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DOBRYNJA NIKITIČ E IL DRAGO

Il valoroso bogatyr' Dobrynja Nikitič un giorno si recò nell'aperta ampia steppa, quando da sotto il cavallo comparvero molti feroci serpenti, piccoli e grandi, e lui tutti li uccise e li schiacciò. Quando tornò nel suo palazzo e raccontò quel che gli era accaduto alla madre Mamelfa, la donna fu presa da grande timore:

- Se tu hai ucciso serpenti feroci, piccoli e grandi, allora, o mio amato Dobrynja, sta' alla larga dai monti di Soročinsk, dove vi sono serpenti ancora più grandi che vorranno vendicarli, e soprattutto non ti bagnare nel fiume Pučaj, che quel fiume crudele a due correnti: la prima è veloce, la seconda è di fuoco!

Ma il giovane Dobrynja non ascoltò i consigli della cara madre e gli venne voglia di andare proprio là dove gli era stato sconsigliato di andare. Così partì per l'aperta ampia steppa e dopo molti giorni di viaggio giunse ai famosi monti di Soročinsk. Giunto che fu al fiume Pučaj, Dobrynja si spogliò nudo e si gettò in acqua.

Le ragazze che si trovavano lì a lavare i panni lo presero in giro, perché i bravi ragazzi non si bagnano nudi ma con fini camicie di tela. Dobrynja rispose loro con spirito malizioso. A un certo punto si udì un rombo di tuono e un'ombra immane si stese sull'allegro gruppetto. Le ragazze fuggirono. Dobrynja volse in su il capo e vide calare del cielo un mostruoso e gigantesco serpente con tre teste e dodici code.

Era la draghessa dei monti Soročinsk, la quale aveva nome Gorynyšče. Era la madre dei piccoli serpenti che Dobrynja aveva ucciso. Furibonda, rapiva fanciulle e cavalieri e li portava tra le sue montagne. La draghessa s'avventò contro il giovane Dobrynja sibilando: - Dobrynja, adesso sei nelle mie mani, nelle mie mani e in mio potere! Quello che voglio con te posso fare, se mi va, il giovane Dobrynja prenderò prigioniero, se mi va, l'arderò con il fuoco, se mi va, lo divorerò!

Dobrynja nuotò sott'acqua ed emerse sulla riva opposta del fiume, ma Gorynyšče gli alitò una ventata di fuoco e di faville che gli bruciò il petto. Non avendo né il suo cavallo né la sua lancia, niente avendo per opporsi al drago, Dobrynja si sentì perduto. Per fortuna trovò sulla riva un colbacco della terra greca. Dato che quel berretto proveniva dalla Grecia, la terra da dove il Cristianesimo era giunto in Russia, e poiché la draghessa era una creatura pagana, il bogatyr' poté usare il colbacco come un'arma e con quello colpì la draghessa con quanta forza aveva nel petto. Gorynyšče stramazzò al suolo e Dobrynja le saltò sul petto pronto a tagliarle le teste impetuose.

- O giovane Dobrynja! - implorò allora la draghessa: - Non uccidermi, povero serpente, per il bianco mondo lasciami volare. Tra te e me voglio fare un patto, un grande patto, non un patto piccolo: mai e poi mai scontrarci nelle aperte ampie steppe, non fare lotta e zuffa, né spargimento di sangue, tra te e me, mai!

Dobrynja si levò dal petto della draghessa e giurarono essi di osservare il loro patto.

Così la draghessa volò via e Dobrynja, rivestitosi, saltò in groppa al suo cavallo e riprese la strada per Kiev.

Tornato che fu a Kiev, Dobrynja scoprì che durante la sua assenza Gorynyšče era piombata sulla città ed aveva rapito la leggiadra Zabava, la nipote favorita del gran principe Vladimir. Il gran principe era disperato, i suoi bogatyri non sapevano che fare, che nessuno aveva il coraggio di raggiungere i monti di Soročinsk per riprendersi la principessa. E quando Dobrynja entrò nella sala, Alëša Popovič lo indicò dicendo: - Che ci vada lui, sui monti di Soročinsk, che vada a riprendersi la leggiadra Zabavuška! Corre voce che lui sia amico della draghessa corre voce che questa lo chiami addirittura fratello!

Il gran principe Vladimir, furibondo, si rivolse allora a Dobrynja. - Allora va' tu nell'aperta ampia steppa, va' tu verso quei gloriosi monti di Soročinsk, va' tu in quelle tane di drago! Cerca mia nipote, la leggiadra Zabavuška, e riconducila alla grande città di Kiev! Altrimenti ti farò mozzare il capo impetuoso!

