LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO, RIDETE
La rivoluzione umoristica del comunismo

di Moni Ovadia

 

Einaudi editore, € 15.50.

copertina lavoratori di tutto il mondoNon è un libro di barzellette e neanche un libro di storia. Ma fa ridere e riflettere sulla storia. E soprattutto afferma, niente affatto tra le righe, che la rivoluzione russa, quella del 1917, è stata un punto fermo, di svolta epocale nella lotta contro lo sfruttamento delle masse lavoratrici e per la conquista dell’eguaglianza e della pari dignità di interi popoli. Non si nega il fallimento di chi si fece interprete di queste istanze, non si nascondono gli errori e gli orrori compiuti fin dagli albori della rivoluzione, non si risparmia nulla a Stalin e ai burocrati rossi, eredi intramontabili di quelli zaristi. Ma si dice anche “stop” a chi vuole cancellare con un colpo di spugna gli ideali che mobilitarono milioni di uomini convinti di poter costruire un mondo diverso, libero finalmente dalle strette e asfissianti maglie del mercato e del profitto. L’utopia non si tocca! Perché a questo punto –sottolinea molto bene Ovadia – dovremmo cancellare anche il cristianesimo con il messaggio rivoluzionario delle sue Beatitudini e l’ebraismo con l’utopia della Torah.

Detto questo, il libro attinge come fonte primaria a quelle “storielle” che sono sempre circolate in URSS e che hanno costituito una sorta di balsamo alle ferite causate dai guasti, spesso macroscopici, del sistema e per trovare nella risata una sorta di sublimazione/liberazione. Facciamone un esempio:
Un russo, un ucraino ed un ebreo discutono su cosa sia la vera felicità.
Il russo dice: - La vera felicità è una bottiglia di vodka e una bella donna con cui fare l’amore.
L’ucraino scuote la testa , non è d’accordo. – No, non è abbastanza. Ci vuole anche un bel pezzo di lardo e un piatto di borsc.
L’ebreo dice: - Non sapete nulla di felicità. Felicità è quando alle tre del mattino due agenti del KGB bussano alla tua porta e ti domandano: «Ivanov abita qui?» E tu, pazzo di felicità rispondi: «No, al piano di sopra».

Le storielle di Ovadia sono divise per argomenti ed introdotte da mini ma fondamentali quadri storici e sociali, essenziali per meglio comprenderne il senso più in profondità. Alcune di queste mini-introduzioni sono però anche delle chiavi per entrare in un mondo che spesso abbiamo osservato attraverso le lenti deformate della propaganda dell’una o dell’altra parte. Veri e propri flash che illuminano la storia di ieri e di oggi. Emblematiche in tal senso le pagine dedicate agli ebrei e all’antisemitismo, quasi connaturato quest’ultimo allo zarismo e allo stalinismo, protagonisti di persecuzioni ed eccidi senza fine; eppure gli ebrei nel mondo slavo hanno trovato terreno fertile alla loro creatività e al loro genio che gli è stato sempre riconosciuto: «l’ebreo russo è diventato paradigmatico d’eccellenza nell’intellettualità, nella scienza, nell’arte …».E non bisogna dimenticare che nei quadri dei rivoluzionari la presenza ebraica era notevolissima; non è un caso che l’antisemitismo venisse esplicitamente proibito dalla legge della nascente URSS, mentre nelle democrazie borghesi occidentali venisse ampiamente tollerato. Certo in pratica le “vecchie abitudini” continuarono e Stalin le coronò facendo fuori nel secondo dopoguerra buona parte dell’intellighenzia ebraica.

Un libro questo di Ovadia che vale la pena leggere, anche se con più di un difetto: vere e proprie ripetizioni, soprattutto nelle introduzioni, e alle volte storielle quasi identiche riproposte in più punti. Quest’ultime inoltre non sempre riescono a colpire efficacemente il lettore per via di una traduzione che non può sempre rendere l’effetto comico della lingua originale. A questi difetti tecnici ce n’è d’aggiungere – a nostro avviso – anche uno di natura storico-ideologica: non ci viene quasi mai detto che i bolscevichi erano minoranza all’interno del fronte rivoluzionario e che la loro presa del potere si configura, almeno all’inizio, più come un colpo di stato che come la naturale evoluzione della rivoluzione scoppiata nel febbraio del 1917.

“Lavoratori di tutto il mondo, ridete” rimane comunque una buona ed ottima introduzione alla storia della Russia, rivolta a tutti: a chi già sa o ritiene di sapere, e a chi non sa e vuole sapere. Il sorriso infatti è una straordinaria arma di conoscenza e uno straordinario antidoto contro qualsiasi forma di retorica e di semplificazione mediatica . Vai alle voci “Russia” e “Comunismo”.

Giuseppe Iannello

 

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