copertina limes 3/2008Limes n.3/2008 - aa.vv., "Progetto Russia"

ed. L'Espresso, 12 euro.

Comunque la si giudichi “Limes” serve. Intendendo che “serve” a dare almeno un’idea di cos’è la Russia e cosa potrebbe essere. La rivista di geopolitica “Limes” quasi con scansione biennale ha dedicato uno dei suoi volumi alla Russia, ponendosi come fonte di approvvigionamento di dati e notizie, importante tanto più da noi è andata a diminuire e a scadere l’informazione di massa su questo paese. Giornali e tv italiane, nella stragrande maggioranza, sono allineati sulla voce di “radio pensiero unico” che ci ricorda tanto radio Tirana, quella di molti anni fa, del rigido regime comunista. Anche oggi obiettività zero nel migliore dei casi, notizie zero negli altri: solo rimasticamenti della solita zuppa antiputiniana con retrogusto costante di sentimento di superiorità congenita razziale antirussa.
Ovviamente “Limes” non esclude i soliti ingredienti, soprattutto nei titoli di copertina, forse per questioni di “marketing”: titoli civetta che non sempre corrispondono alle zuppe di cui sopra, per non fare allontanare chi ama sentirsi ripetere sempre le stesse cose e rimanere saldo nelle sue convinzioni sulla Russia, che non possono non corrispondere a realtà perché “lo dicono tutti”. Tutti chi? – ci siamo spesso trovati a replicare. Ma il più delle volte sono state discussioni inutili quelle intraprese per far capire che possiamo essere raggirati: a nessuno piace sentirsi dire di essere manipolato e poi “noi in Italia siamo pur sempre in un paese libero; in Russia invece ancora no…”
Insomma “Limes” non rifugge completamente dai luoghi comuni delle interpretazioni occidentali ma allarga decisamente il “menù”. Da spazio ai russi, non propriamente quelli che in genere siamo abituati a sentire nei telegiornali nostrani, e ad analisti che hanno il grande merito di mettersi nei panni degli altri.
Tra i russi, oltre al notissimo giornalista Vitalij Tret’jakov, citiamo gli interventi dell’Archimandrita Tichon Ševkunov e del filosofo Fëdor Luk’janov. Il testo del religioso russo è praticamente quello di un documentario che ha fatto molto discutere in Russia: “La lezione di Bisanzio”; nella storia dell’impero bizantino sembra di rileggere e di rivedere la storia della Russia di oggi: un lavoro di straordinario interesse storico e filosofico su cui torneremo. L’idea di Aver’janov invece sta tutta nel titolo “Perché non possiamo dirci occidentali”: il filosofo non si pone in contrasto con l’occidente ma semplicemente afferma che quest’ultimo non può contenere la Russia perché le radici sono diverse e perché la Russia è un continente per niente simile ad uno stato nazionale, quanto piuttosto ad un contenitore di civiltà diverse. La missione della Russia sta secondo Aver’janov proprio in questo: nel porsi come antidoto ad un mondo omologato, nel proporre la polifonia delle culture in opposizione alla standardizzazione. Il ritorno dell’idea di una “missione” particolare per la Russia, davanti alla quale però sia Putin che Medvedev storcono il muso …
Tra gli autori italiani ci piace ricordare lo storico Andriano Rocucci col suo “Stare al confine”, che sottolinea il deficit di conoscenze e l’incapacità delle politiche occidentali di discernere l’alterità della Russia. Mauro De Bonis che in “Alla conquista del Polo Nord” evidenzia il nervosismo dell’Unione Europea e degli USA, rimasti spiazzati dalla spedizione artica e dalla posa della bandiera russa sotto il Polo, e cita lo stesso Putin che si chiede le ragioni di tale agitazione: «i russi si atterranno alle leggi internazionali nell’avanzare le proprie rivendicazioni, anche gli americani hanno piantato la loro bandiera sulla Luna. Perché dovremmo essere preoccupati per questo? La Luna non diventerà proprietà degli Stati Uniti». Ed infine Piero Sinatti, una delle rarissime firme sulla “grande” stampa (lo leggiamo nel “Sole 24 ore”) ragionevolmente affidabili; del suo “L’Ucraina in bilico tra Russia e occidente” citiamo la conclusioni: «tra difficoltà economiche, forti differenze regionali e culturali, laceranti contrasti in seno all’elite, Kiev ha bisogno di compattarsi, agitando l’obraz vraga, la figura del nemico. E’ una storia vecchia che gli occidentali non dovrebbero sposare». Ed invece non solo la sposano – aggiungiamo noi – ma l’alimentano, finché possono trarne un vantaggio … salvo poi fare marcia indietro e chiedere alle due parti di collaborare quando la corda rischia di spezzarsi.