Il giovane Dobrynja si rattristò per l'immane compito che gli era stato affidato e tornò mesto a casa dalla propria madre. Mamelfa gli chiese il perché della sua afflizione e Dobrynja le riferì l'ordine di Vladimir. La madre lo consolò e lo mandò a dormire. Il mattino seguente lo svegliò: - Va', adesso, Dobrynja, adempi questo gran servigio che t'è stato ordinato.

Dobrynja si levò dal letto, per bene si lavò e si vestì a puntino, quindi uscì dal palazzo, prese il suo destriero dalla scuderia e partì al galoppo, via, per l'aperta ampia steppa. A questo punto Mamelfa scoppiò in un pianto disperato: - Ahimé, ho messo al mondo un figlio sfortunato! Come entrerà lui nelle tane dei draghi? Dilanieranno il suo corpo e si berranno il suo sangue!

Giunto tra le aspre scarpate dei monti di Soročinsk, Dobrynja venne aggredito dai figli della draghessa, orribili serpenti che dovette abbattere uno dopo l'altro. Per un giorno intero il cavallo schiacciò serpenti sotto gli zoccoli ed a sera tremava dalla fatica. Dobrynja allora cominciò a batterlo con la sferza, tra le orecchie e poi tra le zampe, spietatamente, finché l'animale riprese forza e vigore.

E giunse Dobrynja alle tane dei draghi, che erano chiuse da chiavistelli di rame e puntelli di ferro. Allora il bogatyr' cominciò a forzare una ad una quelle porte, uccideva i serpenti che ne sortivano e quando penetrava in quelle tane, vi trovava una gran quantità di prigionieri russi: vi erano principi e bojari, vi erano possenti bogatyri, vi erano fanciulle da marito. Una gran quantità di prigionieri liberò così, Dobrynja.

E infine giunse alla tana della draghessa Gorynyšče, e quando ne ebbe forzato le porte, vi trovò prigioniera la leggiadra principessa Zabava.

- Esci, Zabavuška, corri! - gridò Dobrynja. - Da lontano ho attraaversato le aperte ampie steppe e sono giunto nelle tane dei draghi per cercarti! Presto, vinei fuori! Dobbiamo tornare alla grande città di Kiev, dal gran principe Vladimir piccolo sole!

Ma d'improvviso comparve la draghessa Gorynyšče e si levò alta sopra Dobrynja, spuntando fiamme ardenti. - Dobrynja, ragazzo ! Non ricordi il patto che noi due abbiamo stretto? Non più far lotta tra noi, questo abbiamo promesso! Eppure tu sei giunto sui monti di Soročinsk, tutti i dragoncelli hai calpestato, tutti i prigionieri hai liberato! Ora pretendi anche la leggiadra Zabavuška? A te non la darò, ricorda!

E gridò Dobrynja: - Tu, draghessa maledetta! Perché volasti, tu, sulla grande città di Kiev? Perché rapisti la leggiadra principessa Zabava e la prendesti prigioniera?

Allora la draghessa attaccò Dobrynja, e i due combatterono strenuamente per tre giorni e tre notti, senza mai fermarsi. La draghessa lanciando fiamme ardenti, Dobrynja difendosi con scudo e mazza. Trascorsi quei tre giorni il bogatyr' era distrutto dalla fatica e disperava ormai di poter vincere. Ma in quel momento una voce proveniente dal cielo lo esortò: - Giovane Dobrynja, combatti per altre tre ore! - Dobrynja fece appello a tutte le sue forze e riuscì a reggere per il tempo convenuto. Alla fine la draghessa giaceva morta ai suoi piedi.

Ma i pericoli non erano finiti, ché la terra si rifiutava di accogliere il sangue del mostro e il bogatyr' si ritrovò al centro di un lago di sangue letale. Di nuovo Dobrynja disperò di cavarsela e di nuovo la voce dal cielo gli diede un buon consiglio: - Colpisci l'umida madre terra con la lancia e parlale.

Dobrynja colpì il terreno con la lancia: - Apriti, umida madre terra, apriti, e accogli il sangue del drago. - Subito, si aprì un enorme crepaccio in cui il lago di sangue rifluì lasciando emergere la terra asciutta e riarsa..

Dobrynja finalmente scese da cavallo, prese Zabava per le bianche mani e via la condusse dalla tana del drago. Tutti gli altri prigionieri lo seguirono finché non furono nell'aperta ampia steppa e quindi ciascuno prese la via per il proprio paese. Dobrynja issò Zabava sulla sella del destriero e lui stesso montò dietro di lei. E così riportò la fanciulla nella grande città di Kiev restituendola infine al gran principe Vladimir.

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