MARIA MOREVNA

Fiaba popolare russa
nella traduzione in italiano di
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con alcune illustrazioni del testo originale.
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C'era una volta, in  un luogo lontano, non si sa dove, Ivan zarevich. Aveva tre sorelle. La prima, Maria zarevna; la seconda, Olga zarevna; la terza, Anna zarevna.

 

Il padre e la madre in punto di morte dissero al figlio:

 

- Chi per primo chiederà in sposa le tue sorelle, dagliele, non le tenere a lungo con te!

 

Seppellì Ivan zarevich i genitori e dal dolore andò a passeggiare con le sorelle nel giardino verde.   All'improvviso una nuvola nera coprì il cielo, ed ebbe inizio un terribile temporale. Disse Ivan:

 

- Andiamo a casa, sorelline!

 

Appena arrivati al palazzo, echeggiò un tuono, si aprì il soffitto ed entro' volando nella stanza un falco, che rimbalzò sul pavimento e si trasformò in un bel giovane. Poi disse:

 

- Salve, Ivan zarevich! Ti chiedo in sposa tua sorella Maria zarevna.

 

- Se ami la mia sorellina, io non la trattengo, che vada!

 

Maria zarevna era d'accordo e così il falco la sposò e la portò nel suo regno.

 

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Passarono i giorni, corsero le ore, passò un anno intero. Ivan zarevich andò con le due sorelle rimaste a passeggiare nel giardino verde. Di nuovo la nuvola, la bufera, un fulmine.

 

- Andiamo a casa sorelline! Disse Ivan.

 

Appena arrivati al palazzo, ecco un tuono, si arroventò il tetto, si aprì il soffitto ed entrò volando un'aquila, che rimbalzando sul pavimento si trasformò in un bel giovane e chiese Olga zarevna in sposa. Ivan rispose: - Se ami Olga, che venga con te! Io la lascio libera.

 

Olga zarevna fu d'accordo e si sposò con l'aquila, che la prese e la portò nel suo regno.

 

Passò ancora un anno. Disse Ivan alla sorella più piccola: Andiamo a passeggiare nel giardino verde! - Passeggiarono un po' ed ecco la nuvola e la bufera.

 

- Torniamo a casa sorellina!

 

Tornarono a casa, non fecero in tempo a sedersi, che arrivò un tuono e si aprì il soffitto. Entrò un corvo, rimbalzò sul pavimento e si trasformò in un bel giovane.

 

- Ivan zarevich, dammi in sposa Anna zarevna!

 

- La lascio libera. Se la ami, che venga con te!

 

Anna così andò col corvo che la portò nel suo regno. Ivan zarevich rimase solo. Visse un anno intero senza sorelle e cominciò a venirgli a noia. Disse: Andrò a cercare le sorelline.

 

Si ritrovò in una strada e vide un esercito sconfitto. Disse Ivan:

 

- Se c'è un uomo vivo, che risponda! Chi ha vinto questo grande esercito?

 

Un uomo rispose: E' stata la bellissima principessa Maria Morevna a vincere!

 

Ivan passò oltre, si avvicinò a delle tende bianche ed ecco venirgli incontro Maria morevna,  principessa bellissima:  - Salve Ivan zarevich!  Dove vai, volente o nolente?

 

Rispose Ivan: I giovani per bene vanno sempre di propria volontà.

 

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- Ebbene, disse Maria Morevna - se non hai fretta, rimani ospite nelle mie tende.

 
 

Ivan rimase due notti, si innamorò di Maria Morevna, bellissima principessa,  la sposò. Maria Morevna portò Ivan zarevich nel suo regno.

 

Dopo un po' di tempo la regina stava per partire per la guerra. Lasciò a Ivan tutte le faccende di casa e gli ordinò: - Vai dovunque, sorveglia tutto, ma non guardare mai in questo ripostiglio.

