Viaggio “on the road” e cartoline da un paese e un popolo a tinte forti, 9-19 Aprile 2008

testo e fotografie di Thomas

Vi voglio raccontare la straordinaria esperienza che mi è capitato di vivere quest’anno: insieme a molte altre persone ho deciso di intraprendere una missione umanitaria in Bielorussia, con lo scopo di aiutare le persone e le famiglie bisognose che abitano nei villaggi più sperduti.
E’ stato un lungo viaggio fatto con i camper, dove abbiamo attraversato 4 paesi (Austria, Repubblica Ceca, Polonia e Bielorussia) e dopo 2300 km ci ha portato alla meta finale: la città di Gomel nel sud della Bielorussia, quasi al confine con Russia e Ucraina!
Fin dalla dogana di Brest (la città più a ovest della Bielorussia) abbiamo avuto il primo contatto con la burocrazia bielorussa: ci hanno controllato molto accuratamente tutti i documenti e il carico dei nostri camper e poi dopo circa 2 ore abbiamo potuto passare la dogana e finalmente entrare in territorio bielorusso. La città di Brest è molto moderna e affascinante per molti aspetti, i classici palazzoni in stile sovietico ne caratterizzano il paesaggio ma sono stati recentemente messi a nuovo e colorati così che l’aspetto generale è molto gradevole. Le strade sono molto ampie e i palazzi sono abbastanza distanti dalle strade così l’impressione che se ne ricava è di una calma e una tranquillità quasi disarmante. Niente a che vedere con le nostre città italiane dove i palazzi, le case e tutto il resto è talmente vicino alle strade che le attraversano da sembrare quasi opprimente. Ci sono poi da segnalare almeno 3 bellissimi murales che riproducono momenti di vita quotidiana e lavorativa nel pìù puro stile sovietico: sono messi ad abbellire le facciate di 3 palazzi e passando si vedono molto bene, a me sono piaciuti tanto.
Anche il nuovo impianto per la canoa olimpica fatto costruire da poco dal presidente Lukashenko è un vero gioiello e poi non mancano i grandi parchi che caratterizzano tutte le grandi città russe.

 

Casa in un villaggio bielorusso

Da qui parte l’ultima parte del nostro viaggio, secondo me la più bella, che ci porta a Gomel attraversando tutto il sud del paese. Voglio dirvi subito che lo straordinario paesaggio che caratterizza questi luoghi è un qualcosa che ha pochi eguali al mondo ,credo, per la tipologia di cui è costituito: devo provare a raccontarvelo anche se è abbastanza difficile!
La strada è la M10 che porta da Brest a Gomel e poi fino al confine con la Russia: è una strada molto larga anche se è fatta di una sola corsia per ogni senso di marcia (come una nostra grande statale) e di fianco c’è una corsia di sterrato che la accompagna sempre e che serve per il passaggio di carretti trainati da cavalli.
Il paesaggio è fatto di immensi boschi di betulle, zone paludose con molti acquitrini e distese infinite di campi, talmente vaste da non riuscire a vedere all’orizzonte. E’ un continuo alternarsi di questi 3 elementi , accomunati però dalla presenza della sabbia come unico fondo: la sabbia appunto testimonia che tutto il paese era una grande e immensa palude che con il passare degli anni è stata bonificata creando delle grandi possibilità per la coltivazione dei campi, prima risorsa del paese. Molti campi sono coltivati ,soprattutto a frumento, ma molte zone sono lasciate non coltivate e non so se questo dipenda dal fatto che per le radiazioni sono diventati improduttivi oppure è una scelta propria delle istituzioni.
La cosa particolare è che incroci pochissime auto e i veicoli più comuni da trovare sono dei vecchi camion in uso durante il regime sovietico e grandi macchine operatrici e trattori che trasportano materiali. Molti tratti di questa strada sono in via di sistemazione con una buona asfaltatura perchè ancora ci sono molte buche o tratti con l’asfalto molto rovinato.
Ogni tanto si trovano delle strade laterali che conducono ai villaggi e nei boschi molti sono attrezzati con delle aree giochi e panchine per fare i pic-nic, perché da queste parti è abbastanza comune uscire la domenica con tutta la famiglia a fare il pic-nic nei boschi e poi ritornare verso sera. Particolari sono poi anche i “totem” di legno che si incontrano ai lati della strada: sono delle grandi sculture verticali molto belle che penso indichino la regione o il paese che si attraversa.

