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LA PRINCIPESSA STREGATA - 2 |
Così
disse la principessa, lo saluto e se ne andò; Ivan figlio del mercante si mise
a bere e a spassarsela, ma appena scoccò la mezzanotte si sdraiò nel posto
indicato. Di colpo si scatenò la tempesta, echeggiarono scoppi e tuoni, i muri
sembravano voler crollare da un momento all’altro e sprofondare all’inferno;
nella stanza fecero irruzione mille diavoli che si misero a urlare, strepitare,
a scatenarsi nelle danze e appena videro 1’ospite cominciarono a inveire
contro di lui in tutti i modi. Da qualunque parte si girasse, saltava fuori il
suo sergente maggiore che gli gridava: “Ehi, Ivan figlio del mercante! Cosa
credevi? Lo sappiamo che sei un disertore! Vattene al piu presto, altrimenti sarà
peggio per te”.Dietro i1 sergente maggiore arrivava di corsa il comandante
della compagnia, dietro di lui il comandante di battaglione, dietro ancora
quello del reggimento: “Che ci fai qui, vigliacco? E’ chiaro che volevi squagliartela dai ranghi! Su, portatemi le verghe
fresche!”. I diavoli si diedero da fare e trascinarono in gran fretta montagne
intere di verghe, ma Ivan figlio del mercante non faceva una piega, restava
sdraiato in silenzio. “Ah, farabutto!” esclamò il comandante del
reggimento. “Se le verghe non gli
fanno paura, deve aver visto ben altro, durante il servizio! Mandatemi subito un
plotone di soldati con i fucili carichi, bisogna sparare a questa canaglia!”
Apparve un plotone di soldati, come spuntato da terra; risuonò 1’ordine, i
soldati presero la mira e stavano già per sparare, quando il gallo si mise a
cantare e tutto scomparve in un baleno: soldati, comandanti, verghe.

Il
giorno seguente arrivò a palazzo la principessa era già diventata bianca dalla
testa al petto e, insieme a lei, i servi e i cavalli. “Grazie., soldato!”
disse la principessa. “Hai visto cose terribili, ma ne vedrai di peggiori.
Resisti, per favore, altre due notti e io ti renderò felice.” Mangiarono,
bevvero, si divertirono; poi la principessa se ne andò e Ivan. figlio del
mercante si sdraiò al solito posto. A mezzanotte si scatenò di nuovo la
tempesta, scoppi, tuoni; arrivarono urlando i
diavoli, si scatenarono nelle loro danze. “Ehi, fratelli, quel soldato
è ancora qua!” gridò un piccolo diavolo zoppo e con un occhio solo “guardate
come se ne sta lì stravaccato! Vorresti, per caso, cacciarci di casa? Ora vado
a dirlo al nonnino.” Ma ci pensò il nonnino stesso a chiamarli, ordinò ai
suoi servi di portare un'intera fucina e di arroventare le mazze di ferro:
“Ecco, con quelle mazze entrategli fin nelle ossa, cosicchè impari cosa vuol
dire andare in casa altrui!”. I diavoli però non fecero in tempo ad allestire
la fucina che i galli si misero a cantare e tutto scomparve in un baleno.
Il terzo giorno la principessa arrivò a
palazzo, Ivan la guardò e rimase di stucco: sia lei che i
servi e i cavalli erano diventati
bianchi fino alle ginocchia. “Grazie soldato, per il leale servigio che mi hai
reso; il Signore ti ricompenserà.” “Per ora sono sano e salvo, Maestà!”
