A Messina, in un incontro dal titolo inusuale ed intrigante.

Il titolo inaspettato, ”I dieci comandamenti”, ha fatto chiedere a molti di cosa mai si sarebbe parlato nell'incontro con Igor Sibaldi a Messina, svoltosi nell'accogliente atmosfera della biblioteca dello storico Liceo Classico, “F. Maurolico”. Prorompente traduttore e acuto interprete della letteratura russa per almeno due decenni, negli ultimi tempi Sibaldi si è dedicato allo studio della psicologia del profondo ed in particolare alla conoscenza dei maestri dell'invisibile, raggiungendo un vasto grado di popolarità non solo editoriale ma anche come voce altra sulla strada della conoscenza.

 

Nella città dello Stretto Sibaldi ha accettato l'invito dell'Associazione Culturale “Messina – Russia”  di tornare a parlare di una passione che lo ha accompagnato fin da bambino, essendo figlio di madre russa. In due ore e mezza intense, che agli astanti sono sono sembrate volare, lo studioso ha saputo spaziare nel tempo e nello spazio fornendo all'uditorio orizzonti vastissimi. L'occasione gli è stata data dall'introduzione di Alexandra Voitenko, dell'università di Messina, che ha spiegato il titolo della “conferenza” richiamandosi all'ultima apparizione da slavista di Sibaldi nel panorama librario: I grandi peccatori – Breve storia della letteratura russa attraverso i suoi personaggi, (1996), dove i Dieci Comandamenti sono assunti come chiavi di interpretazione dei protagonisti di opere narrative dell'Ottocento e del Novecento russo. Da Ivan Ilic, Padre Sergej, Anna Karenina al Dottor Zivago, da Oblomov, I fratelli Karamazov a Il Maestro e Margherita: tutti costruiscono in un certo senso una sfida alle leggi divine e si muovono su territori di confine; Sibaldi per “comprenderli” usa le categorie della teologia, e questo per la letteratura russa è essenziale, quasi naturale – ha sottolineato Voitenko. Ma ciò che colpisce nelle analisi di Sibaldi è che la “sua” teologia, intesa come libera ricerca di Dio, arriva a conclusioni tutt'altro che scontate che aprono strade mai percorse e tante domande... “Domande sulla Letteratura russa”, recitava appunto l'altra parte del titolo della conferenza.

Sibaldi non si è tirato indietro ed affrontato nodi cruciali dell'identità russa e dei suoi esponenti letterari. La straordinaria alterità della letteratura russa dell'Ottocento rispetto a quella occidentale e il conseguente enorme fascino esercitato sul lettore straniero è diretta conseguenza di un processo multi-secolare di sviluppo di una civiltà fondata su principi estranei ai concetti di possesso e della “proprietà” privata, sconosciuti questi alla Russia delle origini, pre anno Mille, o meglio pre costituzione del principato di Kiev. Il secondo millennio è lungo adattarsi dei russi alle sollecitazioni che le giungevano dalla cosiddetta civiltà europea, fino alla traumatica rivoluzione culturale di Pietro il Grande che di fatto impone alle classi alte usi e modi appartenenti ad un sistema di valori diverso. L'intellettuale russo vivrà sempre in una situazione di profonda spaccatura interiore generata da un complesso di colpa, che per Sibaldi è prodotto in primis dalla “mancanza” di una realtà identitaria, sempre più lontana, quasi perduta...

Scendere nei meandri della coscienza è in una prima fase della moderna letteratura europea prerogativa degli scrittori russi. Le opere di Dostoevskij, ad esempio, toccano tematiche del profondo che lo scrittore inglese e francese non avrebbero potuto permettersi; alcuni romanzi russi, subito tradotti e diffusi in occidente squarciano gli orizzonti del pensiero ed avranno conseguenze dirette nella maturazione e nella formazione, ad esempio, di Freud, che attinge a piene mani dai Fratelli Karamazov per la formulazione di molte sue teorie.

Se Dostoevskij ha squarciato le anime, Tolstoj ha messo in discussione i principi stessi del modello sociale dominante. I suoi scritti che oggi definiremmo di impegno civile sono poco conosciuti ma costituiscono la parte più cospicua della sua produzione. E chi ha avuto l'avventura di imbattersi in qualcuno di essi, può comprendere facilmente perché siano stati tenuti sotto “controllo”, poco diffusi e poco tradotti. Sibaldi invero costituisce un'eccezione e a lui dobbiamo l'edizione nel 1989 di un'ampia e significativa raccolta (Perché la gente si droga? - e altri saggi su società politica e religione). Progresso, scienza, religione, rapporto tra stato e cittadino, esercito sono oggetto di analisi lucide e semplici che arrivano a risultati che i poteri di ieri e di oggi giudicherebbero eversivi.

Ma la letteratura russa non finisce con Tolstoj ed è capace nel Novecento di continuare a sorprendere, a stupire, anche in quei filoni solo apparentemente disimpegnati, come quello della fantascienza. La caratteristica dello scrittore russo non è solo quella di leggere il presente, ma di anticipare il futuro, di costruire il futuro, attingendo ad idee che trovano la loro origine non nel contingente, ma in un pensiero che si perde nella notte dei tempi... Nella Russia delle pianure non delimitate dalla proprietà,  dall'uso del denaro, dall'io individuale... Il discorso sulla letteratura russa con Igor Sibaldi pertanto non può non rimanere aperto, impossibile chiuderlo. Anche per lo slavista, che annuncia al termine: “Faccio ripubblicare I grandi peccatori. Entro l'anno”.

Giuseppe Iannello

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