Dalla Russia centrale al centro del Mediterraneo, le impressioni di una turista "particolare" ...
testo e fotografie di Ljuda Korotkova.

 

(testo originale in russo)

 

Finora io ho scritto articoli sulla Russia per un sito siciliano, www.russianecho.net, che secondo un mio collega italiano è fra i più profondi siti italiani sulla Russia. E’ un grande piacere collaborare con persone che non soltanto si interessano approfonditamente e con professionalità alla vita della Russia ed alla sua cultura, ma danno anche agli altri la possibilità di venirne a conoscenza. Ed alla fine sono riuscita ad incontrare i miei amici italiani, i colleghi con i quali ho collaborato nel corso di diversi anni, sono riuscita ad arrivare in Sicilia! Io capisco che scrivere della Sicilia è impossibile per me, posso soltanto tentare di riportare qualche mia impressione.

La lingua dei siciliani, il loro comportamento, la cucina e la religione recano i frammenti di molte culture: greca, romana, bizantina, mussulmana, normanna, catalana…Ognuna di queste culture ha lasciato tracce architettoniche, capolavori d’arte, rendendo quest’isola un unico grande museo all’aperto. Se si dovesse descrivere la Sicilia con un sola parola, a mio avviso si dovrebbe usare la parola “molto”o “tanto”(very best). Bisogna premettere “molto” o “tanto” a qualunque cosa che si incontra in Sicilia. Per una persona della zona centrale della Russia, abituata ai toni moderati, che per sei mesi l’anno ha la neve, tutto in Sicilia appare esuberante: l’esuberanza della natura, dei colori, degli odori, della luce, delle impressioni: “ La natura all’estremo, sempre come in una favola, una situazione veramente eccezionale..”.

Così i paesaggi, non sono solo belli, ma “molto” belli, la cultura, la storia non soltanto ricca e antica, ma “molto” ricca e “molto” antica. L’occhio fatica a comprendere una tale varietà di stili architettonici : ecco qui le tracce della cultura araba, e dopo arrivano i normanni, e già voi potete vedere tracce cristiane, frammenti greci e – all’improvviso – romani. Una persona non esperta d’arte, difficilmente riuscirà a distinguere tra tutto ciò, quello che è di suo particolare interesse. Non appena si concentra su qualcosa di molto importante e molto bello, ecco che accanto si può scorgere qualcosa di completamente differente. Ed altrettanto bello ed importante. E ti smarrisci in un tentativo senza senso di capire qualcosa, di accantonare, di ricordare…E questo un po’ intimidisce, tutte queste cose e così improvvise ad ogni passo. E’ come visitare l’Ermitage in un’ora. Capisci, bisogna individuare unicamente qualcosa e soffermarsi su di essa, ovvero soltanto guardare, senza pensare a niente. Senza tentare di capire o ricordare. Se non che questa terra ha ispirato Plutarco, Shakespeare e Goethe e quanti altri poeti russi sono stati incantati da quest’isola!

Inoltre, la vicinanza dei vulcani suscita turbamento ed eccitazione. Quando noi atterrammo in Sicilia, io ho fatto alcune foto e già allora ho provato questa sensazione. Non mi sono subito abituata alla vista del vulcano - e di un vulcano attivo, benché non pericoloso. Ed anche tutta questa agitazione era “tanta” agitazione.

Perfino i nomi delle città, dei mari, delle coste in Sicilia per chi è appena arrivato dalla Russia appaiono appartenere al mondo della fantasia. Questi non sono solo nomi – sono vere e proprie metafore, associate alle impressioni dell’infanzia, ai libri, ai film, ai pezzi musicali. Siracusa, Catania, Etna, Messina, Calabria, Palermo, mar Tirreno, mar Ionio. Probabilmente per un siciliano è difficile immaginare come dei nomi possano fare un effetto così profondo e meraviglioso. Ma quando sono tornata in Russia con la cartella clinica della Sicilia, in cui c’era scritto “Catania, Sicilia”, il giovane dottore, dopo aver letto, non solo sorrise, ma si rallegrò tutto, dopo aver ripetuto un paio di volte con entusiasmo “Sicilia, Catania”.

“Molto”, l’esuberanza è perfino nelle cose della terra, come le piante, i fiori. I fiori dell’agave, come li avete visti soltanto nei quadri, le coltivazioni degli agrumi, con i limoni che crescono sotto le finestre, i melograni. E’ tutto un magnifico rigoglio. E ancora i cactus a grandezza d’uomo, i fichi d’india. A casa, alla mia finestra ci sono dei cactus. Molta gente da noi ama coltivarli, c’è in loro qualcosa di emozionante. Quanta sincera contentezza nelle persone, quando alla propria finestra un ramo di cactus improvvisamente fiorisce!E’ un vero evento. E qui ci sono cactus ad ogni passo.