 

Ivan non resistette e non appena Maria partì, andò in quel ripostiglio a guardare. Ci trovò Koshey l'immortale incatenato a dodici catene. Koshey l'immortale supplicò Ivan zarevich:

 

- Abbi pietà di me, dammi da bere! Da dieci anni non mangio e non bevo, la mia gola si è seccata del tutto!

 

Ivan zarevich gli dette un secchio d'acqua, Koshey l'immortale bevve e chiese ancora:

 

- Un secchio non basta a placare la mia sete, dammene ancora!

 

Ivan zarevich gli dette un secondo secchio e poi un terzo. Come Koshey bevve il terzo secchio, riprese tutta la sua forza di un tempo e riuscì a liberarsi dalle catene.

 

- Grazie Ivan!- disse Koshey l'immortale - ora non vedrai più Maria Morevna, così come non vedi le tue orecchie!

 

E volò via dalla finestra in un terribile vortice, raggiunse sulla strada Maria Morevna, la catturò e la portò via. Ivan cominciò a piangere amaramente, si equipaggiò per il viaggio e si mise in cammino: " Sia quel che sia, ma ritroverò Maria Morevna!"

 

Passò un giorno, ne passarono due e all'alba del terzo Ivan  vide un palazzo stupendo e davanti una quercia e sulla quercia un falco. Il falco scese dalla quercia, rimbalzò sulla terra, si trasformò in un bel giovane e gridò:  - O mio amato cognato, come ti va la vita?

 

Arrivò correndo Maria zarevna, andò felice incontro ad Ivan, poi cominciò a chiedere di lui e a raccontargli della propria vita. Ivan rimase loro ospite per tre giorni, poi disse:

 

- Non posso rimanere ancora da voi, devo andare alla ricerca di mia moglie, Maria Morevna, principessa bellissima.

 

- Ti sarà difficile trovarla! - disse il falco. - Lascia qui il tuo cucchiaio d'argento, così guardandolo ti ricorderemo.

 

Ivan lasciò il cucchiaio e se ne andò. Camminò un giorno, camminò due giorni, all'alba del terzo vide un palazzo ancora più bello del primo e davanti una quercia e sulla quercia un'aquila. L'aquila scese dalla quercia, rimbalzò a terra, si trasformò in un bel giovane e gridò:  - Caro fratello!

 

Arrivò correndo Olga zarevna, bacio e abbracciò Ivan, gli chiese di lui e poi gli raccontò della propria vita. Ivan rimase loro ospite tre giorni, poi disse:

 

- Devo proprio andare, devo cercare mia moglie Maria Morevna, principessa bellissima.

 

- Difficile che tu possa trovarla, - risponde l'aquila - lascia qui la tua forchetta d'argento, così guardandola ti ricorderemo.

 

Ivan la lasciò. Poi camminò per un giorno, per due giorni, all'alba del terzo vide un palazzo ancora più bello degli altri due. Davanti c'era una quercia e sulla quercia un corvo, che scese, rimbalzò a terra, si trasformò in un bel giovane e disse: - Anna zarevna, presto, vieni qui! C'è nostro fratello!

 

Anna arrivò correndo, baciò e abbracciò Ivan. Gli chiese di lui e gli raccontò di sé. Ivan rimase tre giorni, poi disse: - Addio! Vado a cercare mia moglie Maria Morevna, principessa bellissima.

 

Disse il corvo: - Difficile ti sarà trovarla. Lascia qui la tabacchiera d'argento, la guarderemo e ti ricorderemo. Ivan gliela dette, salutò e se ne andò.

 

Camminò un giorno, due giorni, il terzo arrivò da Maria Morevna. Appena Maria vide il suo caro Ivan zarevich si gettò tra le sue braccia e lo supplicò:

 

- Ah! Ivan! Perché non mi hai obbedito? Hai guardato nel ripostiglio e ti sei lasciato scappare Koshey l'immortale!

 

- Perdonami Maria Morevna, principessa bellissima! Vieni con me ora che Koshey nonc'é!

