Usanze pasquali nella tradizione russa-ortodossa PDF Stampa E-mail
Scritto da Alexandra Voitenko   
Venerdì 25 Aprile 2003 17:41

Per tanti decenni l’Unione Sovietica fu privata delle feste religiose. La Cristianità viveva come nascosta, dormiente, finché non fu risvegliata dai cambiamenti degli anni ‘80. Con tutte le restrizioni dei tempi sovietici era difficile andare in chiesa, per tanti era complicato arrivarci perché di chiese ce n’erano poche e spesso lontanissime. Ma le tradizioni pasquali si custodivano gelosamente e nessun divieto poteva impedire alla gente di festeggiare la Pasqua.

Molti riuscivano ad  osservare il digiuno quaresimale, che secondo le regole ortodosse russe è più severo delle usanze cattoliche. I cibi di provenienza animale (come burro, latte, uova, pesce, con l’esclusione totale della carne) non vengono mangiati  durante la Quaresima, ad eccezione di alcune domeniche (come la Domenica delle Palme). Gli altri giorni si possono mangiare solo vegetali (patate, pane, cavoli, verdure, conserve) e bere il tè. Sono proibiti gli alcolici e i rapporti sessuali. Il mercoledì e il venerdì si mangiano solo cibi non cucinati, e il venerdì Santo non si mangia per niente.

 

Dopo un periodo di regime alimentare così severo si dà molta solennità alla fine del digiuno. I cibi pasquali per eccellenza sono il kulic (una sorta di panettone), la pascha (torta di ricotta) e le uova sode con il guscio colorato. Questi cibi prima di essere mangiati vengono portati in chiesa e benedetti con un rito apposito e perciò considerati sacri. E’uso regalare questi cibi ai parenti ed  amici e anche portarne una piccola parte ai propri cari defunti, lasciandoli in un piattino sulla tomba. Ovviamente il contenuto del piattino serve da banchetto per gli uccelli ed altre piccole bestiole (non va dimenticato che spesso i cimiteri russi si trovano in veri e propri boschi o comunque all’ombra degli alberi).

Le uova si colorano in casa. Al giorno d’oggi si usano i coloranti in commercio, ma la gente continua ancora a colorare le uova con coloranti naturali “domestici”. Uno dei modi più diffusi è il seguente. Si ritagliano delle sagome di carta bianca ( ad immagine di croce, colomba, forme geometriche decorative) che vengono bagnate e appiccicate all’uovo. Dopo le uova vengono ricoperte dalla buccia di cipolla e legate per bene con un filo di cotone; quindi vengono messe a bollire finché non diventino ben sode. Una volta raffreddate si toglie tutta la “copertura” che serviva per colorare il guscio. Ed infatti l’uovo ha assunto adesso un piacevole colore marroncino. Il guscio colorato viene spalmato d’olio in modo tale da renderlo brillante. Ispirandosi a questa tradizione di colorare le uova molti pittori e gioiellieri hanno creato veri capolavori. Le “uova-gioiello” sono spesso oggetto di regalo durante la ricorrenza della Pasqua.

Un altro cibo pasquale è la “pascha”, una specie di torta di ricotta che ricorda un poco il ripieno della cassata siciliana, tanto per intenderci. Questa “pascha” sostituisce la “pasqua” ebraica, intendendo che con il sacrificio di Cristo l’umanità non deve più preparare una pasqua di sangue (come l’agnello sacrificale ebraico), ma una pasqua “innocente”, senza  spargimento di sangue.

Durante la Quaresima nelle campagne russe si accumulava una certa quantità di  ricotta. Osservando il digiuno non si poteva bere il latte, ma si poteva consumare il latticello. Così, si lasciava inacidire leggermente il latte, poi lo si faceva bollire e dopo che il latte si coagulava, si raccoglieva la ricotta. Il latticello veniva bevuto e la ricotta conservata per fare “pascha”. Ovviamente oggi la ricotta viene prodotta industrialmente, conservando però i procedimenti tradizionali. Per questa ragione la ricotta russa ha un gusto leggermente acidulo, ma se qualcuno desidera fare “pascha” in Italia può utilizzare benissimo la ricotta fresca italiana.

 

La ricetta: allora, prendiamo 1 kg. di ricotta ben sgocciolata. In una ciotola mettiamo a mollo l’uvetta. In un pentolino sbattiamo leggermente  3 uova, mezzo bicchiere di zucchero, un bicchiere e mezzo di latte e 2 bustine di vanillina. Facciamo bollire questo misto a bagnomaria. Non appena il liquido raggiunge il bollore, ci mettiamo 250 g. di burro, lo facciamo sciogliere e continuiamo a cuocere il tutto mescolando sempre finché non diventi più denso (20 min. circa). Questo liquido denso ancora caldissimo lo mettiamo nella ciotola con la ricotta. Ci aggiungiamo 200 g. circa di mascarpone. Montiamo tutto per bene con la frusta elettrica. Poi ci aggiungiamo l’uvetta strizzata, e a chi piace anche i canditi, le nocciole o mandorle (non arachidi!). Poi prendiamo il colapasta, foderiamolo con doppio strato di garza. Mettiamo sotto questo colapasta un piatto e riempiamo il colapasta con la ricotta preparata. Copriamo la ricotta con i lembi di garza, mettiamoci sopra un piattino e un peso per far uscire tutto il liquido in eccesso. Tutta questa “costruzione” va messa in frigo per 24 ore circa. Dopo togliamo il piattino con il peso, apriamo la garza e capovolgiamo tutto sul piatto da portata. Togliamo tutta la garza e decoriamo la “pascha” a piacere. Al centro con uvetta o noccioline scriviamo “XB” : ХРИСТОС ВОСКРЕС! - “Cristo è risorto”. Rimettiamo tutto in frigo. Dopo 4-6 ore potete mangiare la vostra “pascha”. Per conservarla anche per una settimana bisogna tenerla in frigorifero ricoperta di pellicola alimentare. Ma vi assicuro che non ce ne sarà bisogno perché ... la mangerete prima. Si mangia da sola o spalmata sul panettone (o colomba, nel nostro caso).

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Aprile 2010 17:29
 
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