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DUNAJ IVANOVIČ PRONUBO PER CONTO DEL GRAN PRINCIPE VLADIMIR

Qualche tempo dopo si tenne un banchetto alla corte di Kiev, presso il gran principe Vladimir, piccolo sole.

Disse Vladimir: - Voi tutti, principi e boiari, tutti possenti bogatyri, mercanti e gente di campagna! Tutti al banchetto siete ammogliati, solo io non ho moglie. Conoscete per me una principessa che sia di alta statura, rotondetta di corpo e leggiadra di viso, d'andatura veloce e di voce soave, con cui io potessi vivere, scambiare pensieri e trascorrere lunghi anni?

Tutti al banchetto ammutolirono, neppure uno rispose. Soltanto un prode bravo giovane, Dunaj Ivanovič, uscì fuori dalla tavola di quercia, e battendosi la fronte fece un inchino e disse:

- Vladimir, gran principe di Kiev! Io conosco una principessa che vi possa essere consorte. Il re della prode Lituania ha due figlie non maritate. La figlia maggiore ha nome Nastas'ja, compie prodi imprese in campo, guerriera sempre in cerca di avventure; la minore vive in casa e ha nome Apraksija, alta di statura, rotondetta di corpo e leggiadra di viso, d'andatura veloce e di voce soave. Con lei, gran principe di Kiev, potreste vivere, scambiare pensieri e trascorrere lunghi anni.

Furono gradite queste parole al gran principe e disse Vladimir: - Tu, Dunaj Ivanovič! Prendi da me quarantamila uomini e di tesoro diecimila grivne, parti per quel paese, per la prode Lituania, con buone parole combina il matrimonio con la principesse Apraksija. E se non la dànno volentieri, prendila con la forza!

- Non mi occorrono né uomini né ricchezze - rispose Dunaj. - Dammi solo un compagno, il prode compagno Dobrynja Nikitič!

E Dunaj partì alla volta della Lituania, accompagnato da Dobrynja Nikitič. I due bogatyri si recarono al palazzo reale e Dunaj disse a Dobrynja di aspettare nel cortile: l'avrebbe chiamato in caso di necessità. Dopodiché Dunaj si recò nella sala del trono e s'inchinò dinanzi al re come convenuto.

Il re di Lituania ben conosceva Dunaj, che era stato molti anni al suo servizio. Gli diede da mangiare e da bere e lo interrogò: - Dimmi, dimmi, valoroso Dunaj, non mi celare, che cosa sei venuto a fare qui nella prode Lituania?

- O piccolo padre, re della prode Lituania, sono venuto per una buona impresa, per fidanzare tua figlia Apraksija col gran principe di Kiev, Vladimir, piccolo sole.

Il re balzò in piedi. - Che cosa? Vuoi fidanzare la minore e trascurare la maggiore? - Chiamò le guardie tatare. - Soldati! Prendete Dunaj per le bianche mani e conducetelo nel sotterraneo, chiudete con grate di ferro e serrate con sbarre di quercia!

Allora Dunaj si levò, afferrò la tavola su cui stava mangiando e la rovesciò contro i soldati, sbaragliandoli. Invano il re chiamò altri uomini, giunsero i servi dal cortile gridando:

- Sire, c'è nel cortile un giovanotto con una gran mazza saracena: ha ucciso tutti i soldati tatari fino all'ultimo e non ne ha lasciati neppure per la razza!

Allora il re non poté fare a meno di cedere. - Sta bene, Dunaj Ivanovič! Prendi pure la mia figlia principessa e conducila dal tuo gran principe Vladimir.

E Dunaj e Dobrynja partirono così alla volta di Kiev, e con loro era la principessa Apraksija. Cavalcavano per le aperte ampie steppe, quando si accorsero che qualcuno li inseguiva di gran carriera. Era un cavaliere tataro, con lancia e scudo. Affidata Apraksija a Dobrinja, Dunaj tornò indietro e affrontò l'inseguitore.