“Beh, cerca di farcela anche 1’ultima notte; eccoti un pellicciotto,
indossalo, altrimenti i diavoli ti graffieranno con le unghie... Questa volta
saranno terribilmente cattivi!” Si sedettero poi insieme a tavola, mangiarono,
bevvero, si divertirono; quindi la principessa salutò e andò via, mentre Ivan
figlio del mercante si mise addosso il pellicciotto, si fece il segno della
croce e si sdraiò al suo solito posto. Scoccò la mezzanotte, si scatenò la
tempesta, scoppi, tuoni, tutto il palazzo tremò; arrivarono di corsa i diavoli,
una quantità indescrivibile e ce n’erano di tutti i tipi: zoppi, storti e
quant’altri. Si scagliarono contro Ivan figlio del mercante: “Prendete il
vigliacco! Acciuffatelo, trascinatelo!”. E giù a graffiarlo con le unghie:
uno lo afferrava, l’altro lo tirava, ma le unghie non attraversavano mai il
pellicciotto! “No, fratelli! Con lui non c’è niente da fare; prendiamo
piuttosto suo padre e sua madre e scortichiamoli vivi!” In quello stesso
istante trascinarono due tipi identici ai genitori di Ivan e si misero a
graffiarli con le unghie; quelli piangevano: “Ivan, figliolo caro! Abbi pietà,
togliti di lì; per colpa tua ci scorticheranno vivi”. Ma Ivan figlio del
mercante, restava sdraiato, senza muoversi, senza dir nulla. A quel punto
cantarono i galli e tutto svanì di colpo, come non ci fosse mai stato. A1
mattino arrivò la principessa: i cavalli erano tutti bianchi, così i servi e
lei stessa era tutta bianca a cosi bella che è impossibile immaginare qualcosa
di più bello: si vedeva scorrere il midollo da un ossicino all’ altro.

“Ne
hai visti di orrori, - disse la principessa a Ivan - ma ora è tutto finito.
Grazie per il tuo servigio ed ora andiamocene di qua.” “No, principessa! -
rispose Ivan figlio del mercante - dobbiamo prima riposarci un paio d’ore.” “Ma che dici! Se ti riposi, sarai perduto”.
Uscirono dal palazzo e si misero in cammino. Allontanatisi un po’, la
principessa disse: “Buon giovine, guarda un po' cos’è successo dietro!”.
Ivan guardò e del palazzo non c’era più traccia, era sprofondato sotto terra
e, al suo posto, bruciava una fiamma. “Così saremmo sprofondati anche noi, se
avessimo indugiato!” disse la principessa e gli diede un borsellino. “Tieni!
Questo non è un borsellino qualunque, quando avrai bisogno di soldi, bastera
che to la agiti e subito scenderanno tutte le monete che vorrai. Ora vai, paga
il conto a1 locandiere a poi raggiungimi nell' isola tal dei tali, ti aspetterò
in chiesa. Assisteremo alla funzione e ci sposeremo:.tu sarai mio marito e io
tua moglie. Ma bada di non arrivare in ritardo; se non arriverai oggi, ti
aspetterò domani, se non domani ti aspettero il terzo giorno, ma se mancherai
al terzo, non mi vedrai più.
E così si lasciarono; la principessa andò da una parte e Ivan figlio del
mercante dall' altra. Arrivò alla locanda, agitò il suo borsellino davanti al
padrone e, da lì, cominciò a scendere oro: “Ebbene, fratello? Tu pensavi: il
soldato non ha soldi, e così posso sfruttarlo per tre anni; e invece ti sei
sbagliato! Fai il conto di quello che ti devo!”. Gli diede trecento rubli, poi
montò a cavallo e partì per il luogo che gli era stato indicato. “Che
prodigio è mai questo? Dove ha preso tutti quei soldi?" pensò la
locandiera; corse a guardare i suoi libri magici e vide che egli aveva liberato
la principessa stregata e che lei gli aveva regalato il borsellino dove c'erano
sempre soldi. Chiamò immediatamente un garzone, lo mandò nel campo a pascolare
le mucche e gli diede una mela stregata: “Verrà un soldato, ti chiederà da
bere; tu digli: di acqua non ce n’è, ma eccoti una mela succosa!” .
Il
garzone portò le mucche al pascolo; era appena arrivato sul posto, quando gli
si avvicinò Ivan figlio del mercante: “Ehi, fratello, disse, non avresti un
po' d'acqua? Ho una sete terribile!”. No, soldato, da queste parti non c’è
acqua; però ho una mela succosa, se la vuoi, prendila, ti rinfrescherà!”
