EDUCAZIONE SIBERIANA

di Nicolai Lilin

pagg.347, euro 20.00
Einaudi Editore

E' uscito da pochi mesi ed è già un caso editoriale, se non altro per le 40 mila copie già vendute. Parliamo di "Educazione siberiana", esordio letterario "benedetto" da una casa editrice di prima fascia come Einaudi del 28enne Nicolai Lilin.
Ce ne occupiamo perché, nonostante sia un'opera scritta in italiano, Lilin è nato e cresciuto nell'ex Unione Sovietica, più esattamente in Transnistria, una striscia di terra posta fra la Moldavia e l'Ucraina, nel 1990 auto-proclamatasi indipendente e che come tale si comporta, sotto la protezione russa, nonostante mai sia stata riconosciuta come tale dalla comunità internazionale.
Ma se Bender, la città natale di Lilin, si trova nel sud della Transinistria, non lontano dal Mar Nero, i suoi avi, la formazione ricevuta, credenze e antipatie, tutto è legato all'etnia a cui appartiene, quella degli urca siberiani, popolazione vittima come tante altre delle deportazioni "staliniane" della prima metà del novecento ma al cui nome sono generalmente legati sinistri racconti. Ed è di questa formazione che narra "Educazione siberiana": come lo stesso Lilin ammette in una recente intervista a Fiammetta Cucurnia su "Venerdì" di Repubblica, lo scrittore-protagonista ha volutamente mantenuto quella percezione degli eventi e dei personaggi, per certi versi fiabeschi, per altri ingenui, che è rimasta al sé stesso bambino e poi adolescente, senza preoccuparsi di raccontare una storia capovolta, in cui i criminali sono i buoni e i tutori dell'ordine diventano gli odiati nemici da uccidere o umiliare. Ne è venuto fuori un racconto letterariamente godibile (pazienza per le critiche di mistificazioni e ricostruzioni storiche fantasiose) e per molti aspetti "eccezionale". Tale è certamente il bagaglio di esperienze accumulate da Lilin nei suoi primi sedici anni di vita, trascorsi all'interno di una comunità che viveva di attività criminali e che preparava le nuove generazioni a proseguire su quella strada, "educandole" con norme rigide e piuttosto complesse. Usi e costumi degli urca siberiani, così come accade a tante altre minoranze "assaltate" dal tempo e da nuovi nemici, stanno rapidamente scomparendo. Grazie a Lilin, possiamo dire, non tutto andrà perduto per sempre, "come lacrime nella pioggia"... Quel modo di vedere sé stessi e il mondo esterno che era proprio di uomini abituati a vivere in galera più che in libertà, e di donne abituate ad aspettarli, sopravvivrà almeno nelle pagine del suo libro, in cui registri diversi: affetto, malinconia, umorismo, rendono lieve l'incombere dell'inevitabile fine - drammatica, per chi la vive - di un'epoca.
Eccezionale è anche il fatto che uno scrittore in erba, dallo stile ancora "grezzo" e dall'italiano imperfetto, trovi un editore del prestigio di Einaudi a pubblicarne l'opera prima. Il suo modo di scrivere, d'altronde, è intrigante e suscita simpatia: ci è piaciuto molto l'uso della digressione, dell'andar fuori tema, che Lilin fa a piene mani per tratteggiare, come piccole matrioske, nuove storie e personaggi all'interno del filo narrativo principale.
Nicolai Lilin, il cui prossimo romanzo sulla guerra in Cecenia, a cui ha preso parte durante la leva fra le fila dell'esercito russo, è in previsione per il 2010, si avvia probabilmente a diventare il nostro Gary Shteyngart, l'ormai affermato scrittore russo-americano, autore de "Il manuale del debuttante russo", giunto a otto anni negli USA e scoperto dal suo professore di "scrittura creativa"; certo, Lilin è in Italia da solo sei anni, vive a Cuneo e di professione fa il tatuatore, e anche questo rientra nell'eccezionalità del suo personalissimo caso. Al lettore, poi, lasciamo il piacere di scoprire come e perché egli abbia imparato l'arte del tatuaggio e quale sia il nesso con l'educazione siberiana ricevuta o, altrimenti, saperne di più seguendo i link sotto riportati...
 
Marcello Brignone
 

Nicolai Lilin, il sito ufficiale.

Il ragazzo guerriero della mafia siberiana, di Roberto Saviano

 

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