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IL BRIGANTE SOLOVEJ

E Il'ja di Murom partì dal suo villaggio, diretto alla grande città di Kiev. Portava un vestito da viaggio, e con sé aveva una spada, una lancia, un arco e una clava pesante novanta pud. Salutò i genitori e promise loro che durante il viaggio non avrebbe sparso sangue: solo una volta giunto alla meta avrebbe sguainato la spada e mostrato il proprio valore.

Ben deciso a giungere a Kiev nel volgere di un giorno, Il'ja partì al galoppo per le aperte ampie steppe. Ma giunto nei pressi della grande città di Černigov, si avvide che la città era assediata da un'orda di tatari ben decisi a massacrare tutti gli abitanti e a radere al suolo le chiese. Pregando Dio di liberarlo dal voto, Il'ja spronò il cavallo e calò sulle schiere pagane, sbaragliandole. Infilzò con la lancia, scagliò dardi, tirò frecce, tagliò con l'aspra spada e tutti calpestò i tartari pagani. Allora si aprirono le porte di Černigov e gli abitanti della città uscirono a fargli festa e gli proposero di divenire loro voivoda. Il'ja rifiutò, e si limitò a chiedere la strada per giungere a Kiev.

Rispose la gente di Černigov: - Da trent'anni nessuno transita più per la strada per Kiev, ormai bloccata da cespugli ed erbacce, poiché nei boschi di Brjansk, presso il fiume Smorodina, su sette querce ha fatto il suo nido il brigante Solovej. Appena trilla Solovej come un usignolo, tutte le erbe dei prati s'intrecciano, gli alberi si sradicano e quanti sono nei pressi cadono morti a terra!

Bisognava prendere un'altra strada, più lunga e tortuosa, ma Il'ja si era ripromesso di arrivare a Kiev in quella stessa giornata. Così imboccò per i boschi di Brjansk, facendosi strada attraverso l'intricata vegetazione. Arrivato al fiume Smorodinka, il brigante Solovej si sporse dall'alto della sua quercia e gli lanciò un fischio lacerante, tanto che il bravo cavallo Sivko si paralizzò dal terrore.

Subito Il'ja trasse l'arco. - Parti fischiando, dardo rovente, come lama affilata di coltello, colpisci Solovej e fallo cadere dall'albero! - E scoccò la freccia. Colpì Solovej in un occhio e il brigante piombò giù dall'albero. Allora Il'ja lo afferrò, lo legò al pomo della sella di cuoio circasso e riprese la via per Kiev.

Ma non si avvide, Il'ja, di passare accanto al nido di Solovej, nel quale vivevano le tre figlie del brigante con i loro mariti. Non appena le figlie videro il padre legato alla sella di Il'ja, chiamarono i mariti perché intervenissero. Questi si affacciarono dal nido e chiamarono Il'ja:

- Vieni, robusto bravo giovane, sii nostro ospite nel nido. Ti offriremo cibi prelibati e dolci bevande, e ti doneremo doni preziosi.

Ma Il'ja di Murom non si fece ingannare. Non appena fu entrato nel nido, trasse la spada e fece tutti quanti a pezzi. Poi, sempre col brigante legato alla sella, riprese il viaggio per Kiev.

Giunto che fu alle porto d'oro di Kiev, Il'ja entrò nel palazzo del gran principe e s'inchinò di fronte a tutti i nobili e i boiari, e ancora di più di fronte al gran principe Vladimir.

Vladimir lo accolse con garbo: - Da dove vieni, robusto bravo giovane? Chi è tuo padre, chi è tua madre, qual è la tua stirpe?

- O gran principe, piccolo sole, io provengo dal villaggio di Karačarovo presso la grande città di Murom. Sono Il'ja Ivanovič e sono giunto alla grande città di Kiev attraverso i boschi di Brjansk per servirti in fede e verità e difendere la chiesa ortodossa.

- Ti vuoi prendere gioco di me! - esclamò Vladimir. - Da trent'anni nessuno transita più per i boschi di Brjansk, ché presso il fiume Smorodinka ha il suo nido il terribile brigante Solovej!

- O gran principe, piccolo sole, Solovej il brigante è adesso nel tuo cortile, legato alla sella di cuoio circasso del mio cavallo.

Allora Vladimir e tutti i suoi boiari, increduli e perplessi, si recarono in cortile, e qui trovarono il brigante Solovej legato alla sella di Sivko. Subito cominciarono a ridere ed a prenderlo in giro: - Trilla, adesso, Solovej, come un usignolo! Trilla, Solovej!

Ma Solovej dichiarò con la bocca incrostata di sangue che avrebbe obbedito solamente a colui che l'aveva catturato. Allora Il'ja gli diede da bere un secchio di vodka e gli ordinò di fischiare, ma solo a mezza forza, per non far danni.

Solovej pensò però che non aveva più niente da perdere e fischiò con quanto fiato aveva in gola. Esplosero le finestre di cristallo del palazzo, i cavalli scapparono, si sradicarono gli alberi e molte persone caddero morte a terra. Il gran principe Vladimir stesso si salvò per miracolo.

Allora Il'ja afferrò Solovej per i capelli e lo condusse nella steppa, dove gli mozzò il capo. Metà del corpo lo diede in pasto ai lupi grigi, metà ai corvi neri, e questa fu la fine del brigante.

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