INTRODUZIONE AL PAGANESIMO RUSSO

di Aldo C. Marturano

pagg.153, euro 12.00
MJM Editore

Per chi non si fosse ancora imbattuto nei tanti articoli a sua firma presenti su Russianecho, Aldo C. Marturano è un grandissimo conoscitore di storia russa antica e ad essa ha dedicato i suoi sforzi di analisi e divulgazione in numerose opere. Su questo sito abbiamo già presentato in passato "Cristo e la mafia dei Rus'", ma giova ricordare, fra le altre, "Pian delle Beccacce", celebre battaglia che segnò l'inizio dell'ascesa della dinastia moscovita in Russia, "La badessa delle paludi", "E' tramontato un sole sulla terra russa", dedicato alla figura di Aleksandr Nevskij. E' uscito nello scorso mese di novembre un nuovo libro, "Introduzione al Paganesimo Russo".

L'argomento è allettante, in particolare in un momento storico in cui la riscoperta dei valori spirituali in Russia è molto forte, e abbiamo dunque chiesto all'Autore di aiutarci nell'approfondimento di alcuni dei tanti spunti di riflessione che le pagine del suo libro offrono al lettore.

 

Aldo, rispetto ad altri libri questo mi sembra abbia un impostazione più didattica: come e perché è nato questo tuo nuovo lavoro?

Ho tenuto un corso di Cultura Slava all'Università privata "2000" della vicina Cassina de' Pecchi articolato in una decina di conferenze e l'anno scorso, nel secondo ciclo, abbiamo toccato proprio il folclore russo e le credenze contadine, che in realtà non riescono a nascondere del tutto il loro sfondo pagano antico. Su internet c'era solo confusione e il materiale non era affidabile, e allora ho pensato di rielaborare le conferenze in un volumetto per i miei trenta discenti.

Nella tua "Introduzione al paganesimo" sottolinei come le mitologie antiche, compresa quella "cristiana", abbiano lo scopo di stabilire un sistema di norme comportamentali necessario ad assicurare il benessere della comunità: è un discorso valido anche per miti e mitologie attuali, o queste caratteristiche sono ormai solo un retaggio del passato?

Io penso che ogni "cultura" ha come tradizione l'insegnamento di un comportamento "provato" dai nostri padri come valido nella propria cerchia di amici e famigliari che fa in modo di vivere insieme senza darsi troppo fastidio l'un l'altro. Naturalmente le circostanze cambiano col tempo e con le migrazioni umane, e così anche le tradizioni trasmesse dai genitori ai figli e dagli anziani (intendo qui anche i maestri, gli insegnanti, i preti) ai giovani cambiano e s'adattano al tempo e al luogo, anche col contributo dell'esperienza personale. Dunque qualsiasi gruppo di uomini che vivono per un certo tempo insieme fanno in modo di vivere nel modo migliore. Attenzione, ciò non significa che non ci siano soperchierie o distinzioni di classe e di censo, ma solo che ogni membro del gruppo accetta la situazione così come è "per un certo periodo, senza eluderne le regole". Le mitologie contenute nelle culture umane che noi poi chiamiamo tradizione o con altri termini non muoiono mai, cambiano solo nei termini e nei personaggi perché l'uomo ama sognare e immaginare qualcosa di migliore per sè SEMPRE. Se ci guardiamo nello specchio ci vediamo come siamo adesso, ma via dallo specchio ci immaginiamo come vorremmo essere e le mitologie ci servono perché ci prendono per mano e ci portano lungo i sogni.

Non mancano, nel libro, accenni a tracce delle antiche credenze pagane ancora rintracciabili nella Russia "contadina". Le feste di Kupala o Maslenitsa, che ogni anno vengono organizzate in molte località russe, sono semplicemente un fatto folorico o hanno quindi un significato più profondo e ancestrale?

In realtà è la ricerca di una generazione che ha vissuto con una mitologia molto avanzata, ma poco sperimentata come il Marxismo-Leninismo e ne ha subito la sperimentazione insieme con tutte le storture possibili nello scontro aspro con le mitologie (cristianesimo, islam, buddhismo) interne messe all'indice e con quelle esterne extra-russe sempre all'erta contro il nuovo nemico. Oggi questi russi "non ritornano" in seno alla cristianità etc. come Patriarchi o Gran Mufti amano far credere, perché non hanno mai conosciuto queste religioni e quindi si rifanno a quanto hanno appreso a casa nella campagna russa con tutte le sue usanze e superstizioni e cercano di capire il contenuto di queste credenze. Purtroppo il folclore russo è stratificato da mille e più anni di storia cristiana e islamica e quindi individuare il cuore delle credenze è praticamente illusorio. Tuttavia, c'è gente che immagina di riuscire a creare su modello cristiano gerarchie di sacerdoti, templi e celebrazioni, al momento per divertimento, forse, in seguito, magari riuscendo ad organizzarsi come Chiesa come succede da anni negli USA. Vedremo...

L'evangelizzazione cristiana viene raccontata come una sorta di "incorporazione" e sottomissione di miti e rituali pagani; ma è sempre stata così indolore, o si sono verificati casi di imposizione violenta della "vera fede", come d'altronde è accaduto in altre parti del mondo?