Certamente, oggi c’è la televisione, internet e noi già avevamo visto molte cose. Ma, per quante cose tu abbia visto in televisione, quando vedi tutto ciò nella realtà, è tutta un’altra impressione. La parola “molto” si può premettere perfino alle piccole cose, per esempio al gelato. Il gelato in Sicilia non è soltanto gustoso, ma “molto” gustoso, l’aranciata (per la prima volta io l’ho assaggiata in Sicilia) anche “molto” gustosa, la pizza anche. Il vino non è soltanto forte, corposo, ricco di profumo e di aromi, ma “molto” forte, “molto” corposo, “molto”… Le persone in Sicilia - sia quelle che già conoscevo, che quelle che ho incontrato e che ho conosciuto per la prima volta - sono non soltanto ospitali, intelligenti, premurose, acculturate, ma “molto” ospitali, molto intelligenti, molto premurose e di grande cultura.

Perfino la pioggia in Sicilia non è soltanto forte, ma “molto” forte (siamo stati fortunati e abbiamo potuto vedere la pioggia in Sicilia). In Russia nelle regioni centrali spesso piove, e anche le pioggie intense non sono rare. Ma la pioggia più forte è quella estiva, che va avanti per 5-10 minuti e si esaurisce, trasformandosi in una uggiosa pioggerellina . A Catania ci è toccato attendere per tre ore, prima che la pioggia cessasse o quantomeno cominciasse a spiovere: come aveva inziato a cadere dal mattino, così ha continuato senza diminuire fino alle due del pomeriggio, fino alla nostra partenza.

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La parola “molto” ha caratterizzato tutto il mio viaggio in Sicilia . E un mio maldestro movimento nello scendere dall’autobus si è tramutato in una caduta “molto” seria, che mi ha permesso di guardare alla Sicilia ed ai siciliani da un altro e inatteso punto di vista. In primo luogo, si è presentata l’occasione unica di sperimentare personalmente come agisce la medicina della Sicilia. Mi hanno portato con tutte le cure al pronto soccorso dell’ospedale. La mia condizione non mi ha permesso di prestare particolare attenzione all’aspetto esteriore dell’ospedale, all’attrezzatura, per poter paragonare tutto ciò con quelli russi, ma ciò che sicuramente mi è balzato agli occhi è stato il personale ospedaliero. Due dottori uomini dal pronto soccorso mi hanno portato da un altro dottore dell’ospedale, mi hanno visitato dei chirurghi, fatto i raggi, la fasciatura – e praticamente dappertutto erano uomini. Per la Russia questo è inverosimile. Anche in Russia i chirurghi, o qualche specialista particolare, sono uomini. Ma tutto il resto del personale ospedaliero – infermieri, sanitari, radiologi – è composto da donne. Due settimane dopo il mio ritorno a casa, mi sono recata in un ospedale russo. Mi è toccato osservare che tutto il peso delle cure per i malati poggia su spalle femminili.

A parte questo, la mia “maldestra caduta” mi ha permesso di vedere in azione l’amicizia dei siciliani. Quando ho comunicato che stavo andando all’ospedale, già dopo pochi minuti mi sono apparse accanto persone che io avevo letteralmente conosciuto la sera prima, alla mostra delle mie fotografie. Sono arrivati da me e non se ne sono andati fino alla fine, poi mi hanno portato in giro per la città per acquistare un paio di scarpe (le mie si erano danneggiate per la caduta), mi hanno offerto il pranzo. C’è stato un momento in ospedale in cui i dottori hanno parlato di operazione; per farla sarei dovuta restare in Italia ancore per 3 – 4 settimane. E continuamente questi amici siciliani mi hanno offerto la loro ospitalità con le parole “la nostra casa è la tua casa”.

Questo non può non colpire profondamente, io ho sentito nelle siciliane una atmosfera familiare, qui fra di noi, russi ed italiani, non c’era differenza alcuna.

Trattando il tema dell’amicizia, non posso non parlare dei miei amici di Messina. Abbiamo trascorso qualche giorno da un nostro amico, una persona simpatica, dalle buone maniere e dal sorriso cordiale. Ci ha accolti con grande ospitalità nella sua bella casa, comoda ed arredata con grande gusto ed eleganza. Io non so se tutti gli uomini siciliani sanno cucinare, il nostro amico lo ha fatto in maniera eccellente. Capisco che saper cucinare bene la pasta è cosa del tutto normale per gli italiani, ma saper cucinare le patate… In Russia la patata è l’alimento più diffuso, viene stufata, fritta, bollita. Nondimeno, io, da massaia che ha preparato centinaia di piatti a base di patate, sono stata piacevolmente sorpresa da quella abile preparazione. Similmente, ha cucinato sia il pesce sia la carne, e da ciò io ho tratto la conclusione che gli uomini siciliani possano fare tutto.