Ivan figlio del mercante prese la mela, la mangiò e cadde in un sonno
profondo; dormì per tre giorni di seguito. Invano la principessa lo aspettò
quei tre giorni: “Si vede che non sono destinata a diventare sua moglie!”.
Sospirò, salì in carrozza e partì; vide un garzone che pascolava le mucche:
“Pastorello, pastorello, non hai visto, per caso, un buon giovine, un soldato
russo?”. “Si, è lì che dorme da tre giorni sotto la quercia.”
La
principessa guardò e vide che era proprio lui. Si mise a scuoterlo, cercò di
svegliarlo, ma per quanto facesse, non riuscì a destarlo. Prese allora un
foglio di carta, una matita e scrisse questo messaggio: “Se non andrai al tal
traghetto, non raggiungerai mai 1'ultimo dei reami e non potrai più diventare
mio marito!”. Gli mise in tasca il biglietto, lo baciò mentre dormiva, pianse
lacrime amare e se ne andò lontano lontano; sparì così com’era comparsa.

Ivan
si svegliò la sera tardi e non sapeva che fare. Il ragazzo cominciò a
raccontare: “E’ stata qua una bella fanciulla, tutta elegante. Ha cercato in
tutti i modi di svegliarti, ma non ci è riuscita, allora ti ha scritto un
biglietto e te lo ha messo in tasca; poi è salita in carrozza ed è sparita.”
Ivan figlio del mercante pregò Iddio, s’inchinò ai quattro angoli e galoppò
verso il traghetto.
Galoppa,
galoppa, arrivò al traghetto e gridò ai barcaioli: “Ehi, fratelli!
Traghettatemi dall'altra parte il piu presto possibile; vi pago anticipato!”
Tirò fuori il borsellino, cominciò a scuoterlo e riempì tutta la barca di
monete d’oro. I barcaioli rimasero esterrefatti! “ Dove devi andare,
soldato?” “Nell’ultimo dei reami.” “Beh, fratello, se prendi la
strada curva ci impieghi tre anni, se prendi la strada diritta, tre ore; solo
che un passaggio diritto non c’è!” “Cosa devo fare allora?” “Il
nostro consiglio è questo: di solito passa di quà l’Uccello-Grifone,
grande come una montagna, prende le carogne che ci sono e le porta sull’altra
riva. Allora tu taglia la pancia al tuo cavallo, puliscila, lavala e noi, poi,
ti cuciamo dentro. L'Uccello-Grifone prenderà la carogna, la porterà
nell’ultimo dei reami e la butterà ai suoi figli; tu, a quel punto, uscirai
dalla pancia del cavallo e te ne andrai dove vorrai.”
Ivan
figlio del mercante taglio la testa al suo cavallo, gli aprì la pancia, la pulì
e ci si infilò; i barcaioli la ricucirono e poi andarono a nascondersi.
Improvvisamente arrivò l’Uccello-Grifone, grande come una montagna, afferrò
la carogna, la trasportò nell’ultimo dei reami e la gettò ai suoi figli, poi volò via a cercare altre prede. Ivan scucì la pancia del
cavallo, sgusciò fuori e andò dal re a offrirgli i suoi servigi. Ora, in quel
reame, l'Uccello‑Grifone procurava molti guai, ogni santo giorno bisognava
offrirgli un uomo da mangiare, tanto che alla fine il regno si era quasi
spopolato.
Pensa e ripensa, il re non sapeva come sistemare quello straniero. Alla fine ordinò che fosse
offerto, come cibo, all’uccello cattivo. Le guardie del re lo presero e lo
condussero in giardino, lo sistemarono accanto a un melo e gli dissero: “Fai
la guardia a che non sparisca una sola mela!”. Ivan figlio del mercante rimase
lì a far la guardia; improvvisamente arrivò l’Uccello‑Grifone,
grande come una montagna. “Salve, buon giovine! Non sapevo che c'eri anche tu
dentro la pancia del cavallo, altrimenti ti avrei già mangiato da un pezzo.”
“Lo sa Iddio se mi avresti mangiato oppure no!”
