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Un giorno fu annunciato alla moglie di Marko il Ricco ch'era arrivato il marito e che si trovava al porto, allora essa insieme al genero e alla figlia andò a riceverlo. Appena Marko vide il giovine si adirò e disse alla moglie: «Come hai osato dargli in moglie nostra figlia?». «L'ho fatto secondo i tuoi ordini.» rispose la moglie. Marko volle vedere la sua lettera, la lesse e si convinse che era stato proprio lui a scriverla.

Marko visse insieme al genero un mese, due, tre, poi, un bel giorno lo chiamò e gli disse: «Eccoti una lettera, ora vai di là dai monti e dai mari, nell'ultimo dei reami, dal mio amico, lo zar Drago e fatti dare da lui il tributo che mi deve già da dodici anni, per avere costruito un palazzo sulle mie terre, fatti anche dire dove sono le mie dodici navi scomparse già da tre anni. Partirai domattina stessa!». Vasilij prese la lettera, andò da sua moglie e le raccontò tutto quello che Marko gli aveva ordinato di fare. Anastasija pianse amaramente, temendo per la sua sorte, ma non osò intervenire presso il padre.

Il mattino seguente, di buon'ora, Vasilij recitò le sue preghiere, mise in borsa del pane secco e partì. Cammina, cammina, a un certo punto sentì di lato una voce che lo chiamava: «Vasilij Senza fortuna, dove stai andando?». Egli guardò in giro dappertutto e disse: «Chi mi chiama?». «Sono io, la quercia.» «Vado dallo zar Drago a riscuotere il tributo di dodici anni.» La quercia disse: «E’  un’impresa temeraria! Ma quando sarà il momento, ricordati di me, della quercia che è qui da trecento anni e vuol sapere se ci deve stare ancora molto». Vasilij ascoltò e si rimise in cammino. Arrivò al fiume dove c'era un traghettatore che traghettava. Vasilij salì sulla zattera e il traghettatore gli chiese: «Dove stai andando, amico mio?». Vasilij gli rispose come alla quercia. Il traghettatore lo pregò allora di ricordare allo zar Drago ch'egli era lì a traghettare già da trent'anni e voleva sapere se avrebbe dovuto starci ancora molto. «Va bene,» disse Vasilij «lo chiederò» e andò oltre. Arrivò al mare e, di traverso sul mare, vide una balena sulla quale tutti andavano e venivano. Appena Vasilij le fu sopra, la balena cominciò a parlare: «Vasilij Senza fortuna, dove stai andando?». Vasilij le rispose come al traghettatore e la balena lo pregò: «Quando sarà il momento, ricordati di me, della balena che giace di traverso sul mare, fanti e cavalieri mi hanno bucherellato il corpo fino alle costole e voglio sapere se ci dovrò stare ancora a lungo».

Vasilij promise e se ne andò. Arrivò a un prato verde sul prato c'era un grande palazzo. Vasilij entrò, girò per le stanze: erano una più in ordine dell'altra. Arrivò all'ultima e vide seduta sul letto una fanciulla bellissima che piangeva amaramente. Appena vide Vasilij si alzò, gli si avvicinò e gli chiese: «Chi sei e come hai fatto ad entrare in questo posto maledetto?». Vasilij le mostrò la lettera e disse che Marko il Ricco gli aveva ordinato di riscuotere presso lo zar Drago il tributo di dodici anni. La fanciulla gettò la lettera nella stufa e disse a Vasilij: «Non ti hanno mandato qui per il tributo, ma per essere mangiato dal drago. Che strada hai fatto per venire? Non ti è per caso capitato di vedere o sentire qualcosa?». Vasilij le raccontò della quercia, del traghettatore e della balena. Fece appena in tempo a finire queste parole che la terra e il palazzo si misero a tremare; la fanciulla rinchiuse immediatamente Vasilij in baule sotto il letto e gli disse: «Ascolta bene quello che io e il drago ci diremo».

