In treno accanto a me capitò una rumorosa compagnia di giovani, ragazzi e ragazze del mio scompartimento che invitarono con grande piacere altri dello scompartimento vicino. Sul tavolino spuntarono delle birre, si sentì una rumorosa conversazione farcita di termini non proprio “ortodossi”. Erano come in preda ad una nervosa eccitazione, parlavano con molta enfasi, ridevano rumorosamente, senza alcun riguardo per gli altri. “Ci sono capitata! “ , pensai con disappunto, “ Non si può nè leggere né riposare.” Davanti a me avevo il libro, vedevo le lettere, ma a stento ne coglievo il senso.

“Che libro leggiamo?” (evidentemente, mi avevano notato!) , mi chiese il ragazzo proprio mentre mettevo il segno a causa della sua impetuosa eloquenza senza senso. Io spiegai che si trattava di un lavoro di uno studioso dell’insegnamento.
“Saggistica!” – così il ragazzo classificò il genere delle mia letture e proseguì con lo stupore nel volto.- “ E’ la prima volta che io vedo una persona, che legge della saggistica. Di solito si leggono romanzi, libri gialli. Anch’io amo leggere. Molto. Amo Cechov, Bulgakov. Il Maestro e Margherita l’ho riletto quattro volte. Ogni volta scopro sempre qualcosa.” – Adesso era arrivato il mio momento di meravigliarmi. Era come se il ragazzo avesse cambiato personaggio. Di fronte a me era sorto un giovanotto simpatico ed intelligente con un sorriso incantevole che con un perfetto russo letterario raccontava le sue passioni.
“Dean Brown mi è piaciuto, ho divorato il suo “Codice” in una notte. Di recente ho letto Saint-Exupery , “Il piccolo principe”, me lo ha consigliato una ragazzina. Sa una cosa? All’inizio ho pensato che fosse una favola, ma poi ho capito che si trattava di un’opera filosofica. Mi è molto piaciuto, io amo la filosofia. Ho letto Kant, ma in verità non l’ho compreso del tutto. Non vuole un po’ di birra? Noi ci siamo diplomati. Oggi abbiamo dato gli esami. Io ho avuto ottimo.”
“Kant, dici? No, grazie, non voglio la birra".

Così è cominciata fra noi una discussione che è proseguita fino a notte. I ragazzi erano di Viksa. Nella loro città vi è una sezione di un istituto moscovita, avevano dato la tesi a Mosca. Discutendo con loro, io non finivo di stupirmi. Scoprivo non solo delle altre persone, addirittura un altro mondo. Io stessa, come loro, sono della regione di Nighny Novgorod. E, naturalmente, ho sentito molto sulla fabbrica metallurgica più ricca di tutta la Russia. Ma non sapevo di tutti i cambiamenti che sono accaduti in città, legati al suo sviluppo. E principalmente, davanti a me c’erano dei giovani molto concreti, che suscitavano tutti sempre più simpatia e stima.
“Io non amo la letteratura.” Intervenne nella discussione un altro ragazzo. Evidentemente non gradiva l’eloquenza del suo amico e soprattutto l’attenzione verso di lui. “In qualche modo, lì tutto e’ privo di concretezza. Io infatti leggo con interesse la letteratura tecnologica. Mi appassionano i computers. Sa, in città con amici abbiamo creato una rete locale, abbiamo passato i fili, messo i cavi in ogni casa, adesso comunichiamo, giochiamo in rete, vediamo i film. Abbiamo messo su una nostra chat. Scegliamo noi stessi gli amministratori del server, abbiamo un nostro linguaggio, un nostro mondo. Ma non ci limitiamo a frequentarci tramite il pc, abbiamo degli incontri regolari tra membri della chat. La prima volta che con un ragazzo, che avevo frequentato in chat, abbiamo concordato un incontro, lui mi spiegò dove sarebbe arrivato e così pure io. Quando ci incontrammo, fu chiaro che con questo ragazzo eravamo vicini di casa e ci conoscevamo l’uno con l’altro dai tempi della scuola".
Io chiesi al ragazzo sulle sue prospettive future, ma soltanto si schernì: “Nella Fabbrica, da noi c’è solo la fabbrica.”
“E come sono i guadagni in fabbrica?”
“Dipende, molto diversi. Ognuno ha il suo. Cinquecentomila, quaranta, venti. Mia madre è operaio verniciatore – raccontò un’altra ragazza – prende novemila rubli (circa 260,00 Euro*). Certo, è poco. Il lavoro è pesante. In fabbrica da noi tutti i lavori fisici sono pesanti. Ma i direttori, sembra, soltanto premendo i bottoni guadagnano fino a tredicimila rubli (ca. 375,00 Euro*).”
“Ma mediamente quanto si guadagna in fabbrica, tu quanto pensi?”
“Penso, quindicimila (ca. 547,00 Euro *). Qui c’è Vitalik, che lavora come aiuto mastro. Vitalik, quanto guadagni adesso?” “Mi danno 19.000 rubli, ma dopo il diploma mi promuoveranno mastro e me ne daranno 40.000".
“Si, da loro il mastro è anziano ormai. Andrà in pensione. Prendono giovani dappertutto.” Continuò la ragazza.

