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IL MATRIMONIO DI ALËŠA POPOVIČ CON LA MOGLIE DI DOBRYNJA NIKITIČ

Un giorno Dobrynja Nikitič dovette partire per andare a combattere in un paese lontano e sua madre pianse nel salutarlo. Poi Dobrynja andò nel palazzo a cercare la sua cara sposa, la giovane Nastas'ja, la quale si accomiatò da lui con grande tristezza:

- Quando tornerai a casa, caro Dobrynja? Quanto dovrò aspettarti dalle aperte ampie steppe?

- O mia cara Nastas'juška, giacché me l'hai domandato ti risponderò. Per tre anni aspetta Dobrynja, se non ritorno aspettane altri tre. Se trascorsi questi sei anni non sarò ancora tornato, allora potrai ritenere morto Dobrynja. A quel punto il tuo volere sarà libero, Nastas'ja, vivi da vedova o riprendi marito, prenditi un principe, oppure un bojaro o anche un possente bogatyr' russo. Unico, non prendere, Alëša Popovič.

E così prese ad attendere lo sposo, la giovane Nastas'ja. Giorno dopo giorno, come pioggia cade. Settimana dopo settimana, come erba cresce. Anno dopo anno, come fiume scorre. Così trascorsero tre anni e non tornò Dobrynja dall'aperta ampia steppa. E per altri te anni prese ad attendere lo sposo, la giovane Nastas'ja. Giorno dopo giorno, come pioggia cade. Settimana dopo settimana, come erba cresce. Anno dopo anno, come fiume scorre. Erano ormai passati sei anni e Dobrynja non era tornato dall'aperta ampia steppa.

Allora Alëša Popovič giunse dall'aperta ampia steppa e portò una notizia non lieta. Disse che non viveva più Dobrynja Nikitič, ma giaceva morto nel campo, il capo impetuoso fracassato, le spalle possenti trafitte.

Per il gran dolore la madre Mamelfa pianse lacrime di sangue. E Nastas'ja annunciò che prima di riprender marito avrebbe atteso altri sei anni. Allora il gran principe Vladimir si recò dalla giovane vedova: - Come puoi vivere, giovane vedova, così trascorrere la tua giovane età? Prendi un marito, un principe, un bojaro o un possente bogatyr' russo, oppure l'ardito Alëša Popovič.

Non andò sposa a un principe, Nastas'ja, né a un bojaro, né a un possente bogatyr' russo, ma andò in sposa proprio ad Alëša Popovič. Il banchetto di nozze durò tre giorni e il terzo giorno si recarono alla chiesa di Dio per celebrare il matrimonio.

Ma Dobrynja Nikitič non era morto. Aveva combattuto terribili battaglie e ora tornava da Costantinopoli. D'un tratto il cavallo prese a inciampare.

- Ehi tu, cibo da lupi, pasto per orsi! - fece Dobrynja. - Perché oggi stai inciampando?

E rispose il bravo cavallo: - O tu, padrone mio amato, del guaio che t'incombe tu non sai. Sono trascorsi i sei anni e la tua giovane Nastas'ja Nikulična è andata in sposa all'ardito Alëša Popovič. Da tre giorni stanno banchettando e si recano adesso nella chiesa di Dio per celebrare il matrimonio.

S'adirò allora Dobrynja Nikitič. Il bravo cavallo frustò e quello cominciò a compiere balzi da monte a monte, da colle a colle, a oltrepassare fiumi e laghi, a lasciarsi sotto le zampe vaste pianure e tratti di steppa.

Giunto a Kiev, Dobrynja andò per prima cosa dalla madre Mamelfa, superò i servi e s'inchinò di fronte a lei. La donna stentò a riconoscerlo, in quanto Alëša Popovič aveva diffuso la notizia della sua morte. Felicissima di riavere il figlio vivo lo abbracciò e gli baciò gli occhi e la bocca.

IDobrynja ordinò dunque alla madre di andargli a prendere il liuto di platano, quindi, vestito da giullare, si recò impetuosamente nella reggia del gran principe Vladimir, dove si teneva il banchetto di nozze. Alëša Popovič sedeva vicino a Nastas'ja e non perdeva occasione di baciarla e di carezzarla. Facendo finta di nulla, Dobrynja salutò il gran principe, si sedette sulla stufa smaltata e cominciò a pizzicare le corde e a cantare una dolce melodia.

E cantò tanto bene, che il gran principe lo invitò a tavola con loro e gli chiese che cosa desiderasse in cambio di un così bel canto. Dobrynja rispose subito che avrebbe voluto versare una coppa di vino alla sposa. Avuta la coppa, vi lasciò cadere dentro l'anello d'oro e porse il tutto a Nastas'ja, dicendole:

- Giovane Nastas'ja! Prendi questa coppa con una sola mano e bevi la coppa di un solo fiato: se berrai fino alla fine, un bene vedrai, se non berrai fino alla fine, un bene non vedrai.

Lei bevve la coppa di un fiato e trovò l'anello che si trovava sul fondo. Poi si rivolse a Vladimir e annunciò:

- Vladimir, piccolo sole di Kiev! Non è mio marito chi siede accanto a me, mio marito è chi sta davanti a me! - Si gettò ai piedi di Dobrynja. - Perdonami, Dobrynjuška! Perdona la mia colpa, la mia stoltezza, che il tuo ordine non ho seguito, l'ardito Alëša ho preso per marito!

- Non mi stupisce il senno femminile, le donne lunghe hanno le chiome ma la mente corta. Dove le portano, là esse vanno; dove le guidano, là esse vengono. - Dobrynja scrollò il capo. - Ma mi stupisce il gran principe Vladimir, piccolo sole, ché ha sposato la vedova di un uomo ancora vivo!

Subito tutti riconobbero Dobrynja Nikitič e ne ebbero grande stupore. A quel punto Alëša Popovič si gettò ai piedi di Dobrynja: - Perdonami, tu che sei mio fratello-di-croce, se mi sono messo con la tua amata sposa, con la giovane Nastas'ja.

- Di questa colpa, fratello, ti perdoni Dio, ché ti sei messo con la mia amata sposa, con la giovane Nastas'ja - disse Dobrynja. - Ma dell'altra colpa, fratello, non ti perdono, ché sei venuto dall'aperta ampia steppa dopo sei anni e hai portato una notizia non lieta, che non viveva più Dobrynja Nikitič, ma giaceva morto nel campo, il capo impetuoso fracassato, le spalle possenti trafitte. Per il gran dolore la mia cara amadre ha pianto lacrime di sangue. Di questa colpa io non ti perdono.

E prese Alëša per i biondi riccioli, diede di piglio alla frusta e gliene diede di santa ragione.

 

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