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DOBRYNJA NIKITIČ

Viveva un tempo nella città di Rjazan' il nobile Nikita Romanovič. Morendo, il nobile Nikita, lasciò una giovane vedova, Mamelfa, e a lei quale unico diletto lasciò un bambino di nome Dobrynja.

A cinque anni il piccolo Dobrynja giocava con i suoi coetanei e già manifestava una forza prodigiosa: se a uno prendeva la mano destra, gli staccava la mano destra; se a uno prendeva il piede sinistro, gli staccava il piede sinistro. E quando Dobrynja divenne grande, la fama della sua forza superò le mura della città e si sparse intorno per la nera umida terra di Rus'.

Così venne un giorno a Rjazan' il prode bogatyr' Il'ja di Murom, che aveva avuto notizia delle prodezze del piccolo Dobrynja ed era ben deciso a sperimentarne la forza. Non entrò dalle porte della città ma balzò direttamente oltre il muro di cinta. Poi vide alcuni bambini giocare e chiese loro dove abitasse il piccolo Dobrynja.

Lo udì la madre di Dobrynja e si affacciò alla finestra. - Non è in casa l'amato mio figlio; è andato a cavalcare per l'aperta ampia steppa per quiete imprese di primavera: per cacciare oche e bianchi cigni, e pennute anatrelle grige.

- Tu menti, Mamelfa! - gridò Il'ja.

- Ahimé, Il'ja di Murom! Tu troverai il figlio mio amato e lo ucciderai! Non farlo, abbi pietà, non rovinare la casa di una povera vedova!

Non mise tempo in mezzo, Il'ja di Murom, ma galoppò subito per l'aperta ampia steppa. E vide da lungi il giovane Dobrynja cavalcare a sua volta gridando: - Non esiste un rivale che possa stare alla pari con me!

Tanta vanagloria non piacque affatto al vecchio cosacco, che subito attaccò il giovane Dobrynja. Si scontrarono nella steppa i due bogatyri, si colpirono con la clava, ma senza che uno dei due riuscisse ad abbattere l'altro. E allora si colpirono con le spade affilate, ma senza che uno dei due riuscisse a prevalere sull'altro. E allora smontarono da cavallo e si afferrarono, provando ciascuno la sua forza contro quella dell'altro. E urlarono, e sprofondarono in terra fino alle ginocchia. Ma d'un tratto cedette a Il'ja il piede sinistro, cedette a Il'ja la mano destra, e il vecchio cosacco si rovesciò sull'umida terra.

Dobrynja lo schiacciò sotto di sé e gli chiese: - Ehi, tu, bravo robusto cavaliere! Qual è la tua città, quale il paese? Di quale padre, di quale madre?

- Se stessi io sopra il tuo bianco petto, non chiederai la famiglia e la razza. Invece il bianco petto ti aprirei e guarderei nel tuo focoso cuore! - rispose fieramente Il'ja, e poi: - Io sono della città di Murom, sono il forte cosacco Il'ja Ivanovič di Murom.

Allora Dobrynja si rialzò e aiutò Il'ja a rialzarsi a sua volta. - Perdonami, Ilejuška, di averti atterrato. Se avessi saputo chi eri non ti avrei mai colpito.

I due divennero fratelli-di-croce e Il'ja condusse Dobrynja alla corte di Kiev, dove il gran principe Vladimir chiese chi mai fosse quel bravo giovane.

Rispose Il'ja di Murom: - Il suo nome è Dobrynja Nikitič!

 

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