Continuando a parlare del confronto fra i lavori degli uomini e delle donne, si può notare che in Sicilia la donna-poliziotto non è una rarità, e lo stesso non si può dire della Russia. Così, noi abbiamo sentito con interesse, che in Italia ci sono molte donne fra gli studiosi della fisica. E fra gli studenti di oggi, che si dedicano ai problemi della moderna fisica teoretica, ci sono molte ragazze. In Russia, in questo campo della scienza, le donne sono poche. Tanto che in una delle migliori università della fisica e della tecnica di Mosca, in un gruppo di 20 ragazzi, ci sono solo una o due ragazze. Una volta esisteva il pregiudizio che la fisica fosse una scienza “maschile”e che soltanto gli uomini ci si potessero raccapezzarsi. Sono stata felice di sapere che le italiane non vogliono essere da meno degli uomini in questo campo e che non soltanto si dedicano a questa scienza, ma riescono a raggiungere in essa grandi risultati, come ad esempio il premio nobel Rita Levi Montalcini.

Quando, viaggiando per la Sicilia, ho avuto degli incontri con persone che si interessavano della Russia, parlavano in russo, ho certamente cercato di capire da dove venisse questo loro interesse. Ed effettivamente, la Russia e la Sicilia … cosa ci può unire? A quanto sembra, molte cose. A Messina, ad esempio, tengono in grande considerazione i russi sin dai tempi del terribile terremoto del 1908, quando la città fu letteralmente distrutta fin dalle fondamenta. Delle navi russe si trovavano più vicine di tutti al luogo della tragedia. Quando accadde l’evento del tremendo terremoto in Calabria e Sicilia, l’ammiraglio della Flotta del Baltico riferì a San Pietroburgo le informazioni in suo possesso. E, senza attendere le decisioni dei comandi, ordinò di far rotta verso Messina, che distava qualche decina di miglia. Ancor prima di arrivare alla città, fu comunicata la decisione degli alti comandi della flotta di portare aiuto alle vittime. I marinai fecero il possibile e l’impossibile per salvare migliaia di persone ancora in vita.

Una donna di Catania mi ha raccontato che suo padre ha salvato molti soldati russi dal campo di concentramento negli anni della seconda guerra mondiale.

Anche la letteratura russa porta un grande contributo allo sviluppo dell’interesse e dell’amore verso la Russia. Mi ha colpito il racconto di uno dei miei amici siciliani, che ha cominciato a studiare il russo a causa del suo amore per la poesia di Marina Cvetaeva. Voleva leggerla in originale (la grande poetessa russa visitò la Sicilia durante il suo viaggio di nozze). Bisogna particolarmente sottolineare che gli italiani, che possiedono una propria cultura molto ricca, si sono sempre interessati alla cultura degli altri paesi e degli altri popoli. Questo interesse, a mio avviso, è indice di un alto livello intellettuale e spirituale. Ho avuto la possibilità di convincermi di questo personalmente. Grazie all’organizzatrice della mostra delle mie fotografie in Sicilia, Vera Ambra (un’attivista nel campo della cultura), ho avuto la possibilità di partecipare ad un incontro con degli intellettuali italiani. Le persone in Sicilia, non soltanto si interessano alla cultura russa, ma pure la conoscono bene. Mi ha impressionato l’invito a prender parte al progetto per la costruzione di monumenti ai poeti russi contemporanei, come Boris Pasternak e Anna Achmatova ( in Russia effettivamente un monumento a Pasternak ancora non c’è, mentre un monumento all’Achmatova è stato inaugurato nel marzo del 2006 a San Pietroburgo). Il fatto che in Sicilia delle persone pensino a ciò e offrano il proprio aiuto alla costruzione di memoriali – tutto questo è testimonianza di molte cose.

Io penso che fra le nostre culture, russa ed italiana, fra i nostri popoli ci sia molto in comune. Entrambi, in un modo o nell’altro, siamo cresciuti da un'unica cultura europea, della quale abbiamo molto in comune nel carattere dei russi e degli italiani – la sensibilità, la fiducia, l’apertura, la bontà, la sincerità. Possiamo comprenderci benissimo l’uno con l’altro.

 

(Trad. M. Lo Passo)
 
 
 
 
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