 

Veduta dei palazzi della città di Brest

Se volete muovervi in Bielorussia e non parlate una parola di russo è indispensabile che vi fate accompagnare da qualcuno/a che conosce la lingua russa perché le indicazioni sono tutte in alfabeto cirillico e quindi incomprensibili a chi non le conosce perfettamente!
E’ molto facile poi sbagliare strada perché fuori dalla città le strade sembrano tutte uguali, delle vere e proprie fotocopie e se sbagliate strada potete fare anche molti chilometri prima di accorgervi del vostro errore e quindi tornare indietro!

Se avrete la fortuna di trovare una ragazza speciale come colei che ci ha accompagnato per i 7 giorni della nostra permanenza a Gomel allora vi potrete considerare molto molto fortunati, quasi dei miracolati!

Un bosco caratteristico
del paesaggio del sud della Bielorussia

Finalmente dopo quasi 2 giorni di viaggio entriamo a Gomel, la seconda città della Bielorussia, attraversata da un grande fiume navigabile, piena di parchi e di stupendi mercati dove si può trovare qualsiasi cosa, dalle sementi alle scarpe, dai vestiti agli alimentari….insomma un vero e proprio supermercato all’aperto (alcuni sono però coperti da una struttura trasparente).
Anche qui ci sono le strade larghe e i palazzi molto distanti da esse, l’idea di libertà e di tranquillità che continuo a ricavarne è stupenda: allora mi accorgo che i ritmi frenetici a cui siamo abituati qui in Italia e lo stress continuo che contraddistingue tutte le nostre azioni sono dei lontanissimi ricordi.
Qui la vita trascorre lenta e non ho mai visto nessuno infervorarsi e innervosirsi oltremisura come spesso mi capita di vedere al minimo problema nei nostri paesi, è un piacere adattarmi a questi ritmi e scendere almeno di due velocità rispetto a quello a cui sono abituato ad andare.
Il simbolo della città di Gomel è la lince, perché molti anni fa il territorio era invaso da questi famelici ma splendidi animali che terrorizzavano la popolazione finchè poi sono stati cacciati e virtualmente eliminati.
Ci sono due particolarità che vi voglio segnalare a proposito di Gomel: la prima è che in una città di circa 700.000 abitanti esistono forse 2 distributori di benzina e anche rifornire può diventare un problema (specialmente se considerate che al di fuori delle grandi città i distributori sono anche più rari), se poi pensate che dovete prima pagare e poi rifornire allora il gioco si fa ancora più interessante!
La seconda è riguardante le cartoline. Se decidete di spedire cartoline da Gomel preparatevi ad un’impresa molto ardua e complicata: Gomel non è una città turistica, pur essendo una grande città, e trovarne è molto difficile, spedirle poi è una vera impresa quindi la soluzione è di spedirle direttamente dall’ufficio postale!

 

Monumento a Gomel con la lince simbolo della città

Da qui poi comincia la nostra missione e nei giorni seguenti siamo spesso a Borsciofka per aiutare i bambini e le loro povere famiglie che vivono del lavoro nei campi e per una sorta di azienda agricola che da lavoro a quasi tutti i componenti del villaggio.
Le famiglie qui sono molto numerose e gli svaghi ridotti all’osso, molto probabilmente anche non avendolo vissuto direttamente il periodo risalente a 30/40 anni fa in Italia è abbastanza calzante per fare un paragone con questo tipo di vita e di situazione.
Le case sono quasi tutte a un piano e con grandi tetti spioventi, hanno poche stanze e le condizioni di igiene e pulizia all’interno sono poco rispettate, la trascuratezza è un quasi un dogma (o una necessità)!
Sono fatte prevalentemente di grossi tronchi d’albero o in muratura con bianche pietre a faccia vista molto graziose ( ma solo per i più fortunati), all’interno domina la stanza principale una grande “stube”, cioè una stufa, che si carica nella parte posteriore e che serve sia da riscaldamento che come cucina improvvisata per cuocere i cibi.
All’entrare in queste case la prima sensazione è di sconforto, e l’odore che si respira abbastanza comune lì come in certe zone delle città è sgradevole e quasi disgustoso, difficilmente descrivibile ma poi con il tempo ci si fa subito l’abitudine.
E’ quasi impossibile accettare che ancora nella vecchia Europa ci siano delle situazioni di vita di questo tipo e pensare che il loro governo non faccia niente per poter migliorare la vita nei villaggi, ma vi assicuro che queste persone sono quasi abbandonate al loro destino, come se fossero dei piccoli numeri o pedine da utilizzare solamente per non so quale scopo.
Ho visto gli occhi dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, erano bellissimi e tutti molto contenti del nostro arrivo e del nostro aiuto. Sprigionavano dolcezza, spensieratezza, gioia e voglia di vivere nonostante tutte le difficoltà in cui sono costretti a vivere.
E’ stata una soddisfazione enorme poter portare loro un sorriso e ascoltare le loro voci anche se ho capito poco di quello che mi dicevano (a parte quelli che già parlavano italiano), vederli mentre si avvicinavano al nostro camper quasi estasiati nell’osservare un mezzo che forse mai avevano visto, o mentre giocavano e scherzavano tra di loro nella piazza del villaggio.