Il problema dell'evangelizzazione nella Pianura Russa è molto complesso. Il cristianesimo è una mitologia cittadina ed è difficile da imporre in campagna e, se si tiene presente che nel passato i villaggi russi erano non sempre di lingua slava, erano sperduti nella foresta e senza un censimento, s'immagina subito come fosse difficile senza strade, senza carte geografiche, con una organica ignoranza del territorio da parte della casta rjurikide fino al XVI sec., mandare un parroco a costruirsi una chiesa e sposarsi per vivere in loco. Ancora ai tempi di Pietro I nei Regolamenti Spirituali del 1722 traspira la delusione del sovrano per il fatto che i cristiani in campagna, insieme ai preti, sono ancora pagani, oppure basta leggere I. S. Belljustrin, prete del XIX sec., per capire anche da costui come dopo secoli di apparente cristianizzazione non c'era assolutamente spirito cristiano fra la gente russa e assimilata ai russi. La gente continuava a ricorrere ai metodi pagani per guarire, per curarsi, per sposarsi etc.
Ancora oggi è così, come ci dice A. Burovskii dall'Università di Krasnojarsk. La violenza fisica fu impiegata al principio, ma poi si passò alla violenza ideologica ,perché al russo piace discutere ed informarsi e non accetta le regole così per caso o, peggio, per autorità... se non per momentaneo opportunismo. Quando qualcosa non piace al russo, lui si ritira da te con un mezzo consenso, ma poi non lo vedi più.

I sacerdoti pagani costituivano una casta organizzata gerarchicamente come siamo soliti considerare la Chiesa cattolica, o era un ruolo "aperto" a chiunque?

Non si sa. Documenti a riguardo ce n'è pochi, ma è probabile che almeno in ogni villaggio ci fosse l'anziano maggiore che costituiva l'unico tramite con gli dèi. Di più non si può dire ,salvo speculare o fare ipotesi che poi sono sempre da provare.

Quando si pensa a un "tempio" pagano di stampo nordico, viene in mente quello di Stonehenge: quelli slavi vi assomigliavano, o si presentavano con un aspetto diverso?

Stone Henge è molto antica rispetto al paganesimo nordico e comunque era di stampo probabilmente pre-indoeuropeo. I templi nordici pagani indoeuropei erano nella foresta come quelli dei Celti o degli Indù o dei Persiani. Non c'era bisogno di costruzioni monumentali, ma soltanto di luoghi dove ad un determinato momento il dio invocato si faceva trovare e interagiva con gli uomini. Tieni presente che gli dèi pagani sono fuori dalle beghe umane e non intervengono, se non sono sollecitati. Nè si può disturbarli se non in momenti di grandissimo pericolo, come quando la luce del sole comincia a diminuire inesorabilmente avviando il mondo verso la morte. L'unica somiglianza con Stone Henge è la circolarità, ma essa è logica nella mente umana che immagina. I nostri occhi posseggono una massima profondità di vista (ossia vedono oggetti ad una certa distanza massima) e quindi nel girarsi attorno si ha per forza una spazio circolare. In più, tenuta presente la forma della Terra e l'orizzonte che ne consegue, lo spazio circolare è sacro e unico, immaginabile anche per gli dèi. A parte ciò, comunque, questo fu il nodo incomprensibile per il cristianesimo che cercava TEMPLI e SACERDOTI, allo stesso modo di come si trovò spiazzato con l'Islam:
niente preti, niente templi! E quindi il dio cristiano perse nel profondo dell'animo russo, che preferì all'esterno apparire "cristiano" con croci ben in vista etc., e all'interno rimanere il pagano di sempre.

Nel tuo libro spieghi la difficoltà di identificare un vero e proprio pantheon degli dei pagani. Questo è dovuto alla necessità da parte dei sacerdoti di mantenere "segreto" il nome del dio per evitarne un uso improprio, o dalle differenti credenze fra tribù diverse e quindi dalla presenza di troppi dei, magari simili fra loro?

Principalmente ciò è dovuto al fatto che gli osservatori cristiani, quando riuscivano a sapere il nome di un dio, lo tacquero di solito ai posteri. Il prete cristiano temeva il Demonio e la sua forza e, siccome considerava gli dèi pagani dei diavoli, aveva paura a pronunciarne i nomi, perché il Demonio sarebbe apparso e lo avrebbe potuto annientare. Certo il cronachista delle "Cronache dei Tempi Passati" ebbe un bel fegato a nominare gli dèi del cosiddetto Olimpo Vladimiriano del 988, ma probabilmente dobbiamo immaginare che quando scrisse quei nomi di sicuro si fece e rifece il segno della croce e non andò oltre a raccontare delle loro funzioni.
Questo è tutto quello che abbiamo finora nelle mani, oltre a idoli, di solito di legno, perduti o rovinatissimi negli scavi archeologici.

Esisteva un'iconografia degli dei pagani? Come venivano rappresentati graficamente?

La concezione giudaico-cristiano-islamica prevede che dio abbia le fattezze generiche dell'uomo e dunque ritrarre un uomo significa in principio ritrarre dio. Per il Paganesimo gli dèi non hanno una faccia.
Quando vogliono farsi vedere prendono le fattezze di persone conosciute o di animali, senza preferenze. Come però ho detto, è meglio non chiamarli perchè sono molto suscettibili e potrebbero addirittura impadronirsi del nostro corpo e distruggerci. Dunque, niente tratti umani somiglianti. Tutt'al più basta che il pezzo di legno al quale il dio si riferirà durante la sua venuta presso di noi abbia qualche accenno ad una faccia umana (orbite e naso di solito), in modo da distinguere il palo sacro da un altro comune. Ciò è abbastanza per rappresentarlo.

 

Marcello Brignone

 

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