Indice articoli

IL'JA DI MUROM INCONTRA SVJATOGOR

Divenuto bogatyr' alla corte di Kiev, Il'ja di Murom si trovò a riflettere sulla strana predizione dei santi pellegrini che l'avevano guarito.

- Vivi, Il'ja, per essere guerriero! - gli avevano detto. - In terra morte non t'è destinata, in lotta morte non t'è destinata!

- Che specie di guerriero son io? - si domandava Il'ja. - In terra morte non m'è destinata, in lotta morte non m'è destinata! Bene. Cavalcherò dunque verso i monti e cercherò il più possente e più antico dei bogatyri, il grande Svjatogor. Lui mi consentirà mi mettere alla prova la mia forza con la sua e da lui saprò che cosa significa essere un vero bogatyr'.

Così Il'ja lasciò Kiev e partì per i Monti Santi. E mentre vagava per quelle terre deserte, ecco che vide avanzare un cavallo gigantesco, in groppa al quale si trovava un cavaliere che col pennacchio dell'elmo sfiorava quasi le nuvole. Era Svjatogor. Allora Il'ja spronò il bravo Sivko e prese la rincorsa. Balzò fino alla testa del gigante e gli vibrò un enorme colpo della sua mazza ferrata. Ma Svjatogor nemmeno se ne accorse.

- Che cos'è successo alla mia forza prodigiosa? - si domandò Il'ja perplesso. - Prima abbattevo interi eserciti e adesso invece...

Provò a vibrare un colpo ad una quercia e quella andò in pezzi. Dunque aveva ancora la sua forza. Il'ja andò di nuovo all'attacco e picchiò un altra possente mazzata al capo di Svjatogor. Ma nemmeno stavolta il gigante parve molto turbato.

Il'ja tentò allora una terza volta e colpì Svjatogor sul petto, facendo appello a tutte le sue forze. Questa volta Svjatogor oscillò leggermente, poi, muovendo la mano come se dovesse schiacciare una zanzara, afferrò Il'ja per i capelli e se lo ficcò distrattamente nel profondo di una tasca.

Dopo non molta strada il cavallo di Svjatogor cominciò ad incespicare.

Lo redarguì Svjatogor: - Ehi, che ti succede, possente destriero? Ti si piegano le zampette e inciampi?

E il cavallo: - Mi si piegano, sì, le zampette e inciampo! Due bogatyri in groppa su di me, bravo cavallo, sono un pesante fardello!

Allora il gigante trasse di tasca Il'ja e lo esaminò, e finalmente si avvide che era un cavaliere. - Ah, dunque fosti tu che osasti colpirmi per tre volte! Chi sei, buon valoroso prode?

- Sono Il'ja Ivanovič della grande città di Murom - si presentò Il'ja e disse: - Volevo far conoscenza con te e con te misurare la mia forza, o famoso Svjatogor.

Svjatogor rise. - I tuoi colpi mi son parsi punture di zanzara. Buon per te che non ti ho colpito, altrimenti ti avrei polverizzato gli ossicini. Ebbene, prode Il'ja di Murom, sii il mio fratello minore. Io sarò per te il maggiore.

Il'ja accettò ed i due bogatyri andarono insieme per molti e valli, scambiandosi i racconti delle loro imprese.

Sarebbe molto lungo narrare le avventure che vissero insieme Svjatogor e Il'ja di Murom. Dell'amata fanciulla che Svjatogor custodiva in una teca di cristallo e di come Il'ja la sedusse, del fabbro che batteva sull'incudine i destini del mondo, del possente padre di Svjatogor e di come strinse tra le mani una clava arroventata credendo che fosse la mano di Il'ja.

Un giorno, mentre i due compagni vagavano sul monte Eleon, s'imbatterono in un immenso sarcofago di pietra. Il'ja provò ad entrarvi, ma il sarcofago era troppo lungo e troppo largo per lui.

- Non è per te il sarcofago, è chiaro - disse Svjatogor. - Piuttosto è della mia misura. Fammi entrare e prova a chiudere il coperchio.

Il'ja tentò di dissuaderlo ma il gigante non gli diede ascolto. Si distese nel sarcofago e Il'ja gli mise sopra il coperchio.

Poi Svjatogor chiese di uscire. Il'ja fece per smuovere il coperchio, ma quello si era magicamente saldato al sarcofago. Inutilmente Il'ja tentò di infrangerlo con la mazza: il coperchio resisteva ai suoi colpi più possenti.

- Prendi la mia spada - gli consigliò Svjatogor dal sarcofago. - Con quella riuscirai a infrangere questo sarcofago!

- Inutile - disse Il'ja. - Non riesco nemmeno a sollevarla da terra.

- Allora avvicìnati a questa fessura - disse Svjatogor. - Ti aliterò la mia forza, così potrai sollevare la mia spada.

Il'ja avvicinò il volto alla fessura e dall'interno Svjatogor gli alitò tutta la sua forza. Il'ja sentì allora il suo vigore moltiplicarsi e sollevò la spada del gigante con uno sforzo minimo. Ma ad ogni colpo che menava contro il sarcofago, magicamente apparivano cerchioni di ferro ancora più robusti.

Svjatogor si rese conto alla fine che non poteva sfuggire al suo destino. - Desisti, Il'ja, compagno mio. Qui finisce la vita di Svjatogor. Prendi il mio buon cavallo e legalo qui accanto, perché perisca accanto al suo padrone e nessun altro lo possieda.

Il'ja fece come gli era stato chiesto e tristemente se ne andò. E questa fu la fine di Svjatogor.

Joomla templates by a4joomla