 

Così andarono via. Koshey l'immortale era a caccia. Di sera, mentre tornava a casa, sotto di lui il buon cavallo incespicava.

 

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- Cos'hai che incespichi? Forse che stai fiutando qualche guaio?

 

Risponde il cavallo: - E' venuto Ivan zarevich e ha portato via Maria zarevna.

 

- Possiamo forse raggiungerli?

 

Risponde il cavallo: - Si può seminare il grano, aspettare che sia cresciuto, mieterlo, trasformare i chicchi in farina, preparare cinque forni pieni di pane, mangiare il pane e solo allora inseguirli- faremo in tempo.

 

Koshey al galoppo raggiunse Ivan.

 

- La prima volta ti perdono per la tua bontà, che mi hai dato l'acqua da bere; perdonerò anche un'altra volta, ma la terza attento! Ti farò a pezzetti! Koshey l'immortale prese Maria Morevna e la portò via.

 

Ivan si sedette su una roccia e cominciò a piangere. Pianse, pianse, poi tornò indietro verso Maria Morevna. Koshey non era in casa.

 

- Andiamo Maria!

 

- No! Ci raggiungerà!

 

- E che ci raggiunga! Almeno si sta un'oretta insieme!

 

Così andarono Koshey tornava a casa e il cavallo incespicava.

 

- Cos'hai da incespicare tu? Forse che fiuti guai?

 

- E' venuto Ivan ed ha portato via Maria!

 

- Si possono raggiungere?

 

- Si può seminare l'orzo, aspettare che cresca, mieterlo, farci la birra, ubriacarsi di birra, andare a dormire e solo allora inseguirli- faremo in tempo!

 

Koshey l'immortale raggiunse al galoppo Ivan zarevich

 

- Eppure te l'ho già detto che non devi più vedere Maria Morevna, così come non vedi le tue orecchie!

 

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La prese e la portò a casa sua. Ivan rimase solo, pianse e pianse, poi tornò da Maria. Koshey non era a casa.

 

- Andiamo Maria Morevna!

 

- No Ivan! Ti raggiungerà e poi ti farà a pezzetti!

 

- E che mi faccia a pezzetti! Io senza di te non vivo!

 

E così andarono via. Koshey l'immortale tornava a casa e il cavallo incespicava.

 

- Perché incespichi? Fiuti guai? - "Ivan è venuto e ha portato via Maria."

 

Koshey raggiunse Ivan al galoppo, lo fece a pezzetti e mise i pezzetti in una botte incatramata. Legò la botte con cerchi di ferro e la gettò nel mare blu. Portò via con sé Maria Morevna.

 

Proprio in quello stesso momento gli oggetti in argento di Ivan che avevano le sue sorelle diventarono neri. Dissero le sorelle di Ivan e i mariti: "Ah! È successo qualcosa!"

 

Il falco si gettò nel mare blu, prese la botte e la portò sulla riva. Il corvo prese l'acqua morta, l'aquila l'acqua viva. Poi ruppero la botte e tirarono fuori Ivan. Il corvo spruzzò su Ivan acqua morta e i pezzetti così si riunirono, l'aquila acqua viva e così Ivan tornò in vita e disse:

 

- Ah! Quanto ho dormito!

 

- Vieni ospite da noi!- dissero i cognati

 

- No fratellini, devo cercare Maria Morevna.

 

Ivan andò da Maria e le chiese: "Cerca di sapere da Koshey dove ha trovato un così buon cavallo."

 

E così Maria Morevna trovò il momento opportuno e cercò di interrogare Koshey, che rispose:

 

- Dietro la trentanovesima terra, nel trentesimo regno, oltre il fiume di fuoco, vive Baba-yaga. Lei ha una cavalla sulla quale ogni giorno vola intorno alla terra. Baba-yaga ne ha parecchie di queste cavalle gloriose. Sono stato da lei come pastore per tre giorni, non le ho perso neppure una cavalla e per questo lei mi ha regalato un puledrino.

