Di solito a Diveev ci andiamo a piedi. E' questo un grande villaggio in cui si trova un monastero femminile. Camminiamo per 15 chilometri passando per un sentiero nel bosco e campi. Non abbiamo bagagli, solo una bottiglia d'acqua. Il cielo è azzurro e ci accompagnano melodie di uccelli, un fitto
gracidare di rane, sconfinate distese, un piccolo fiume boschivo, che attraversiamo a guado. Quasi tutto il tragitto lo percorriamo scalzi, è piacevole sentire sotto i piedi l'erba tenera, soffice e la sabbia tiepida. E' l'inizio di maggio e ancora non ci sono le zanzare, solo soffia appena un leggero, frizzante venticello. E' tutto così bello...
Ecco che in lontananza si mostrano ai nostri occhi, brillando illuminate dal sole, le cupole dorate del monastero. Le vediamo bene adesso...
Il monastero di Diveev fu costruito nel 19 secolo. Dopo la rivoluzione subì la sorte di molti luoghi sacri della Russia sovietica, fu demolito e abbandonato. Sul tetto crebbe l'erba, le mura crollarono...
In seguito alla perestrojka, al tempo di Gorbacev, ebbe inizio la rinascita e adesso è questo uno dei monasteri più belli e maestosi nel cuore della Russia.
Di solito coloro, tra i russi, che scelgono la vita monacale sono persone dal destino tragico, che hanno molto sofferto e per i quali la fede è divenuta l'unico appiglio nella vita. Nei monasteri le regole sono molto rigide: i digiuni sono osservati con estrema rigorosità, vi si praticano lavori fisicamente pesanti e molte ore sono trascorse in preghiera. Perfino se, spinti da curiosità, si decide di recarsi in un territorio sacro, bisogna attenersi a severe norme. Si esige dalle donne che indossino una gonna lunga, un fazzoletto sul capo e che siano assolutamente senza cosmetici.
Due anni fa mi è capitato di avere indosso un abito con disegni geometrici, sui quali erano raffigurate delle stelle. E' emerso che le stelle sono un simbolo satanico e mi è toccato così uscire.
Per gli uomini le richieste sono minori, ma certamente ritrovarsi in un giorno caldo in pantaloncini su territorio sacro, comporta l'allontanamento dal medesimo. E non c'è da offendersi se per questa espulsione verrà usato un linguaggio rude e non propriamente gentile. Queste persone conducono una vita pesante, di sofferenza. Intorno al monastero c'è molta pulizia e fiori dovunque, da tutto quanto si capisce che è un luogo femminile.
I credenti si recano in questo luogo sacro da ogni angolo della Russia. Nelle foto ci sono delle simpatiche bambine venute da Krasnodar, che si trova a 1.500 chilometri da Diveev . Sono molti anche coloro che arrivano da città e villaggi vicini. Capitano anche stranieri...americani, francesi.
Lasciamo il monastero e torniamo a casa per la stessa strada, ancora a piedi attraverso le sconfinate distese russe...

 

testo e fotografie di L. Korotkova.
(traduzione dal russo di Rossella Morini)
 
 
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