L' uccello spalancò il becco cosicchè la parte inferiore toccò terra e
l’altra toccò il tetto e si
preparò a mangiare il buon giovine. Ivan figlio del mercante prese la baionetta
e inchiodò pesantemente all'umida terra la parte inferiore, poi prese
l’accetta e cominciò a colpire l’Uccello‑Grifone dove capitava.
“Oh, buon giovine, disse
l’Uccello,non
colpirmi, io ti far diventare un eroe, prendi la boccetta che è sotto la mia
ala sinistra, bevi quello che c’è dentro e vedrai!”
Ivan
figlio del mercante prese la boccetta, bevve, sentì crescere in sè una
grande forza e si scagliò contro 1’uccello con impeto ancora maggiore: giù
botte da orbi! “Ah, buon giovine,
non colpirmi; ti darò un’altra boccetta miracolosa, quella sotto 1’ala
destra.” Ivan figlio del mercante bevve anche l’altra boccetta, sentì in sè
una
forza ancora maggiore e non smetteva mai di menar colpi. “Ah, buon giovine,
non colpirmi, io ti porterò fortuna: ci sono in un posto dei prati verdi, su
quei prati crescono tre alte querce, sotto quelle querce ci sono delle porte di
ghisa, dietro quelle porte ci sono tre valorosi cavalli; verrà il momento in
cui ti saranno utili!” Ivan figlio del mercante ascoltò l’uccello, però
non smise di colpirlo; finì che lo fece in mille pezzi e li riunì in un gran
mucchio.
Al
mattino il re fece chiamare il generale di guardia e gli disse: “Va’ e
ordina di raccogliere le ossa di Ivan figlio del mercante; sebbene si tratti di
uno straniero, non è bello lasciare sparse senza sepoltura, delle ossa
umane!” Il generate di guardia corse in giardino, guardò e vide che Ivan era
vivo, mentre l’Uccello-Grifone era ridotto in mille pezzi; riferì tutto
quanto al re. Il re se ne rallegrò assai, lodò Ivan e gli diede una lettera
scritta di suo pugno, con la quale gli dava il permesso di girare liberamente
per tutto il regno, di mangiare e bere gratuitamente in tutte le locande e le
osterie.
Quando
ebbe in mano
questo permesso Ivan figlio del mercante si recò nella più ricca delle
locande, si scolò tre catini di vino, divorò tre pagnotte, mezzo bue, poi tornò
alla scuderia del re e si coricò. Visse lì, nella scuderia per tre anni di
fila; poi comparve la principessa, che aveva preso la strada curva. Il padre,
felice,le chiese: “Chi ti ha salvato da un amaro destino, figlia mia
amata?”. “E’ stato un
soldato, figlio di mercanti.” “Ma è venuto qua e mi ha reso anche un
grande
servigio, ha ucciso l’Uccello-Grifone!”
Perchè farla tanto lunga? Ivan figlio del mercante sposò la
principessa, diedero un gran banchetto; se ne stettero, se la godettero e a me
nulla dettero.

Ma poco dopo arrivò al re una lettera del drago a tre teste che diceva: “Se non mi darai tua figlia, brucerò tutto il tuo regno e ne spargerò le ceneri.” Il re s’intristì, ma Ivan figlio del mercante andò a scolarsi tre catini di vino, a mangiarsi tre pagnotte, mezzo bue, poi corse ai verdi prati, sollevò la porta di ghisa, tirò fuori un cavallo valoroso, cinse la spada tagliente, prese la mazza da combattimento, montò sul cavallo e partì per la battaglia. “Ehi, buon giovine,disse il drago, cosa ti credi? Io ti prendo su una mano, ti schiaccio con l’altra e di te non rimarrà che un’umida polpetta!” “Non vantarti, raccomandati piuttosto a Dio!” rispose Ivan; agitò la spada tagliente e, in un solo colpo, gli tranciò tutte e tre le teste. Poi vinse il drago a sei teste e poi anche quello a dodici teste e per la sua forza e il suo valore divenne celebre su tutta la terra.