 

- E come hai fatto ad attraversare il fiume di fuoco?

 

- Io ho un fazzoletto che come lo muovo tre volte dalla parte destra si forma un ponte altissimo che il fuoco non può raggiungere.

 

Maria Morevna ascoltò e raccontò tutto a Ivan zarevich e gli dette anche il fazzoletto, che aveva preso a Koshey. Ivan si diresse verso il fiume di fuoco. Camminò a lungo senza né bere né mangiare. Gli andò incontro l'uccello dei mari con i suoi piccolini Disse Ivan:

 

- Mangerò un solo pulcino.

 

- Non mangiare, Ivan zarevich! - lo pregò l'uccello dei mari - Tra poco ti servirò.

 

Andò oltre. Vide nel bosco un alveare di api. "Prenderò un po' di miele"- disse.Rispose la madre regina delle api: "Non toccare il mio miele, Ivan zarevich! Tra poco ti servirò."

 

Ivan non lo toccò e passò oltre. Gli andò incontro una leonessa con il leoncino.

 

- Mangerò almeno questo leoncino. Ho una tale fame!

 

- Non lo toccare, Ivan zarevich!- lo pregò la leonessa- Tra poco ti servirò.

 

- Va bene, che sia come vuoi tu!

 

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Rimase affamato, camminò, camminò. Ecco la casa di Baba-yaga e intorno alla casa teste umane su undici aste e la dodicesima vuota.

 

- Salve nonna!

 

- Salve, Ivan zarevich! Sei venuto per tua buona volontà o per necessità?

 

- Sono venuto per meritarmi il tuo cavallo atletico.

 

- Permettimi, Ivan! Devi servirmi non un anno, ma in tutto tre giorni. Se pascolerai le mie cavalle, io ti darò il cavallo atletico, ma se non lo farai, non ti adirare, la tua testa sporgerà sull'ultima asta!

 

Ivan acconsentì. Baba-yaga gli dette da mangiare e da bere e gli ordinò di darsi da fare.

 

Aveva appena portato le cavalle nel campo, che cominciarono a muovere la coda e ognuna per conto suo a correre nei prati. Ivan non fece in tempo nemmeno ad alzare gli occhi, che erano già sparite. Allora cominciò a piangere, si sedette su una roccia e si addormentò.

 

Era già il tramonto, quando arrivò l'uccello dei mari e lo svegliò.

 

- Alzati Ivan zarevich! Le cavalle ora sono a casa! Zarevich si alzò e tornò a casa. Baba-yaga stava gridando alle sue cavalle: "Perché siete tornate a casa?"

 

- Ecome potevamo non tornare! Degli uccelli sono arrivati da tutto il mondo e per poco non ci beccavano gli occhi!

 

- Ebbene, domani non correrete nei prati, ma vi disperderete nei boschi fitti.                                   Ivan zarevich la notte dormì a lungo. La mattina Baba-yaga disse: "Guarda zarevich, se non pascolerai le cavalle e se ne perderai anche una sola, la tua testa matta sarà  infilzata sul palo!

 

Ivan mandò le cavalle nel campo. Le cavalle mossero la coda e si dispersero nei boschi fitti. Ancora zarevich si sedette sulla pietra, pianse e pianse, alla fine si addormentò. Il sole era al tramonto, quando arrivò la leonessa. "Alzati, Ivan zarevich! Le cavalle sono tutte radunate!"

 

Ivan si alzò e andò a casa. Baba-yaga più di prima gridava alle sue cavalle: "Perché siete tornate a casa?" - "E come potevamo non tornare? Sono arrivate bestie feroci da tutto il mondo e per poco non ci divoravano!" - "Ebbene, domani fuggirete nel mare blu!"

 

E di nuovo la notte Ivan dormì a lungo. Al mattino Baba-yaga lo mandò a pascolare le cavalle.

