Russia-Polonia PDF Stampa E-mail
Scritto da Vladimir Putin (introduzione di G. Iannello)   
Venerdì 25 Settembre 2009 20:19

bandiere di Polonia e RussiaCercare di ridimensionare il ruolo decisivo svolto dalla Russia nella caduta del nazismo è un luogo a cui siamo abituati. Tali tentativi però si sono sempre scontrati con numeri e fatti incontrovertibili. Non potendo andare oltre un certo limite su ciò che realmente accadde durante la guerra, adesso siamo stati gratificati da dichiarazioni ad altissimi livelli in Europa sulla responsabilità dello scoppio della Seconda guerra mondiale, cioè su quello che successe prima.

Queste responsabilità, secondo questi premurosi revisori, andrebbero ugualmente divise tra Germania e URSS. Usare la storia a proprio uso e consumo è una vecchia abitudine politica, lo fece anche Stalin. Ed è proprio a quest'ultimo che sembrano avvicinarsi molti “opinion makers' che scorazzano nelle istituzioni internazionali tipo OCSE. Come Stalin semplicemente si omette, si omette di citare “tutto il resto”: e così che nel nostro caso ci si dimentica della Conferenza di Monaco, dello smembramento della Cecoslovacchia che ne seguì, della cosiddetta “Strana Guerra”, quegli otto mesi in cui inglesi e francesi non mossero un dito per difendere il proprio alleato e prima vittima della guerra, la Polonia. Insomma tutto ciò che potrebbe far pensare in altra direzione.

Putin invitato in Polonia alle commemorazioni (60 anni dall'inizio della guerra) ha raccontato “tutto il resto” senza nascondere il male dei Patti Molotov – Ribbentrop. E poi si è rivolto ai polacchi, chiedendo loro di voltare pagina nei rapporti con la Russia. Non ha nascosto gli orrori commessi dal regime staliniano ai danni dei polacchi, ma ha proposto loro a modello l'attuale collaborazione Russia – Germania che, pur conservando la memoria del passato, sa guardare in avanti. Un'occasione storica per il proprio paese è stato definito il discorso di Putin dall'ex premier polacco Miller. Anche per questo lo proponiamo ai nostri lettori.

G.I

 

A lezione dalla Storia

 

(testo pubblicato nel giornale polacco “Gazeta Wyborcza”)

 

Quando il primo ministro della Polonia Donald Tusk mi ha indirizzato l'invito alle manifestazioni, dedicate all'inizio della Seconda guerra mondiale, l'ho accettato senza esitazioni. Semplicemente non potevo fare altrimenti. Perché questa guerra ha portato via la vita di 27 milioni di miei connazionali, ed in ogni famiglia russa è vivo il dolore per la perdita dei propri cari, e di generazione in generazione ci si trasmette l'orgoglio per la Grande Vittoria, per le imprese dei nonni, dei padri che hanno solcato le strade del fronte. Perché Russia e Polonia erano alleati in quella giusta battaglia. E' un dovere morale comune oggi dei vivi chinare la testa davanti ai caduti, davanti al coraggio e alla tenacia dei soldati di paesi diversi, che hanno combattuto e distrutto il nazismo.

 

La perfidia delle mezze verità

Il XX secolo ci ha lasciato ferite profonde ed ancora aperte – rivoluzioni, colpi di stato, due guerre mondiali, l'occupazione nazista di una grande parte dell'Europa e la tragedia dell'Olocausto, la spaccatura del continente secondo un principio ideologico. Ma nella memoria degli europei ci sono anche il maggio vittorioso del 1945, la Dichiarazione di Helsinki, la caduta del muro di Berlino, gli enormi mutamenti in chiave democratica nell'Unione Sovietica e nell'Europa dell'Est a cavallo degli anni '90.

Tutto ciò fa parte della nostra storia comune ed essa è inscindibile da noi. E non esiste giudice che possa emettere sul passato un verdetto assolutamente imparziale. Come non esiste paese che non abbia conosciuto pagine tragiche, bruschi stravolgimenti, decisioni governative lontane da elevati principi morali. Noi abbiamo il dovere di trarre degli insegnamenti dalla storia, se vogliamo avere un futuro di pace e serenità. Nel contempo è quanto mai dannoso e irresponsabile speculare sulla memoria, sezionare la storia per cercarvi motivi per reciproche accuse e pretese.

Le mezze verità sono sempre perfide. Le tragedie del passato, non comprese o comprese in modo falso ed ipocrita, conducono inevitabilmente all'apparire di nuove fobie storico-politiche che portano allo scontro governi e popoli. Esse influiscono sulla coscienza della collettività, plagiandola a favore di politici senza scrupoli.

[…] Assistiamo a tentativi di riscrivere la storia in funzione delle necessità dell'immediata congiuntura politica. In alcuni paesi si è andato oltre: si eroizzano i collaboratori dei nazisti, si pongono sullo stesso piano vittime e carnefici, liberatori e occupanti.

