “Strade in Russia”

E non c’è qui una delle risposte alla domanda posta nel titolo dell’articolo?

(traduzione dal russo di Rossella Morini).

 

Note sull'Autore:

Igor Andreev, principale collaboratore scientifico dell’Istituto di filosofia RAN (Rossiskaja Akademja Nauk; Accademia Russa delle Scienze), dottore di scienze filosofiche e professore.

 

 

 

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