 

- Se non pascolerai, la tua testa matta sarà sul palo!

 

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Ivan mandò le cavalle nel campo. Le cavalle mossero la coda e scomparvero, fuggirono nel mare blu. Stavano nell'acqua fino al collo. Ivan si sedette sulla pietra, pianse e si addormentò. Il sole era già tramontato, che arrivò l'ape e disse:

 

- Alzati zarevich! Le cavalle sono riunite! Ma come tornerai a casa di Baba-yaga, non ti far vedere, vai nella stalla e nasconditi dietro la mangiatoia. Là c'è un puledro non buono, sta sul letame. Tu rubalo nel cuore della notte e vattene.

 

Ivan si alzò, andò nella stalla e si stese dietro la mangiatoia. Baba-yaga gridò alle cavalle:

 

- Perché siete tornate indietro? - "E come potevamo non tornare? Sono arrivate api da tutto il mondo e hanno cominciato a pungerci che per poco non ci dissanguavano!"

 

Baba-yaga si addormentò e a mezzanotte in punto Ivan rubò il puledro non buono, lo sellò, lo cavalcò e galoppò verso il fiume di fuoco. Arrivato al fiume di fuoco mosse tre volte il fazzoletto dalla parte destra e all'improvviso ecco apparire un ponte altissimo sul fiume. Zarevich attraversò il ponte, poi mosse il fazzoletto due volte a sinistra e il ponte divenne sottile- sottile. La mattina Baba-yaga si svegliò e vide che il puledrino non c'era. Si lanciò all'inseguimento. Saltò sul mortaio di ferro, agitò il pestello, con la scopa fece sparire le tracce. Arrivò al fiume di fuoco, dette un'occhiata e pensò: "è un buon ponte". Passò sul ponte, ma appena arrivata a metà il ponte crollò e Baba-yaga cadde nel fiume e bruciò. Ivan zarevich  dette da mangiare al puledro nei prati verdi, e così diventò un bel cavallo.

 

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Poi andò da Maria Morevna, che corse verso di lui e si gettò tra le sue braccia.

 

- Come hai fatto a salvarti dalla morte?

 

- Poi ti racconterò. Dai, vieni con me!

 

- Ho paura, Ivan! Se ci raggiunge di nuovo Koshey l'immortale, ti farà a pezzi un'altra volta!

 

- No, non ci raggiungerà! Adesso ho un cavallo glorioso e atletico, vola come un uccello.

 

Salirono in sella al cavallo e partirono.

 

Koshey tornava a casa e il cavallo incespicava

 

- Cos'hai da incespicare tu? Forse che fiuti guai?

 

- E' arrivato Ivan zarevich e ha portato via Maria Morevna.

 

- Possiamo raggiungerli?

 

- Lo sa Dio! Ora Ivan ha un cavallo atletico meglio di me!

 

- No, non lo sopporterò. Vado all'inseguimento.

 

Passò poco tempo, passò molto tempo Koshey raggiunse Ivan e cadde per terra mentre voleva fenderlo con la sua sciabola tagliente. Ma in quel momento il cavallo di Ivan zarevich colpì con tutta la sua forza con lo zoccolo Koshey l'immortale e gli fracassò la testa e Ivan lo finì con una mazza. Poi zarevich ammucchiò della legna, fece un fuoco, ci bruciò Koshey l'immortale e sparse la sua cenere al vento. Maria Morevna salì in groppa al cavallo di Koshey e Ivan sul proprio e andarono ospiti prima dal corvo, poi dall'aquila e infine dal falco. Da qualsiasi parte andavano, erano accolti con gioia.

 

-Ah! Ivan zarevich! Eravamo tristi che non ti vedevamo! Però...non inutilmente ti sei dato da fare! Una tale bellezza come Maria Morevna c'è da cercarla in tutto il mondo! Non ne trovi un'altra!

Festeggiarono, banchettarono e infine tornarono nel proprio regno, dove vissero felici e contenti.


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