Poi andò incontro al Drago. Appena questi entrò nella stanza disse: «Ucci, ucci, sento odor di cristianucci!». La fanciulla rispose: «Come possono essere arrivati fin qua cristianucci, solo tu che sei sempre in giro per il mondo puoi averceli portati». Il Drago disse: «Sono molto stanco su, cercami i pidocchi sulla testa!» e si sdraiò sul letto. fanciulla gli disse: «Zar, sapessi che sogno ho fatto, mentre  tu eri via! Ho sognato che camminavo lungo una strada che una quercia mi gridava: "Chiedi allo zar se dovrò starmene qui ancora per molto". Lo zar rispose: «Dovrà starsene lì finché qualcuno non le si avvicinerà e non le darà un calcio, allora essa si sradicherà con tutta la radice e cadrà e  sotto di essa si troverà una gran quantità d'oro e d'argento quanta nemmeno Marko il Ricco ne possiede!». «Ho sognato poi di arrivare a un fiume sul quale lavora un traghettatore; mi chiedeva se avrebbe dovuto ancora traghettare a lungo.”

“Deve fare così: il primo che arriverà per farsi trasportare, lo faccia salire sulla zattera, poi, con una spinta, lo allontani restando a riva e questi rimarrà lì a traghettare in eterno,     mentre lui potrà tornarsene a casa.» «Ho sognato ancora che andavo sul  mare camminando sopra una balena messa di traverso e che questa balena mi chiedeva se avrebbe dovuto rimanere lì ancora a lungo.» «Dovrà restare lì finché non avrà vomitato le dodici navi di Marko il Ricco; allora potrà tornare in acqua e il suo corpo si rigenererà.» Dette queste cose lo zar Drago piombò in un sonno profondo.  La fanciulla fece uscire Vasilij Senza fortuna dal baule e gli diede questa istruzione: «Vai a dire alla balena di vomitare le dodici navi di Marko il Ricco, ma diglielo non da questa parte, bensì dall'altra. Fai la stessa cosa con il traghettatore: vai a riferirgli quello che hai udito, ma passando dall'altra parte; quando arrivi alla quercia, dalle un calcio dalla parte dove sorge il sole e allora vedrai davanti a te una ricchezza incommensurabíle. E adesso scappa da qui, prima che il Drago si svegli! ». Vasilij Senza fortuna ringraziò la fanciulla e si mise in cammino.

Arrivò dalla balena che gli chiese: «Hai parlato dì me?». “ Sì, passo dall'altra parte e poi ti dico.” Appena arrivato di là, le disse: “Devi vomitare le dodici navi di Marko il Ricco!” La balena lo fece e le navi si allontanarono a vele spiegate senza fare danni, solo che Vasilij Senza fortuna si ritrovò immerso nell'acqua fino al ginocchio. Poi Vasilij arrivò dal traghettatore che glì chiese: «Hai parlato di me allo Zar Drago?». «Sì,» gli rispose Vasilij. «Ma prima trasportami dall'altra parte.» Appena arrivato sull'altra sponda riferì: “Fai salire sulla tua zattera il primo che si presenterà per essere traghettato e poi spingilo lontano dalla riva; quello starà lì in eterno e tu potrai tornartene a casa». Poi Vasilij Senza fortuna arrivò dalla quercia, le diede un calcio e quella crollò; sotto di essa trovò oro, argento e pietre preziose in quantità. Vasilij si guardò alle spalle e vide le dodici navi vomitate dalla balena dirigersi proprio verso di lui. A dirigere le navi c'era quello stesso vecchietto che Vasilij aveva incontrato quando portava la lettera alla moglie di Marko il Ricco. Il vecchietto disse a Vasilij: «Guarda, Vasilij, come sei stato benedetto dal Signore!». Poi scese dalla nave e andò per i fatti suoi.

I marinai trasportarono l'oro e l'argento sulle navi e quando tutto fu eseguito si misero in viaggio, tutti quanti, con Vasilij Senza fortuna. Marko il Ricco fu informato dell'imminente arrivo del genero con le dodici navi e con la sterminata ricchezza regalatagli dallo zar Drago.

Marko si adirò per il fatto che non era stato esaudito il suo desiderio, ordinò di attaccare la carrozza per andare, di persona, a sgridare la zar Drago. Arrivò dal traghettatore, salì sulla zattera, il traghettatore gli diede una spinta e Marko rimase in eterno a traghettare ed è ancora lì, in mezzo al fiume. Intanto Vasilij Senza fortuna, aveva raggiunto la moglie e la suocera e con esse aveva cominciato una nuova vita. Se la godeva, faceva del bene, aiutava i poveri, soccorreva i mendicanti, li dissetava, li nutriva e divenne pure padrone di tutte le ricchezze di Marko il Ricco.

FINE

 

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