Io stessa non vivo a Mosca e quelle cifre di cui parlavano i ragazzi mi colpirono particolarmente. Per una cittadina provinciale della Russia profonda non erano niente male. “Adesso capisco tutti questi vostri interessi: letteratura, filosofia, internet, la rete locale!” E perfino è nato un sentimento nuovo – diciamo così – che non è facile incontrare al giorno d’oggi: un certo orgoglio. Ecco, diciamo che da noi è successo qualcosa, i petrodollari sono arrivati anche a Viksa. Questo è buono.
La ragazza era una sportiva. Raccontava dei suoi impegni nel campo dell’atletica leggera, orientata all’attività agonistica. “Nelle gare regionali ho ottenuto il terzo posto, mi sarebbe piaciuto correre a livello professionale, ma in città ancora non c’è questa possibilità, peccato!”
Seriogha interruppe la nostra discussione :“Lena, ti verso un po’ di birra?”
“No, io non bevo – mi spiega Lena – anche Seriogha non beve, sta sempre al volante, ha la macchina, una moto, è un grande appassionato di cose tecniche, è capace di montare e smontare una motocicletta da solo.”

La nostra discussione arrivò così ad affrontare quell’argomento che, proprio all’inizio del nostro viaggio, aveva provocato nei ragazzi una reazione negativa condita da parolacce senza senso (che allora mi aveva allontanato da loro) . Una azienda turca ha vinto un appalto per la costruzione di una serie di fabbriche. In città sono arrivati circa duemila operai, uomini nel fiore degli anni e delle forze. Li hanno sistemati in periferia, come per separarli, ma loro vanno in giro per la città, abbordano le ragazze. Ecco il perché di tanta animosità: zuffe, tafferugli spesso violenti. Io ho visto come hanno mutato volto quei cari ragazzi, quando hanno cominciato a parlare dei “ciurok”. “Non riesco a capire le nostre ragazze, come possono con questi…”- ed ecco che il nostro appassionato di letteratura nuovamente sciorinava il suo lessico particolare.
Dopo abbiamo parlato a lungo di questi argomenti, cercando di comprendere chi è il responsabile della loro collera, da dove deriva e perché. In sostanza, qual è la colpa dei turchi per noi? Gli operai sono venuti per lavorare, ma non sono dei robot, che lavorano e dormono, ma vogliono anche concedersi qualche distrazione. Questo è il vero problema, che dovevano affrontare coloro che hanno dislocato l’ “armata turca” in città. In qualche modo i ragazzi hanno realizzato, con difficoltà, che è stupido aizzare delle risse con coloro che sono in sostanza essi stessi vittime della situazione.

“C’è poi ancora di più – intervenne Seriogha, il “computerboy”- La nostra è una città dell’interno, ci sono poche persone di fuori, e d’improvviso questo nuovo flusso di sangue, ogni turco comincia ad andare in giro per Viksa, fa il simpatico. E già c’è qualche ragazza messa incinta dai turchi!”
Certo, come spesso accade, insieme alla soluzione di alcuni problemi, se ne creano subito degli altri. In città sono arrivati molti soldi, un grande polo industriale dell’acciaio rifornisce tutta la Russia tramite le condutture, petrolio e gasodotti. In città si tracciano parchi, grandi viali con tigli che portano apposta dalla Germania. Costruiscono il Palazzo del Ghiaccio, fontane, piscine. In una città di 100.000 abitanti non c’era una piscina. E tutto questo deve essere fatto in fretta, entro l’anno. Il lavoro degli operai turchi è a buon mercato, e lavorano rapidamente. Non c’è da meravigliarsi, se la scelta è caduta su di loro.
“Da noi Viksa è una “città sperimentale – disse la ragazza Lena, non so se con orgoglio o con ironia – Ad esempio, quanto costa da voi un appartamento? Da noi un trivani (un bel trivani) costa 5.000.000 di rubli (ca. 143.800,00 Euro, NdT). L’affitto per un piccolo bivani costa 3.000 rubli (ca. 86,00 Euro).”
“Ma perché “sperimentale” ?”
“Perché da noi sono arrivati i soldi.”
Insieme a tutta la compagnia, poi, siamo andati a prendere il tè, col limone o senza. Mi è molto piaciuto come il ragazzo “letterato” si è rivolto all’addetta del treno (un’anziana donna molto seria) “Signora, siate gentile, portateci del tè”. I ragazzi di Viksa mi hanno semplicemente incantato. Io ho perdonato loro sia la birra (sebbene, come ho già spiegato, quasi non ne bevessero) sia l’uso “disinvolto” della lingua natale, e persino i bruschi attacchi a coloro che, a parer loro, sono arrivati da noi troppo numerosi. Cercavano di capire, di sviscerare i problemi. Non sempre questi apparivano loro chiari, non sempre si trovava subito la soluzione. Riflettevano insieme, ad esempio, con quali interessi occupare la gioventu’ a Viksa nel tempo libero, affinché imparassero a divertirsi senza la birra, o se da noi i mass-media propagandassero la violenza ed il nazionalismo e perché. In loro c’era un forte desiderio di capire e farsi un’idea su ogni cosa.

Ho scritto, ho riletto ed io stessa ho avuto paura di aver fatto un pezzo troppo ottimistico, nello spirito della nostra gioventu’ del Komsomol (della mia personale giovinezza), Ma che fare? Proprio questa impressione mi hanno fatto questi ragazzi, loro sono così come sono, e parlano di ciò che li spaventa, raccontano quello che sanno. Ecco che con l’ecologia hanno seri problemi nella loro città, la fabbrica è situata in pieno centro. Ci sono molti casi di tumore. E ancora, non si riesce a capire come vivono i lavoratori che hanno perso il lavoro. La città è molto cara, come possono vivere i pensionati con la loro pensione, ricevono qualcosa dall’apparato industriale o no?
A Viksa ci sono molti problemi. Ma io non parlo dei problemi, ma delle persone. E queste persone mi sono piaciute molto, dei semplici ragazzi con la testa sulle spalle e di cuore.

 

Ljuda Korotkova

(traduzione di Maurizio Lo Passo)

 

Articolo disponibile anche nell'originale versione in russo
.*NdR: Le immagini "rubate" in rete sono di autori diversi, selezionate sul tema "viaggiare in treno in Russia".

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