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L'ARRIVO DEL GIOVANE EROE

Un giorno, sugli alti monti, gli eroi di Kiev posero una bianca tenda. Dentro c'era il vecchio cosacco Il'ja di Murom, e poi Dobrynja Nikitič, e poi ancora il giovane Alëša Popovič. Stavano di scolta ai confini della Santa Rus' e vigilavano la bella città di Kiev, in difesa della fede cristiana, delle chiese di Dio, degli onorati monasteri.

Quella mattina, di buon'ora, Il'ja di Murom guardava lontano nell'aperta ampia steppa ed ecco che vide, il vecchio cosacco, nel campo cavalcare un bravo giovane, diretto alla grande città di Kiev. Egli scagliava contro il cielo una lancia aguzza: con una mano la scagliava con l'altra la riprendeva. Davanti a lui correvano due lupi e due falchi bianchi teneva sulle spalle.

Il vecchio cosacco rientrò nella tenda e svegliò i due compagni. - O voi, prodi bravi giovani! Perché dormite? Sta arrivando un eroe dalla steppa e punta alla grande città di Kiev!

Dobrynja e Alëša si levarono dal sonno, si asciugarono con bianche tele e rivolsero le preghiere a Dio.

Come Alëša Popovič uscì dalla bianca tenda, bardò in tutta fretta il suo cavallo e si lanciò al galoppo per l'aperta ampia steppa, ma per quanto corresse veloce non riuscì a raggiungere il giovane eroe. Così tornò indietro dicendo: - Cavalca, il prode giovane, non gli sono pari, non gli tengo dietro.

Allora partì Dobrynja Nikitič e galoppò furiosamente nell'aperta ampia steppa; correva il suo destriero che tremava la madre umida terra. E sfrecciò in un turbine di fumo, si appressò al giovane al galoppo, lo superò e fermandosi si tolse il berretto e fece un inchino. - Salute a te, prode bravo giovane! Qual è la tua città, quale il paese, chi è tuo padre, chi è tua madre? Dove cavalchi, dove sei diretto?

Si fermò il giovane e rispose: - Vado diretto alla grande città di Kiev, espugnerò la capitale russa, prenderò vivo il gran principe Vladimir e sua moglie Apraksija prenderò per moglie.

Dobrynja tornò rapido alla tenda e così parlò al vecchio cosacco Il'ja di Murom:

- Non ha detto, il giovane bogatyr', la sua stirpe, la sua razza, né di chi fosse figlio, il prode giovane. ha detto invece dove è diretto. È diretto alla grande città di Kiev, vuole espugnare la capitale russa, prendere vivo il gran principe Vladimir e sua moglie Apraksija prendere per moglie.

Si accese al vecchio cosacco il cuore focoso, ribollì in lui il sangue ardente, tremarono d'ira le possenti spalle. Fischiò al cavallo, lo bardò velocemente e si lanciò al galoppo nell'aperta ampia steppa, così veloce che gli altri videro solo un turbine di polvere. Raggiunse il giovane, si affiancò a lui e gli lanciò un urlo di sfida.

Il giovane, fermando il cavallo, disse ai due lupi, disse ai due falchi: - Voi due, lupi grigi, fuggite negli oscuri boschi: è arrivato il mio antagonista! E voi due, falchi bianchi, volate negli oscuri boschi, di voi più non mi importa!

Non furono due monti che si urtarono, non due nubi che si avvinghiarono. Si scontrarono il vecchio cosacco e il giovane guerriero. Si picchiarono con le mazze e le impugnature si piegarono; si colpirono con le spade e le lame si intaccarono; si scagliarono le lance e le aste si piegarono. Allora i due saltarono giù da cavallo e si batterono corpo a corpo. Gridava il giovane straniero e tremava la madre terra; urlava il vecchio cosacco e si frantumavano i boschi. E arrise dapprima la fortuna al giovane straniero: s'intorpidì il braccio destro a Il'ja di Murom, gli scivolò la gamba sinistra, il vecchio cosacco cadde sull'umida terra. Il giovane gli si buttò sul petto e senza chiedergli chi fosse e di quale padre e di quale madre, gli aprì la corazza di ferro e trasse il pugnale dalla guaina, ben deciso a strappargli dal petto il cuore impetuoso.

Chiese allora pietà il vecchio cosacco: - Salvami o Vergine madre di Dio! Stetti per anni ed anni in difesa della fede ortodossa, salvami adesso!

E subito del vecchio cosacco si raddoppiò la forza. Sbalzò il giovane dal bianco petto e lo gettò al suolo, schiacciandolo sotto di lui. E trasse il pugnale dalla guaina, ma invece di strappargli dal petto il cuore impetuoso, gli chiese: - O tu, robusto bravo giovane! Di quale città sei, di quale paese? Chi è tuo padre, chi è tua madre? Con quale nome vieni chiamato?

- Quando ero su di te, - gli disse sprezzante l'altro - non t'ho chiesto la stirpe, la razza; ti avrei tagliato il bianco petto, ti avrei guardato il focoso cuore!

E ripeté Il'ja di nuovo la domanda. - O tu, robusto bravo giovane! Di quale città sei, di quale paese? Chi è tuo padre, chi è tua madre? Con quale nome vieni chiamato?

E lo straniero rispose: - Dal mare vengo, dall'azzurro mare, dalla casa della vecchia Salygorka; io ho cavalcato, prode bravo giovane; sono suo figlio, Podsokol'nik, per tutto il mondo vado cavalcando.

Allora si alzò il cosacco sulle agili gambe, abbracciò il giovane e lo baciò sulle labbra. Il vecchio cosacco si pacificò con suo figlio. Lo condusse quindi nella bianca tenda e lo trattò con tutti gli onori.

Ma quella notte, mentre tutti dormivano, Podsokol'nik si svegliò con fastidio. - Mi sono umiliato col vecchio cosacco - disse tra sé e sé. - Il vecchio cosacco con la lancia trafiggerò.

E si alzò, diede piglio alla lancia e l'abbassò contro il petto di Il'ja. Ma la punta della lancia colpì la croce che Il'ja teneva sul petto. Il vecchio cosacco si destò, afferrò Podsokol'nik tra le bianche mani, lo scareventò più in alto del bosco. Ricadde Podsokol'nik sull'umida terra, ricadde e si ruppe in briciole.

Fu così che Il'ja Muromec conobbe suo figlio e dovette ucciderlo.

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