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C'era una volta . . . |
a cura di Maurizio Lo Passo

C'era una volta . . . tutte le favole cominciano così, in ogni paese e per ogni bambino, e ci rimandano con la fantasia ad un magico tempo che fu.
Probabilmente proprio nelle favole si nasconde l'immaginario primordiale di una nazione, libero dalle catene dei riferimenti alla realtà, quindi istintivo e leggero, perfino crudele, ma sempre con lo sguardo innocente ed incantato dei bambini. Se in Cappuccetto Rosso il cacciatore uccide il lupo, ed anche la strega di Biancaneve fa una brutta fine, nelle fiabe russe le matrigne crudeli, i fratelli cattivi e tutti i malvagi in genere vengono eliminati senza starci lì troppo a pensare, ma sempre per la felicità dell'eroe o dell'eroina di turno, proiezione del bimbo che le ascolta. E la fantasia se ne va a briglia sciolta ed attraversa una Russia ancestrale, fra le isbe con la "babuska" e la stufa, la Baba Jaga e le oche-cigno, le ragazze da marito che temono di abbronzarsi e di dimagrire (a qualcuno questo può sembrare un paradosso!) e lo zar che immancabilmente le sposa, e tutti vissero felici e contenti.
Immergiamo dunque in questo mondo incantato, nei suoi colori e nelle sue emozioni, un mondo di fiabe che c'era una volta . . . e forse c'è ancora.
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La conta per tre
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