Giuseppe Iannello



 

LIMES n.3/2008
PROGETTO RUSSIA

Editoriale - Le sciabole dello Zar

Sommario

PARTE I CHE FARA' LA RUSSIA

Vitalij TRETJAKOV- Progetto Russia: che cosa vogliono Putin e Medvedev
Dmitrij SABOV- Chi è Dmitrij Medvedev? Una vita ‘normale’ al suono dei Deep Purple
Sergej JASTRZEMBSKIJ- ‘Siamo troppo grandi e troppo russi per entrare in Europa e nella Nato’
Tichon SEVKUNOV- La lezione di Bisanzio (presentazione di Adriano ROCCUCCI)
Adriano ROCCUCCI - Stare al confine
Vitalij AVERJANOV- Perchè non possiamo dirci occidentali
Boris NEMCOV- ‘Nè democrazia nè impero’
Maurizio MASSARI - A che serve la Russia?

PARTE II LE SPINE DI MEDVEDEV (E DI PUTIN)

Viktor I. PEREVEDENCEV- I russi, una specie in via di estinzione
Zanna ZAJONCKOVSKAJA- Ci salveranno gli immigrati?
Valerij TISKOV- Il nostro futuro è nella lingua
Ivan RUBANOV- I quattro pilastri della strategia energetica
Ruslan S. GRINBERG- Una coppia inedita per modernizzare la Russia
Viktor MJASNIKOV- Più welfare che strategia. Medvedev il giurista di fronte ai suoi soldati

PARTE III IL MONDO SECONDO LA RUSSIA

Fédor LUKJANOV- La Nato che vorremmo
Ferdinando SALLEO- Nato-Usa-Russia: accordi dissonanti
Mauro DE BONIS- Alla conquista del Polo Nord
Vladimir PORTJAKOV- Cina, amore e odio
Nicolò CARNIMEO e Marisa INGROSSO- Mediterraneo russo
Piero SINATTI - L’Ucraina in bilico tra Russia e Occidente
Sergej MARKEDONOV- I salafiti avanzano nel Caucaso
Aleksej MALASENKO- Quanto è russa l’Asia centrale?
Paolo SOLDINI - L’eredità avvelenata della Stasi. Documenti storici dell’Urss - Alle origini di Helsinki
(presentazione di Adriano ROCCUCCI)

 

Dall'editoriale

LE SCIABOLE DELLO ZAR

di Lucio Caracciolo “Capisci, George? L’Ucraina non è nemmeno uno Stato! Che cos’è l’Ucraina? Parte del suo territorio è Europa orientale. Ma l’altra parte, quella più importante, gliel’abbiamo regalata noi!” Quando il 4 aprile scorso Vladimir Putin si rivolse così al “caro amico” americano, qualcuno dei leader riuniti attorno al tavolo del summit Nato di Bucarest pensò che il gelido scacchista russo si fosse lasciato andare. Niente affatto. Era una provocazione calcolata, di quelle che nelle scuole dell’intelligence russa s’imparano nei corsi propedeutici. Guardando dritto negli occhi George W. Bush, Putin scolpiva in poche frasi il senso dei suoi primi - forse non ultimi – otto anni da presidente della Russia. E cioè: siamo tornati una grande potenza ed è bene che tutti, amici, finti amici e nemici, ne prendiate buona nota. A cominciare dall’Ucraina, che insieme alla Georgia continua a battere alla porta della Nato. La Russia, avverte Putin, è in grado di disintegrarle. Se davvero Kiev e Tbilisi aderissero al Patto atlantico, lo farebbero da staterelli dimidiati. L’Ucraina senza la Crimea (già parte della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, ceduta in comodato nel 1954 dall’ucraino Khruš?ëv all’Ucraina sovietica) e le più che russofile regioni orientali. La Georgia senza l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, semi-annesse da Putin con una delle sue ultime direttive. Tanto per non lasciar dubbi, Mosca ha rafforzato il suo schieramento militare nella repubblica secessionista abkhaza. Peacekeeping, giura il Cremlino. Piecekeeping, temono alla Casa Bianca.(...)

La versione integrale dell'editoriale è disponibile solo sull'edizione cartacea.

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