Artificiosamente si estrapolano singoli episodi dal loro sfondo storico comune, dal contesto politico-economico o militare-strategico. La situazione anteguerra in Europa si esamina in maniera frammentaria e al di fuori delle interconnessioni causa-effetto. E' sintomatico che chi si occupa di stravolgere la storia sono spesso coloro che usano il metro del doppio standard anche nella politica di oggi.

Ci si pone senza volerlo la domanda: quanto sono andati lontani questi costruttori di miti dagli autori del famigerato “Corso breve della storia” staliniano, nel quale si cancellavano nomi e fatti che non andavano a genio alla “guida di tutti i popoli”, dove si imponevano versioni stereotipate degli avvenimenti, interamente ideologizzate?

Allo stesso modo oggi ci chiedono, senza andare troppo per le spicciole, di riconoscere che la “molla” della Seconda guerra mondiale sia stata il patto sovietico-tedesco di non aggressione del 23 agosto 1939. Peccato che i paladini di questa presa di posizione non si pongano le domande elementari: gli accordi di Versailles che misero fine alla Prima guerra mondiale non hanno lasciato dietro di sé nessuna mina a scoppio ritardato? La principale delle quali non fu semplicemente la presa d'atto della sconfitta ma anche l'umiliazione della Germania. Conferenza di Monaco Forse che in Europa non si cominciò a stravolgere i confini molto prima del 1 settembre 1939? E forse non c'era stata l'Anschluss dell'Austria, non c'era stato lo smembramento della Cecoslovacchia allorquando non soltanto la Germania, ma anche l'Ungheria e la Polonia, presero parte di fatto alla ridistribuzione territoriale dell'Europa? Il giorno stesso della stipula dell'accordo di Monaco, la Polonia indirizzò alla Cecoslovacchia il suo di ultimatum ed insieme alle truppe tedesche entrò col suo esercito nelle regioni di Tešin e Fristad.

 

Le conseguenze delle politiche dietro le quinte

E forse si possono chiudere gli occhi di fronte ai tentativi dietro le quinte delle democrazie occidentali di “sganciarsi” da Hitler e di orientare la sua forza aggressiva verso Est? E di fronte al fatto che in maniera pianificata e con la connivenza di tutti furono smontate pezzo per pezzo le garanzie di sicurezza e i sistemi di limitazione degli armamenti che esistevano nell'Europa di allora?

Infine quale fu la conseguenza politico-militare della Conferenza di Monaco del 29 settembre 1938? Non fu allora che Hitler si convinse definitivamente che “tutto gli era permesso”, che Francia ed Inghilterra non avrebbero mosso un dito per difendere i propri alleati? “La strana guerra” sul fronte occidentale e il destino tragico della Polonia lasciata senza soccorso, mostrarono purtroppo che le sue speranze non erano vane.

Senza alcun dubbio si può condannare a pieno titolo il patto Molotov - Ribbentrop, stipulato nell'agosto del 1939. Ma proprio un anno prima Francia ed Inghilterra avevano sottoscritto a Monaco il noto accordo con Hitler che aveva distrutto ogni speranza di formare un fronte comune di lotta contro il fascismo.

Oggi noi comprendiamo come qualsiasi forma di accordo col regime nazista fosse inaccettabile dal punto di vista morale e non avesse nessuna prospettiva dal punto di vista della realizzazione pratica. Nel contempo nel contesto degli avvenimenti storici di quel tempo l'Unione Sovietica non solo era rimasta “uno contro uno” con la Germania, visto che i governi occidentali avevano rifiutato la proposta di un sistema collettivo di sicurezza, ma era anche sotto la minaccia di una guerra su due fronti – proprio nell'agosto del 1939 infatti aveva raggiunto l'apice il fuoco del conflitto con i giapponesi sul fiume Chalchin-Gol.

Rigettare la proposta della Germania di sottoscrivere un patto di non aggressione, in una situazione nella quale i potenziali alleati dell'URSS in Occidente erano già approdati ad analoghi accordi col regime nazista e non volevano collaborare con l'Unione Sovietica, scontrarsi in solitudine contro la potentissima macchina da guerra del nazismo fu considerato a pieno motivo dalla diplomazia sovietica del tempo quantomeno irragionevole.

Io credo che proprio la Conferenza di Monaco spinse verso la disgregazione gli alleati potenziali nella lotta al nazismo, suscitando tra essi sfiducia reciproca e sospetto. E, rivolgendo il nostro sguardo al passato, è necessario che tutti noi – ad Occidente e nell'Europa orientale – ricordiamo a quali tragedie conducano la viltà, la politica di gabinetto dietro le quinte, il mirare a preservare la propria sicurezza e i propri interessi nazionali a spese degli altri. Non ci può essere politica ragionevole, responsabile al di fuori dei limiti morali e del diritto.

Patto Molotov RibentropA mio parere l'aspetto etico della condotta politica è particolarmente importante. A questo riguardo ricordo che nel nostro paese il carattere amorale del patto Molotov-Ribbentrop è stato univocamente valutato in sede parlamentare. La stessa cosa non si può dire al momento a proposito di una serie di altri stati - sebbene anch'essi abbiano preso negli anni '30 decisioni discutibili.