- Férmati, tataro, nell'aperta ampia steppa! E dimmi, non mi celare, chi sei, qual è il tuo nome, quale la tua razza?

Per tutta risposta il tataro colpì Dunaj con tanta forza da rovesciarlo al suolo. Ma subito il bogatyr' colpì l'avversario di piatto con una lancia, disarcionandolo a sua volta, gli saltò addosso e gli strappò di dosso l'armatura, deciso ad affondargli la spada nel cuore. Ma tosto trattenne il suo colpo, accorgendosi che il petto del suo avversario era il seno di una donna.

- Dunaj, non mi riconosci? - lo redarguì la ragazza. - Tre anni interi vivesti da noi nella prode Lituania. E non cavalcammo per gli stessi sentieri, non sedemmo sullo stesso sgabello, non mangiammo dallo stesso piatto?

- Tu sei la principessa Nastas'ja! - fece Dunaj. E ammirato dal coraggio della fanciulla, l'aiutò a rialzarsi e la condusse con sé a Kiev. Così, qualche giorno dopo, mentre il gran principe Vladimir sposava Apraksija, Dunaj sposava Nastas'ja.

La festa di nozze durò tre giorni, i guerrieri mangiarono e bevvero, e quando furono ubriachi cominciarono a vantarsi delle proprie prodezze.

- In tutta la città di Kiev non c'è un giovane che sia elegante e ardito come me! - disse Dunaj. - E non uno che mi batta nel tiro con l'arco!

- Tu, Dunaj, mio caro marito! - rise Nastas'ja. - Non ti stai vantando invano? Non è da molto che sono stata in città, ma ho visto parecchie cose. Per eleganza ti sopravanza Dobrynja Nikitič, per ardimento ti sopravanza Il'ja di Murom, e per l'abilità di tirare l'arco, ebbene, per quella ti sopravanzo io. Sono capace di tirare una freccia contro la lama affilata di un coltello e tagliare la freccia in due metà esatte.

Irritato per essere state ripreso davanti a tutti, e in realtà ancora piuttosto brillo, Dunaj afferrò Nastas'ja per un braccio e la portò nell'aperta ampia steppa per dimostrare se quel che aveva detto rispondeva a verità. Le diede un arco e una freccia e pose lontano un coltello affilato. Nastas'ja tirò, e come aveva detto, la freccia colpì diritta il coltello e si spaccò in due esatte metà.

Allora tirò Dunaj. Scoccò una freccia: troppo lontano. Ne scoccò un'altra: troppo vicino. Ne scoccò una terza: fallì il bersaglio. Furibondo Dunaj girò l'arco e puntò il dardo contro il petto di Nastas'ja.

- No, Dunaj, caro marito! - gridò lei. - Piuttosto, battimi nuda con una frusta, trascinami pure col cavallo per l'aperta ampia steppa, mettimi fino al petto nell'umida terra e picchiami con pungoli di quercia, ma prima lascia che dia alla luce il bambino che ho nel ventre. Fino ai ginocchi ha gambe d'argento, fino ai gomiti ha braccia d'oro, ha i riccioli cosparsi di stelle e il sole gli brilla in fronte!

Ma Dunaj scoccò la freccia e Nastas'ja cadde morta.

Svaniti i fumi dell'ebbrezza, Dunaj si accorse di quale misfatto avesse compiuto. Si avvicinò al corpo della moglie, le squarciò il ventre con la spada e scoprì che non ella non aveva mentito. Il bambino era davvero come l'aveva descritto: fino ai ginocchi aveva gambe d'argento, fino ai gomiti aveva braccia d'oro, aveva i riccioli cosparsi di stelle e il sole gli brillava in fronte.

In preda al rimorso, Dunaj si gettò sulla sua spada, morendo accanto alla moglie.

Si dice che due fiumi nacquero dal luogo in cui marito e moglie erano caduti: uno fu il grande fiume Dunaj [il Don], e l'altro il suo affluente Nastas'ja.

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