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SVJATOGOR

Maestoso titano di un tempo antico, ai tempi del gran principe Vladimir il vecchio Svjatogor si muoveva ancora per i confini della Santa Rus', nonostante il cristianesimo fosse ormai giunto dalla Grecia e gli antichi dèi pagani non avessero più il potere di un tempo. Relitto di un tempo scomparso, Svjatogor guidava il suo cavallo per l'aperta ampia steppa. Talmente enorme e possente era la sua corporatura, che, dicono i poeti, era costretto addirittura camminare sulle cime dei monti per evitare che la terra sprofondasse sotto il suo stesso peso.

Ma nonostante il suo tempo fosse ormai trascorso, Svjatogor ancora traboccava di orgoglio per la propria maestà e forza, che sentiva diffondersi per le membra e i tendini come argento vivo. - Se la terra avesse un anello - si vantava - potrei rovesciarla su un fianco!

Mentre così andava per l'aperta ampia steppa, vide al suolo abbandonata la piccola bisaccia perduta da un pellegrino. La toccò con la punta della lancia ma non gli riuscì a spostarla. Allora si chinò dal cavallo per afferrarla, ma la bisaccia non si staccò da terra.

- Molti anni ho viaggiato per il mondo ma non ho mai trovato un simile portento - disse Svjatogor. - Una piccola bisaccia che non si muove dal posto dove si trova!

Allora Svjatogor scese maestosamente da cavallo, si chinò e afferrò la bisaccia con entrambe le mani e tirò con tutte le sue forze. La bisaccia si sollevò fino all'altezza dei suoi ginocchi... ma fino ai ginocchi era sprofondato Svjatogor nella nera terra. Sul pallido viso del gigante non scorsero lacrime, ma sangue. Lì Svjatogor s'incastrò, l'orgoglioso titano dei tempi andati, e, dicono alcuni, dovette restare finché giunse la sua fine. Ma altri narrano in altro modo la storia della sua fine, come poi vedremo.

 

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