 

Bambini a Borsciofka vicino alla scuola

Non ci sono soldi o prezzo che possano ripagare simili sensazioni ed emozioni nella vita, soprattutto perché loro sono il futuro della Bielorussia, quelli che saranno gli artefici delle fortune del loro paese e quindi è indispensabile aiutarli e dare loro una speranza, un barlume di luce per il loro domani!
Perché il rischio che si possano perdere in un vizio che si chiama alcoolismo ( lì la vodka è una vera e propria piaga che semina distruzione e perdizione) è molto forte e sarebbe un vero peccato sapere che la luce che ho visto nei loro occhi si sta spegnendo!

Per questo ritengo che il lavoro che fanno queste associazioni sia molto importante ( anche se il nostro aiuto non è molto ben visto dalle istituzioni locali e dai politici che anzi fanno di tutto per ostacolare il nostro lavoro), dare una speranza per un futuro migliore potrebbe sembrare una mera utopia ma le possibilità per fare qualcosa ci sono, esistono e non vanno sprecate.
E sono loro stessi abitanti dei villaggi e delle città che ci ringraziano e ci chiedono di tornare ogni anno, così anche se la lontananza e le comunicazioni rare che avvengono con loro potrebbero far pensare a un disimpegno, sono proprio queste due cose invece che rafforzano i legami con loro e ce li fanno sentire molto vicini!

E’ stata molto dura per me raccontare questa meravigliosa esperienza, fatta di emozioni forti, intense, quasi sovrumane talvolta, ma terribilmente vera. C’è stato lo spazio per tutti i sentimenti possibili immaginabili, per l’umanità soprattutto e per instaurare dei rapporti che rimarranno vivi per tanto tanto tempo!
Ho dovuto svuotare una parte di me stesso e lasciare in Italia tutti gli stereotipi che contraddistinguono e a volte delineano la nostra vita fatta di benessere, cose futili e altro.
Senz’altro ho imparato ad apprezzare quello che ho e a valorizzarlo perché so che da qualche parte nel mondo tanti vivono sotto la soglia della sopravvivenza.
Ma mi rimarrà nel cuore il sorriso e la spontaneità di quei bambini che vivono in quei villaggi e la loro voglia di vivere e di divertirsi nonostante tutte le difficoltà della loro vita.
Forse ho dimenticato qualcosa ma se qualcuno vorrà ripetere questa esperienza che ho vissuto io assieme a tutti i miei compagni di viaggio o visitare questo fantastico paese ,non solo con finalità turistiche, allora per me sarà il regalo più grande.

Piatti tipici della cucina bielorussa

Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo viaggio avventuroso, difficile ma foriero di grandi soddisfazioni: i colleghi del camper, tutti gli altri componenti del convoglio, Elena e Vica!

A volte le cose più difficili, complicate e quasi inverosimili rendono il percorso impervio per il risultato finale ma difficilmente si ottengono dei buoni risultati senza anche un po’ di fortuna e di incoscienza, noi le abbiamo avute entrambe questa volta e siamo stati premiati!
Devo da ultimo un grande grazie a tutto il popolo bielorusso per avermi aiutato, sorretto nelle difficoltà e per avermi fatto sentire uno di loro e come a casa mia. Non potrò mai (e nemmeno mai vorrò farlo) pensare che se da oggi sarò una persona migliore lo devo soprattutto a loro!
Un grande saluto a tutti da Thomas e arrivederci alla prossima!

 

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