Per i popoli dell'Unione Sovietica, della Polonia e di molti altri paesi, la Seconda guerra mondiale fu una guerra per la sopravvivenza, per il diritto ad avere una propria cultura, lingua, semplicemente per avere un futuro. Ricordiamo tutti coloro che presero parte a questa lotta insieme al popolo sovietico: i polacchi che primi si trovarono sulla strada dell'aggressore, che coraggiosamente difesero Varsavia e le postazioni di Westerplatte nel settembre del 1939, e che in seguito diedero battaglia nelle file dell'armata di Anders e dell'Esercito polacco, nei reparti dell'armata Krajowa e Ludowa; ricordiamo gli americani, gli inglesi, i francesi, i candesi, gli altri combattenti del Secondo Fronte che liberarono l'Europa Occidentale. Ricordiamo i tedeschi che a rischio delle repressioni, si contrapposero al regime hitleriano.

La costituzione della coalizione antihitleriana è senza esagerazioni il punto di svolta nella storia del XX secolo, uno dei più grossi che hanno determinato il corso degli eventi nel secolo passato... E oggi, quando siamo accomunati dagli stessi valori, abbiamo semplicemente il dovere di far uso di questa esperienza di cooperazione per contrastare efficacemente le comuni sfide e minacce, per allargare lo spazio globale della collaborazione, per cancellare tali anacronismi quali le linee di demarcazione, qualunque sia il carattere che esse abbiano.

[…] E tuttavia si può affermare che l'Europa e il mondo nel suo complesso si muovano verso la ricerca di una maggiore sicurezza per tutti, verso la comprensione dell'importanza del lavoro comune, verso la collaborazione, e non verso il moltiplicarsi dei motivi di discordia.

 

Il futuro che abbiamo davanti

La storica rappacificazione del dopoguerra tra Francia e Germania aprì la strada alla creazione dell'Unione Europea. A sua volta, la saggezza e la generosità dei popoli russo e tedesco, la lungimiranza dei governanti dei due stati ha permesso di fare un passo decisivo verso la costruzione di una Grande Europa. La cooperazione Russia-Germania è diventata esempio del sapersi venire incontro, del puntare sul futuro, conservando il ricordo del passato. Sono certo che le relazioni russo-polacche presto o tardi raggiungeranno un livello altrettanto alto, di vero partenariato. Tutto ciò nell'interesse dei nostri popoli e di tutto il continente europeo.

Siamo profondamente grati per il fatto che in Polonia, nel cui territorio riposano più di 600 mila soldati dell'Armata Rossa, che hanno dato la vita per la sua liberazione, ci si volga con cura e rispetto nei confronti delle tombe dei nostri caduti. Credete, queste parole non sono un tributo al protocollo, ma sono sincere e provengono dal cuore.

Il popolo della Russia, il cui destino è stato segnato da un regime totalitario, comprende bene i sentimenti di astio dei polacchi legati a Katin', dove giacciono migliaia di militari polacchi. Insieme dobbiamo conservare il ricordo delle vittime di questo delitto.

I memoriali di “Katin'” e “Mednoe”, come anche il tragico destino dei soldati russi detenuti nelle prigioni polacche durante la guerra del 1920, devono diventare il simbolo del dolore comune e del reciproco perdono.

Le ombre del passato non possono più offuscare l'oggi, e ancor di più il domani della collaborazione tra Russia e Polonia. E' un nostro dovere di fronte a coloro che non ci sono più, di fronte alla storia stessa, far di tutto perché le relazioni russo-polacche siano liberate dal peso della sfiducia e del pregiudizio che ci è stato lasciato in eredità. Voltare pagina e cominciare a scriverne una nuova.

Oggi, mentre ricordiamo il primo giorno della Seconda guerra mondiale, i nostri pensieri si volgono anche all'ultimo giorno – il giorno della Vittoria. Noi insieme prendemmo parte a quella battaglia per il futuro dell'umanità. E dipende solo da noi che tutto ciò che c'è di migliore e di buono e che lega i popoli di Russia e Polonia, si arricchisca di nuove opere e di moltiplichi in questo XXI secolo.

E' importante che oggi nelle relazioni russo-polacche inizi a farsi vedere proprio questa logica creativa. Dopo una pausa ingiustificatamente tirata per le lunghe si sono riattivati i meccanismi del dialogo bilaterale. Sia a livello governativo sia su quello sociale. Crescono i contatti interregionali, si diffondono gli scambi culturali, formativi e altri umanitari.

Un successo è stato il 2008 per le relazioni economico-commerciali dei nostri paesi: il volume di scambio è aumentato di una volta e mezza. […] In breve davanti alla Russia e alla Polonia si schiudono delle prospettive molto promettenti per un lavoro in partenariato, per l'edificazione di relazioni degne di due grandi nazioni europee.

Per concludere vorrei trasmettere a tutti i polacchi, ed in primo luogo ai veterani della Seconda guerra mondiale, i più calorosi auguri di pace, serenità e prosperità.

Vladimir Putin

 

[traduzione di Giuseppe Iannello]

 

 

Versione integrale in lingua russa

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 21 Novembre 2009 14:38
 
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